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Interviste

Bipuntato e Mèsa, Via Sicilia è una nuova strada ma non è solo un nuovo inizio

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Il 28 gennaio è uscito il nuovo singolo Via Sicilia che ha visto Bipuntato collaborare con Mèsa in un pezzo che si allinea perfettamente a questo periodo post solstizio d’inverno.

Bipuntato e Mèsa vantano un percorso artistico e professionale ben avviato con diversi progetti alle spalle, Via Sicilia si professa un nuovo inizio per le protagoniste, e forse anche per noi.

Geo localizzata in una via romana che ne prende lo stesso nome, la canzone è un piccolo viaggio introspettivo. Nonostante le prime note anticiperebbero una ballad indie romantica, ci troviamo tra le mani un brano ed una forza emotiva carica e intensa. Tutti abbiamo una Via Sicilia nel nostro vissuto, un posto fisso e allo stesso tempo mobile, infilato stretto dentro il nostro bagaglio emotivo.

Le corde della chitarra di Mèsa si aggiungono allo scenario regalando tridimensionalità e la sua voce insieme a quella di Bipuntato si intrecciano e ci accompagnano, con qualche cicatrice, verso una nuova strada.

Sono rari i progetti in cui è possibile sentire spontaneità e libera espressione come in Via Sicilia, un feeling che Bipuntato riesce a trasmutare nei suoi lavori in modo eccepibile ma al contempo assurdamente naturale, e Via Sicilia ne è l’ultima conferma.

Abbiamo colto l’occasione per fare delle domande a Mèsa e Bipuntato e conoscerle meglio, qui sotto trovate l’intervista!

Ciao Bipuntato e Mèsa! Il 28 Gennaio è uscito il brano Via Sicilia in cui avete collaborato, come vi sentite?

Bipuntato: Benissimo,grazie

Mèsa: Todo bien!

Questo featuring è una ventata di aria fresca, innovativo e di una spontanea qualità allo stesso tempo. Come è nata l’idea di una collaborazione?

Bipuntato: l’idea di questa collaborazione è nata spontaneamente, come anche la nascita del pezzo, ricordo di aver avuto una discussione e poco dopo scrissi il pezzo. Devo dire che appena scritto ci ho sentito subito la voce di Federica (Mèsa), mi piaceva l’idea delle nostre voci insieme nel raccontare questa storia.

Mèsa: Bea mi ha proposto la cosa per messaggio, ci siamo viste un pomeriggio al parco con la chitarra e le ho fatto sentire la strofa che avevo scritto. Le è piaciuta subito quindi poi in realtà siamo state tutto il resto del tempo a chiacchierare di altre cose. Siamo state molto rapide.

Via Sicilia è sicuramente un brano che inizia con passi lenti e veloci sia nelle voci che nel testo. Si fa spazio grazie alle note mellow, indie e le rime di nuovo che si intrecciano e non fanno che impreziosire una via romana dentro la memoria di ognuno di noi. Quando perdiamo cose, persone, errori, luoghi ci ritroviamo con nuove conoscenze, nuove parti di noi, libertà che sdoganiamo per intraprendere una “via” ancora più bella e forse più pericolosa ma con maggiore coraggio. Questo è quello che ci ha dato Via Sicilia. Cos’altro?

Bipuntato: prima di tutto grazie, è sempre bello sentire cosa ha lasciato una canzone nel profondo. Via Sicilia racconta di nuove strade e consapevolezza ma anche di modi diversi di amare, di cosa voglia dire davvero mischiarsi e lasciarsi delle cicatrici a vicenda, perdersi per ritrovare se stessi.

Mèsa: non so cosa pensasse nello specifico B. quando ha scritto il pezzo ma quello che mi ha trasmesso, e che di conseguenza ho cercato di raccontare nella mia strofa, è un senso di solitudine generato da una relazione che non va più bene ma che nonostante tutto si continua a portare avanti nella speranza che rifiorisca in qualche modo.

Quali sono le vostre influenze musicali, e tenendo conto di ciò in che modo tendete ad approcciarvi alla produzione musicale?

Bipuntato: diciamo che le due grosse matrici musicali che sento mie spaziano dai cantautori al rap, hip hip, che poi sono più i meno la stessa cosa- ma devo dire cerco di farmi influenzare il meno possibile, o che l’influenza sia celata e non consapevole, per lasciare libero spazio all’espressione

Mèsa: quello che ho sempre ascoltato e continuo ad ascoltare tutt’oggi è soprattutto l’indie-rock americano. Però negli ultimi anni ho sentito un sacco di bossa nova e in questo pezzo secondo me c’è molto quella matrice, quindi ho accettato ancora più volentieri di fare questa collaborazione. Non sono una produttrice però quando mi approccio ad arrangiare i miei pezzi cerco sempre di non pormi troppi limiti di genere, provo a trovare soluzioni che siano semplicemente belle.

Partire da un progetto artistico ed arrivare ad una canzone in cui è facile identificarsi non è facile, eppure il vostro singolo ha la caratteristica di proiettarci nel nostro personale. Oltre a Via Sicilia, se dovessimo ascoltare un altro brano vostro, o di altri artisti che vi rappresenti quale sarebbe e perché?

Bipuntato: Direi di ascoltare: Lascia stare o Berretti, anche se i nuovi brani che usciranno sono molto diversi da Maltempo. Di altri artisti probabilmente “come mi vuoi” di Paolo Conte, ho sempre sentito questo pezzo come mio.

Mèsa: Stomaco e Luccica per quanto riguarda i pezzi miei. Di altri artisti direi qualsiasi canzone del disco Semper Femina di Laura Marling.

La collaborazione e il contesto sono geolocalizzati a Roma, e questa città fa parte anche del vostro background individuale. Cosa c’è a Roma che è impossibile trovare in altre parti in senso artistico e perché no, anche personale?

Bipuntato: Roma è un casino, lo ero nel 2010 e adesso probabilmente vista l’epoca in cui viviamo ancora di più, ma una caratteristica che effettivamente ci contraddistingue, è questa tendenza al condivide, al creare piccole realtà autosufficienti in cui risiedono varie scene. La vita mi ha portato per una serie di casualità a viaggiare molto e questa tendenza così marcata l’ho ritrovata solo qui, ma chiaramente essendo romana potrei essere di parte-

Mèsa: Roma da romano la si odia ogni giorno perché è oggettivamente invivibile però è anche uno dei posti più belli del mondo e quando me lo ricordo mi sento fortunata a essere nata qui. Secondo me questa polarità di odio/amore la si ritrova anche nei romani stessi: un po’ caciaroni e approssimativi però allo stesso tempo romantici e accoglienti. Secondo me se fossi nata in un altro posto non sarei esattamente come sono, il posto dove cresci influenza come diventi insomma.

Ad un attento ascolto nel singolo si affacciano delle ombre che anche se lontane, non possono che farci provare un senso di malinconia, di un passato vicino che si sta allontanando. È così possibile associare questo mood anche ad oggi, in un clima apparentemente nebuloso. Come state affrontando i limiti che sono stati posti nel settore dello spettacolo e/o quali sfide state affrontando?

Bipuntato: diciamo li affronto tra una stato di profonda rabbia e uno stato di mediazione, quindi totalmente in conflitto ma cercando di capirne il senso dietro. Purtroppo il nostro settore è stato duramente colpito, oltre alle date che sono difficili da organizzare, moltissimi addetti, dj, direttori artistici, musicisti sono praticamente a spasso da ormai tre anni. Credo fortemente che appena sarà possibile bisognerà unirci il più possibile, per dare spazio e voce a tutte quelle persone e quelle canzoni che meritano un palco-

Mèsa: senza girarci tanto intorno, questa situazione mi ha tolto parecchia energia e prospettiva. Credo che il nostro settore sia quello più colpito sia economicamente ma soprattutto psicologicamente dalla quotidiana incertezza del futuro. Che posso dire..speriamo bene!

Bipuntato, tra dream pop e rnb, ma una chiara influenza del cantautorato italiano riesci a tradurre nei tuoi pezzi un savoir-faire e una grande intensità emotiva che si potrebbe associare al tuo percorso e ai tuoi progetti. Condividi direttamente la tua esperienza senza tabù e proibizionismi, una libertà ed un romanticismo che forse ti sono costati qualcosa, o almeno così dicono i tuoi brani. Parlacene.

Bipuntato: essendo figlia di una famiglia di psicologi sono abituata ad analizzare moltissimo sia il mondo circostante che le situazioni che la vita mi propone, sono parte di quella scuola di pensiero che crede nelle parole nel dialogo, nel vivere le parti brutte e belle di se stessi e degli altri, che poi sono specchi, comprendendone il significato intrinseco.

Con una chitarra alla mano (metaforicamente visto che suoni sia quella acustica che elettrica), Mèsa riesci con il tuo vibe ed una personalità coinvolgente a distinguerti nel panorama del cantautorato contemporaneo italiano. In che modo ti approcci alla musica, e che cosa vuoi trasmettere al tuo pubblico?

Mèsa: Non saprei, vorrei semplicemente parlare di cose importanti per me e la magia succede quando quelle cose sono importanti anche per chi le ascolta, che si emoziona. Questo è un po’ il senso per me di fare musica. E poi credo che cantare è proprio la cosa che mi piace di più fare in assoluto.

Avete fatto parte tutte e due di band prima di intraprendere di nuovo un percorso da soliste, che cosa vi portate dietro di quest’esperienza?

Bipuntato: i miei anni nei Dianime sono stati fondamentali, mi hanno formato come essere umano e come cantautrice. Non avrei mai potuto avere il coraggio di iniziare questo progetto senza aver avuto prima tutte quelle esperienze che porto nel cuore –

Mèsa: In realtà la situazione era più meno la stessa di adesso per me perché comunque scrivevo sempre io i pezzi e poi li lavoravamo insieme agli altri musicisti, che è un po’ quello che succede tutt’ora! Sicuramente senza i Musty Flair e i Parachutes for Wild però non avrei mai raggiunto la consapevolezza stilistica che ho adesso e quasi sicuramente Mèsa neanche esisterebbe.

Vi salutiamo chiedendovi che progetti avete per il futuro, e se non vi dispiace qualche piccolo spoiler!

Bipuntato: Moltissimi progetti futuri, ma non dico nulla per ora-

Mèsa: Di spoiler non ne ho! Semplicemente mi auguro di riuscire a suonare il più possibile il mio nuovo disco in giro.

Di Ines Chadri

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