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Interviste

OH!PILOT ci invita a ballare in ogni circostanza con il suono EP

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Brace Brace è il il nuovo EP di OH!PILOT, cantautore italo/parigino, al secolo Roberto Cicogna, che ci presenta il suo nuovo progetto musicale. Dopo le good vibes di Okness, il suo ep d’esordio, Oh!Pilot ritorna con questo EP, pubblicato dall’etichetta francese Aaki, dove alle chitarre folk, Roberto aggiunge potenti riff di chitarra elettrica, sintetizzatori e batterie molto più audaci. Oh!Pilot è un’artista a 360° gradi: attore, regista e musicista. La musica è il filo che tiene unite e lega tutte le sue passioni, dalla recitazione alla regia al montaggio di corti e ai video musicali. Milanese di origine ma adottato da Parigi da più di 10 anni ha nei suoi brani delle influenze folk che in questo EP ci invitano a ballare. L’uscita dell’Ep, infatti, è accompagnata da un singolo, LOL Parade (Moon in Pisces), il cui video è un musical colorato, intriso di leggerezza, girato per le strade di Parigi, un invito a liberarsi e ballare in ogni circostanza.

Brace Brace è il tuo nuovo EP, un progetto un po’ diverso dal tuo album precedente ma sono passati diversi anni ed una pandemia. Come è cambiata la tua musica?
 Credo che nel corso degli anni la mia musica sia inevitabilmente e semplicemente maturata insieme a me. Okness, il mio disco precedente, é un disco molto più semplice e naif dove ho cercato di impormi un certo tipo di mood e atmosfera volutamente positivi. In Brace Brace invece non ho cercato in anticipo un’effetto. Ho potuto collaborare con molti più musicisti e ho lavorato molto di più in pre-produzione, da solo o insieme a Lorenzo Cela, produttore di alcuni dei brani, prima di passare al lavoro in studio. Mi é capitato addirittura di escludere alcuni brani dalla Track List finale. Credo sia un Ep più completo, fuori dalla comfort zone dell’ home made (che comunque apprezzo, sia chiaro).

 LOL Parade (Moon in Pisces) è il singolo che accompagna il tuo EP il cui video è girato per le strade di Parigi e fa venire una gran voglia di ballare. È stato difficile rinunciare, in questo momento così complesso per il mondo, alla musica e al ballo vissuti in libertà?
E’stato difficile rinunciare a tutti gli aspetti della socialità in questi ultimi anni. Ovviamente la musica e il mondo dello spettacolo sono realtà che esistono in questo contesto (quello dell’incontro e della condivisione) e che quindi stanno rischiando molto, e non c’é live streaming che tenga.

Parlami del video di “Brace Brace” il brano che dà il titolo all’album. È molto particolare.
Con Brace Brace cercavo un concetto semplice che ci permettesse di rendere la dinamicità e il ritmo della canzone, senza tuttavia girare il classico video dell’estate, poiché la canzone non é una canzone allegra, nonostante sia up tempo. Ho avuto la grande fortuna di collaborare con il duo Di-Al (Alice Gatti e Diego Indraccolo) che hanno sviluppato la mia idea iniziale rendendola ancora più efficace e originale e realizzando un bellissimo video. E così un semplice giretto in bici si é trasformato in un’odissea nello spazio. Quello che ci voleva dopo un periodo chiusi in casa.

Milanese e parigino d’adozione ma la lingua che usi principalmente per esprimerti in musica è l’inglese. È una scelta stilistica o una necessità d’espressione?
L’inglese é un retaggio culturale che deriva dalle mie influenze e ascolti adolescenziali, dai Nirvana ai Beatles etc. Negli anni ho lavorato molto sulla lingua inglese e sulla scrittura. Ho studiato lingue all’università e vissuto in Scozia prima di andare a Parigi. E’ tutt’ora qualcosa che sto perfezionando. L’anno scorso però, durante il primo lock down, ho scritto tanti pezzi in italiano, forse per nostalgia, forse perché ero solo, a Parigi, e non potevo tornare a Milano. Devo dire che scrivere nella propria lingua é un’altra cosa ed é difficile provare le stesse emozioni quando scrivo in inglese. Il francese é la mia seconda lingua dopo l’italiano. É una lingua bellissima, la mia lingua d’adozione, arriverà presto il bisogno di impiegarla nella musica.

Come riesci a legare tutte le passioni che ti porti dentro?
In questo momento sto pensando quasi solo alla musica. Cerco di mescolare le mie passioni il più possibile, per esempio partecipando ai miei clip in prima persona e quando scrivo una canzone spesso nella mia testa compaiono immagini e sequenze molto vicine al linguaggio cinematografico. Una delle cose che fui portato a fare fin dall’inizio é stata il montaggio video. Da musicista credo che il montaggio venga abbastanza naturale poiché si basa inevitabilmente su ritmo, continuità o rottura dell’azione, come una canzone.

La musica è, comunque, l’arte che ti lascia più libero di esprimerti o riesci a mantenere la stessa libertà in tutto ciò che fai?
Ho cominciato recentemente a scrivere in italiano e credo di essermi sentito molto più libero di quando scrivo in inglese. Mi sembra di permettermi più cose e più registri. Non credo tuttavia di sentirmi più libero nella musica rispetto ad altri campi. Semplicemente una canzone si scrive in maniera più immediata che un film. Una canzone é più facile, più diretta e puoi anche farla da solo. Un film no.

Che tipo di rapporto ti piace avere con il tuo pubblico live?
Mi piace suonare e vedere che il pubblico partecipa ovviamente. Devo dire che mi piacciono molto i silenzi. Ovviamente ci sono silenzi e silenzi. Parlo di quelli carichi di attenzione e concentrazione da parte del pubblico. Quel tipo di silenzio lo percepisci subito ed é piacevole. E’puro ascolto. Poi mi piace quando la gente balla. Suonando molto nei bar ho dovuto abituarmi anche ad esibirmi in situazioni dove malgrado i miei sforzi alcune persone continuavano a parlare fra loro senza prestare attenzione alla musica o senza fare attenzione a tenere un volume di voce abbastanza basso. E’ difficile rimanere concentrati in quelle situazioni e continuare, però credo sia stata un’ottima scuola.

Da dove nasce il tuo nome d’arte?
Dopo qualche anno a Parigi ho ricominciato ad esibirmi nei bar, suonando le mie composizioni accompagnato da Colin Buffet, eravamo un duo e ci chiamavamo Co-Pilots, perché eravamo sempre insieme. Poi la nostra collaborazione é continuata diversamente e Co-Pilots é diventato all’improvviso un progetto solista. Volevo mantenere un nome che mi ricordasse come fosse cominciata quest’avventura: Oh!Pilot.

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pic by Agnese Carbone

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