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Interviste

Mutonia, fuckin’ rock puro e nessun piano B

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Mutonia, voce, chitarra, basso e batteria, sound graffiante, atteggiamento sfrontatamente scazzato alternato con esplosioni di pura energia, rock puro, asciutto senza fronzoli, nessun compromesso e occhiali a forma di cuore. Questi sono gli ingradienti di una ricetta pericolosa, potenzialmente distruttiva e, ci auguriamo, di gran successo. Questi sono i Mutonia, un’altra perla nella collezione delle band passate sotto le grinfie di Manuel Agnelli al tavolo di XFactor nelle edizione 2021.

Band e giudice hanno sfidato regole e ipocrisie del gioco, portando una dimensione squisitamente live nella sua forma più cruda e dissacrante. Il grande pubblico è stato travolto da un singolo di indiscussa potenza, “Rebel“, che ha segnato il loro passaggio nel talent, l’allargamento della loro storica fanbase, la Mutonia Fuckin’ Family, e li ha visti anche diventare immagine della playlist Rock Italia di Spotify.

I Mutonia sono Prostin/Matteo De Prosperis (chitarra/voce), Fabbio/Fabio Teragnoli (basso/synth) e Mr. Taco/Lorenzo Riccobene (batteria).
La band si forma nel 2009 a Ceprano (FR). Ha all’attivo 7 album, due dei quali live session. L’ultimo lavoro in studio è “Radio EP”, rilasciato a dicembre 2019. Uno dei singoli estratti dall’album, “Nervous Breakdown”, è il brano che ha consentito alla band di entrare in gara a XFactor 2021.
L’ultimo singolo edito è “Rebel”, prodotto da Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo.

Ciao Matteo! ome va? Come stai? Come sta andando questo periodo?
Bene dai alla fine è pieno  di impegni, abbiamo un sacco di cose da fare a proposito di booking, etichette. Pienone assurdo!

In questa edizione di X Factor, fin dall’inizio sei stato uno dei più attivi sui social, quindi mi sembra che ti sia abituato molto bene a questa sovraesposizione.
Si è vero, comunque noi siamo sempre molto attivi sui social con i nostri fan; se li si sa usare nel modo giusto ci si diverte anche. E a proposito di quello che hai detto, direi di si: o ci siamo abituati molto bene o non ci stiamo ancora rendendo conto di quello che ci è capitato! (ride)

Oltre agli impegni sull’agenda, c’è qualche altro cambiamento che vi ha fatto toccare con mano l’aumento di popolarità? Sia in positivo che in negativo, ovviamente.
In negativo non mi pare e se c’è non ce ne siamo accorti, abbiamo visto e stiamo vedendo sempre e solo il positivo di tutta questa esperienza. Ci sono tante cose, il fatto che tanti italiani si sono accorti di noi perché abbiamo avuto una grande esposizione nel programma, e quindi si sono create bellissime fanpage, abbiamo conosciuto gente che rivedremo nei live. Siamo contentissimi di questo perché sono quasi 12 anni che suoniamo e, tassello dopo tassello, abbiamo cercato di costruire qualcosa e stiamo finalmente vedendo i risultati di tanto duro lavoro.

Hai accennato ad una lunga gavetta. In questi 12 anni, a parte l’esposizione mediatica, cosa pensi sia mancato per farvi emergere? Perché a me sembra che siate molto bravi, quindi in un mondo giusto qualcuno vi doveva notare anche senza X Factor!
Innanzitutto ti ringrazio per le tue parole! Beh ci sono tanti fattori come sicuramente sai meglio di me, il periodo storico sicuramente adesso sta influendo molto con il ritorno di moda del rock e di molte delle sua correnti più in voga negli anni passati; poi quello che io calcolo di meno ma che comunque ha il suo perché è il fattore investimenti. Nel corso degli anni passati sicuramente non abbiamo avuto tutte le possibilità economiche che stiamo avendo ora per spingere e promuovere il progetto come doveva. Tanti dicevano “voi spaccate un botto” però per un disco, un’agenzia di booking, il tour, le date e tutto quello che c’è dietro bisogna anticipare un sacco di soldi che prima non avevamo o nessuno correva il rischio di investire per noi.

X Factor negli ultimi 3-4 anni ha sicuramente cambiato rotta e ha smesso di essere una trasmissione in cerca di una pop star, aprendosi a generi e personalità molto variegate.
Si, sicuramente. Sicuramente Baltimora è più simile ad una pop star rispetto a noi, ma lui mi piace molto, lavora un sacco e se lo merita davvero. È un amico.

In questa edizione moltissimi di voi stanno già lavorando ad un tour e hanno un disco in uscita.
Infatti noi siamo contentissimi perché chiaramente veniamo da un passato underground, senza spazi per interviste, promozione, date e tutto il resto. Molti dei ragazzi hanno già annunciato date e siamo contentissimi anche per loro. Siamo contenti per tutti perché l’importante è suonare e che ci siano concerti. Più ce ne sono meglio è. La musica manca tanto in questo periodo, soprattutto quella suonata per davvero, come dice Manuel, quindi è una figata!

A proposito del vostro giudice, non mi sembra sia stato subito amore a prima vista con voi. Avete dovuto convincerlo, o sbaglio?
Si esatto! Con Manuel alla prima audition non è andata benissimo, non era convintissimo dal nostro sound. Lui aveva intuito che potevamo fare di più e quello che avevamo portato non era il nostro massimo. Andando avanti gli abbiamo dimostrato quello che sapevamo fare e quello che valiamo; sicuramente ci siamo molto affidati e siamo andati verso quello che lui senza ribellarci. CI siamo ovviamente fidati e affidati alla sua esperienza e ci siamo detti “siamo in ballo balliamo”. Secondo me il punto di svolta è stata la cover di Adele; quel brano era molto figo ed è stato bello lavorarci su!

I telespettatori vedono il risultato finale e sicuramente non si immaginano la mole di lavoro e di stress a cui i concorrenti sono sottoposti. Immagino che ci siano dei momenti in cui anche il più motivato arriva a vacillare.
Si abbiamo visto delle scene assurde e il fattore psicologico gioca un ruolo fondamentale. Tu stai li al chiuso, magari non esci mai all’aria aperta se non per andare in teatro e poi ci stanno situazioni in cui magari vuoi 5 minuti per te e invece devi fare delle cose, magari stai male e devi fare delle interviste quindi chiaramente uno porta pazienza finchè riesce e poi arriva il punto in cui ti devi sfogare in qualche modo.

Adesso che siete all’inizio ci sarà sicuramente tanta euforia, ma c’è anche qualcosa che ti spaventa? Soprattutto dato il periodo COVID che rende tutto più insicuro.
Io non riservo troppo spazio per l’euforia, però sicuramente siamo più che altro occupati a pensare come mettere su l’esibizione live, la messa in scena dal vivo. Speriamo ci sia tanta gente! Dobbiamo anche andare in studio per registrare i brani che abbiamo portato come cover e qualche inedito in più. La cosa fondamentale che sicuramente mi sta agitando di più è il nuovo album. Ci saranno nuovi brani in italiano perché con Manuel se ne è parlato tanto, aveva sentito qualche brano in italiano ed era rimasto contento. Questa è la cosa più importante: scrivere nuovi brani in italiano, registrarli, studiarne la messa in scena per i live e ultimare il tutto. Siamo contentissimi che tutto questo stia succedendo però come dice lo zio Ben di Spider-Man “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”!

Mi hai anticipato la domanda, quindi continuerete a lavorare con questa cosa dell’italiano, vi era del tutto estranea?
Allora praticamente il nostro primo disco è stato nel 2011 in italiano registrato dal vivo in un garage, non è mai uscito, era composto da 10 brani. Poi ci siamo spostati sull’inglese perché fondamentalmente mi è sempre piaciuto, poi ho vissuto anche all’estero per un periodo quindi me la sono goduta. È una lingua fantastica! Ora ho ricominciato a scrivere in italiano dopo 10 anni dall’ultima volta che ci avevo provato. Manuel ci ha fatto ragionare sull’importanza di essere compresi a pieno da chi ci ascolta, durante la trasmissione abbiamo avuto modo di sperimentare e provare, abbiamo visto che funzioniamo bene e ci siamo convinti a tentare questa strada.

Quest’anno siete stati sicuramente una delle band dalle performance più rock e trasgressive. Durante questa edizione si è assistito all’ascesa impressionante dei Måneskin nello star system internazionale. Questa cosa vi ha fatto sognare un po’ di più in grande?
È innegabile che i Måneskin abbiano fatto accendere i riflettori sul rock italiano sia a livello internazionale, ma anche nel nostro Paese. La considerazione verso la band – loro sono fantastici – si è trasformata in nuova considerazione verso il rock come genere musicale tra i giovani italiani. Detto questo io mi rendo conto che dopo la prima audition posso essere sembrato come quello che voleva copiare Damiano, ma, che ci si creda o no, io vivevo nel mio mondo e non conoscevo ancora nulla dei Måneskin. Poi ovviamente noi siamo andati avanti nel nostro percorso e loro sono diventati sempre più famosi, ma io e Damiano siamo due persone molto diverse e le nostre band lo sono altrettanto. Quindi il confronto diretto con loro non lo abbiamo mai fatto, ma certo sarei stupido a dire che non ci farebbe piacere se andasse così bene anche a noi.

Immagino che anche a te piacerebbe esibirti all’estero.
In realtà noi ci siamo già interfacciati con un pubblico internazionale se ci metti in mezzo le mie esibizioni davanti alla stazione ferroviaria a Sydney e alcune nostre registrazioni sono state fatte ascoltare in Canada. In entrambi i casi il riscontro mi era sembrato positivo solo che ovviamente i Mutonia non erano nessuno, il mercato internazionale è gigantesco e non c’è stato seguito. Non abbiamo suonato dal vivo, però, durante un contest, ci siamo esibiti davanti a Steve Lyon, storico produttore dei Depeche Mode, che ci ha fatto personalmente i suoi complimenti ed è comunque una cosa che ti fa piacere. Purtroppo per infilarsi nel mercato mondiale così come emergere da un video su Youtube i fattori che si devono incastrare devono essere tanti, altrimenti chiunque potrebbe diventare una star internazionale. Le pedine devono tutte andare al loro posto, il caso non esiste.

Da quanto mi hai detto voi della band vi conoscete da un sacco di tempo, tu ti occupi di testo e musica o partecipano anche i ragazzi della band?
Si io e il bassista ci conosciamo dal 2008 e il batterista invece è entrato a gennaio in sostituzione dell’originale che stava insieme a noi sempre dal 2008. A livello di produzione possiamo dire ci testi sono scritti interamente da me mentre per quanto riguarda la parte musicale dipende. Ci sono alcuni scritti da me e altri no.  Rebel ad esempio l’ho scritta io da solo questa estate, era proprio ferragosto mi pare, io sono contro le vacanze, riposarsi nella vita, il 15 di Agosto è uscito quel brano che ha spaccato più di tutti gli altri che avevo scritto gli altri giorni che erano feriali.

La nostra rivista si chiama Music Attitude, qual è la tua music attitude?
La mia attitudine musicale è sempre stata vivere la vita come voglio e di portare tutto in musica. Avere la band per me è un’esperienza di vita, è parte della mia stessa vita e non un progetto discografico. Per la musica ho sempre lasciato tutto e tutti tranne la band. Sono un po’ misantropo, mi piace sperimentare, essere sempre sincero soprattutto quando scrivo e compongo. Fare musica è esprimere me stesso, trasmettere quello che provo e liberarmi da tutto, perché in qualche modo mi fa stare bene. Per me la musica è soprattutto psicoterapia.

Quindi non c’è mai stato un piano B?
No assolutamente mai nella vita. Non esiste perché dopo tutti gli sforzi e i sacrifici che fai per la Musica, secondo me devi fare quello e basta. c’è anche chi la vede in un modo un po’ più economico con piani A B C….

Per me la band è tutto. Non esiste un piano B o vivi o non vivi cazzo!

Le date live dei Mutonia sono:

11/03 – ROMA, Traffic Club
12/03 – PISTOIA, H2NO
15/03 – BOLOGNA, Locomotiv Club
18/03 – TORINO, Cap10100
30/03 – MILANO, Tunnel Club
01/04 – RENDE (CS) – Mood Social Club w/ Little Pieces of Marmelade

Foto copertina di Noemi Belotti

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