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Kendrick Lamar: 1855 giorni dopo

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1855 giorni, ossia cinque anni e trenta giorni, è il lasso di tempo che separa l’uscita dell’acclamato DAMN. da quella di Mr Morale & The Big Steppers, il nuovo attesissimo disco di Kendrick Lamar. L’album è il quinto nonché ultimo sotto l’etichetta Top Dawg Entertainment. È stato annunciato nell’agosto 2021 su un sito web creato appositamente, oklama.com, attraverso una serie di cartelle contenenti messaggi e date, tra cui quella di uscita di Mr Morale (13/5/2022).
Kendrick è poi apparso in tre brani nell’album del cugino Baby Keem (Family Ties, Range Brothers e nel ritornello di Vent) sempre nel 2021, mentre pochi giorni prima della pubblicazione di Mr Morale pubblica a sorpresa The Heart Part 5, nel cui video vediamo il suo volto trasformarsi in quello di diverse star: Kanye West, OJ Simpson, Will Smith, Nipsey Hussle, Kobe Bryant e Jussie Smollett.
I’ve been goin’ through somethin’”, così il rapper di Compton spiega la sua assenza dal 2017 ad oggi nell’opening United In Grief, un tornado di parole su una base dai toni acid jazz che imposta il mood per tutto Mr Morale. Il pezzo è infatti un sum up di quanto accaduto lungo la carriera di Kendrick, dalla ricchezza e i successi alle ricadute e i problemi legati alla sua salute mentale; questi sono alcuni tra i temi ricorrenti dell’album, ai quali si aggiungono a più riprese il rapporto con la religione, la cancel culture, la sessualità e i fan. 

Mr Morale & The Big Steppers si divide in due parti da nove canzoni ciascuna. La prima più contemplativa, la seconda più cupa. Se dovessi scegliere un brano per parte (senza contare l’enorme difficoltà di sceglierne solo due) sceglierei Father Time per la prima e Mr Morale per la seconda, probabilmente tra i pezzi più impattanti e indicativi per capire l’album.
Father Time, in collaborazione con il cantante soul Sampha, analizza i “daddy issues” e la mascolinità tossica provati da Kendrick nel corso della sua vita. È un tema molto delicato che, oltre ad aver spinto il rapper a consultare un terapista, parla a molti uomini che in questo periodo storico trovano enorme difficoltà nel mostrare le proprie emozioni senza nasconderle dietro la maschera del tough guy o del gangster, perché gli è stato insegnato che l’uomo deve essere il vero uomo e comportarsi come tale.
Mr Morale dall’altra parte è un pezzo ipnotico, angosciante, reminiscente degli ultimi lavori di Childish Gambino sotto alcuni punti di vista. Il brano (che trova il suo seguito e la sua “risoluzione” nella successiva Mother I Sober) tocca un altro argomento molto delicato, che è quello degli abusi sessuali e del trauma generazionale nato da essi. 

Mr Morale & The Big Steppers è un album difficile, molto difficile. Sia da ascoltare che da comprendere. Non perché sia brutto o troppo lungo, anzi, la qualità è ovviamente elevatissima fino a poterlo già definire un classico; è difficile perché Kendrick Lamar ha raggiunto un livello di maturità tale da poter parlare chiaramente ed in modo trasparente di argomenti complessi da affrontare, sia riguardanti se stesso che gli altri. Mr Morale è un disco universale, che parla nel modo più onesto e diretto possibile a tutti, ma soprattutto parla a Kendrick stesso. È una catarsi per il rapper, che alla fine di Mother I Sober viene complimentato dalla partner Whitney Alford per aver “rotto la maledizione” di apatia, lutto e dolore che colpiva da generazioni la sua famiglia.
Kendrick Lamar invita in chiusura tutti ad aprirsi, a cercare aiuto, ad ascoltare gli altri e ad ascoltare se stessi. A scegliere se stessi.
Choose yourself

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