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Interviste

Hanson, Zac ci racconta Red Green Blue

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Hanson, il trio pop-rock statunitense attivo dal 1992, festeggia i trentanni di carriera con ‘Red Green Blue‘, il disco pubblicato oggi su etichetta 3CG Records, un concept album che contiene i tre progetti solisti dei fratelli. Il nuovo lavoro riunisce le tre anime creative della band in modo inedito, con un terzo album scritto e prodotto da ciascun fratello (‘Red’ da Taylor, ‘Green‘ da Isaac e ‘Blue’ da Zac). Il progetto riunisce un team di collaborati tra i quali il produttore vincitore di diversi Grammy Awards Jim Scott (Tom Perry, Red Hot Chili Peppers, Wilco), e David Garza (Fiona Apple, Midland, Sharon Van Etten).

Nel raggiungere il nostro trentesimo anno come band abbiamo pensato che fosse fondamentale continuare a raccontare la nostra storia come solo noi sappiamo fare, e farlo in una maniera che ci facesse crescere dando alle persone nuovi motivi per ascoltarci. Red Green Blue parla di ciò che ci ha reso una band in grado di resistere a tantissime tempeste” afferma Isaac Hanson.

Amore e rispetto nei confronti di Jim Scott hanno continuato a crescere da quando ci siamo conosciuti, vent’anni fa. Ha collaborato ad alcuni dei nostri album preferiti, perciò è un’enorme gioia aver potuto finalmente lavorare con lui” prosegue Taylor Hanson.

Zac Hanson aggiunge “Abbiamo un’amicizia di lunga data e una profonda sintonia con David sin dai nostri primi tempo come band. Non avremmo potuto avere un collaboratore musicale migliore per questo progetto così fondamentale”.

La pubblicazione del disco è accompagnata da un tour mondiale, il ‘Red Green Blue World Tour‘, partito lo scorso mese dall’Europa – con un’unica data italiana a Milano il 20 giugno – e che poi proseguirà in USA e Canada tra luglio e settembre, in America Latina a settembre per poi concludersi in Australia e Nuova Zelanda a novembre. E’ il primo grande tour di Hanson dopo la grande tournée in occasione del disco ‘String Theory’ tra il 2018 e il 2019.

Poco dopo la pubblicazione di ‘Against The World’i membri della prolifica band hanno rafforzato la loro profonda musicalità e credibilità come autori, interpreti e produttori con il nuovo progetto, che è stato anticipato da tre tracce, ognuna appartenente al progetto solista di ciascun fratello: la sincera e dinamica ‘Child At Heart’ di Taylor a febbraio, la commovente ‘Write You A Song’ di Isaac ad aprile e la recente ‘Don’t Let Me Down‘ guidata dal pop-rock di Zac.

Noi abbiamo fatto una chiacchierata proprio prima della data milanese.

Quanto tempo è passato dalla vostra ultima volta qui in Italia?

Sono passati un po’ di anni, era prima della pandemia…direi 2018 probabilmente. Abbiamo passato un sacco di tempo lì in Italia.

Questo progetto, Red Green Blue, mi ha colpito molto perché era da un po’ che non vedevo un’idea del genere. Normalmente le band hanno dei problemi rimanendo insieme molto a lungo, ed è ancora più difficile quando la band è la tua famiglia, perché non è che puoi dire “vaffanculo, mi trovo un nuovo cantante”, devi pesare bene le parole. Penso sia stata un’idea brillante quella di dividere il disco in tre progetti separati.

Beh sì, sono contento che la pensi così. Sai, siamo stati una band per un sacco di tempo. Eravamo una bella squadra, tre ragazzi che avrebbero potuto farcela tutti per conto loro ma che hanno deciso di farcela insieme. Questo progetto per me non è tanto sull’idea di essere tre cose separate, ma più sull’idea di cosa è Hanson, chi siamo noi e cosa ci rende chi siamo. Tutti hanno qualcosa che li rende speciali, una propria identità, un proprio stile; spero che questo progetto faccia un po’ più di luce su questo. È un modo di dare ai fan qualcosa di nuovo che magari cambi in meglio il loro punto di vista della band.

Penso che abbiate messo nell’album la vera essenza dell’essere una famiglia, l’essere sempre insieme pur mantenendo la propria identità.

Penso tu abbia descritto l’essenza di un rapporto duraturo ed in crescita. Sono stato sposato per sedici anni. Il mio matrimonio non è come era il primo anno, ma è meglio, è diverso, ci si permette vicendevolmente di svilupparsi in meglio. Posso fare cose che prima non sapevo fare. Ed è questo che voglio vedere nei nostri lavori, voglio vedere questa evoluzione, questo miglioramento. Ti dico la verità, i nostri ultimi album parlano di questo alla fine: sfidarti costantemente e mostrare al mondo la tua crescita.

Questo progetto è “figlio” della pandemia o l’idea è nata prima?

L’idea nasce circa cinque, sei anni fa. La pandemia ha sicuramente dato molto tempo per creare e produrre. Questa idea richiedeva un momento giusto. E il fatto che quest’anno era il nostro trentesimo anniversario come band ha reso proprio questo il momento giusto per un progetto speciale come questo.

Avete cominciato giovanissimi. Vi aspettavate tutto questo? Vi sareste mai immaginati questi trent’anni di carriera?

Quando sei così giovane e vuoi così tanto fare qualcosa non hai spazio per dubbi o pessimismo. Quando abbiamo cominciato, non sapevo cosa stessimo facendo ma sapevo che avremmo potuto farlo per trent’anni. Se vedi le nostre prime interviste la gente ci chiedeva “cosa volete fare quando sarete grandi?” al che noi rispondevamo “ma che dici, sono qui come musicista professionale, voglio fare questo, è il mio sogno, lo sto già facendo!”. Per noi è sempre stato più “voglio farlo” e non “posso farlo?”.

Quando eravate giovani eravate un po’ considerati come “i tre fratelli biondi e carini”; se potessi cambiare qualsiasi cosa nella band, tipo se fossi stato figlio unico ecco, cosa avresti cambiato? Quale sarebbe stata la tua band ideale?

Beh sai, in questi trent’anni ha funzionato particolarmente bene quindi non cambierei nulla… però se dovessi cambiare qualcosa penso siano le dimensioni della band. Sia io che i miei fratelli avremmo voluto una band più grande, più orchestrale magari, con sezioni di strumenti, tipo undici, dodici persone sul palco. Mi sarebbe piaciuto molto anche quello.  

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