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Il report del concerto dei Blink 182 all’Unipol Arena di Bologna

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Il report del concerto dei Blink 182 all'Unipol Arena di BolognaIl report del concerto dei Blink 182

Trasferta bolognese per Music Attitude che ha raggiunto l’Unipol Arena per il concerto più atteso della stagione autunnale 2023: i Blink-182.

I supporter scelti per la data italiana sono i The Story So Far, e per quanto per gusto personale avremmo preferito vedere i Rise Against, la band californiana risulta essere perfetta nel ruolo di open act proponendo un punk rock scanzonato che sembra un featuring fra Simple Plan e Blink- 182. Fin da subito, pur non conoscendo nel dettaglio le canzoni, ci accorgiamo dell’incredibile lavoro fatto dagli addetti ai lavori che hanno fatto sì che in una location così vasta tutti potessero sentire le esibizioni, senza sbavature e senza quei suoni “impastati” che sono ahimè sempre più una costante.

A livello tecnico la band californiana ha regalato una esibizione assolutamente pulita e perfetta, senza incertezze e che ha messo insieme i maggiori successi frutto di una carriera che ha avuto inizio nel lontano 2007 e i cui frutti hanno portato alla pubblicazione di quattro album.
A livello di mera performance, però, c’è da dire che, forse per colpa dell’emozione o anche della giusta dose di ansia di fronte ad una location sold out ed in apertura ad un gruppo storico, tutta l’esibizione è risultata totalmente ingessata e poco coinvolgente. Nonostante il pubblico fosse molto reattivo e partecipe, la band è andata dritta sui propri pezzi, senza mai fermarsi e senza interagire con quella parte di fan che era lì anche per loro. Parker Cannon, su cui a livello di voce non c’è assolutamente nulla da dire in quanto non ha mancato una singola nota, è risultato essere un frontman poco frontman, totalmente immobile e concentrato più a non sbagliare che a godersela. Ragazzi, fare punk significa anche buttarsi un po’ a briglia sciolta fregandosene di come escono le cose, next time vi vogliamo senza ansia, senza compromessi e al centro della vostra musica!

Sono da poco passate le 21.15 quando le luci calano e si sente un boato accogliere i Blink-182, in formazione originale, che sulle note di “Anthem Part Two” dà il via ad una lunga serata fatta da litri di sudore (amici dell’Unipol Arena, facciamo che magari la prossima volta diamo un colpettino in più di aria?), tante risate, tanti salti e tanta ottima musica che è stata la colonna sonora di adolescenti e non dal 2000 in avanti.
Nonostante la band non abbia più vent’anni mi trovo di fronte ad un trio su cui il tempo non ha minimamente avuto effetto, conservando quell’energia e quel fare scazzone da sempre tratto distintivo della band.
Mark Hoppus, con lo stesso spirito di un tempo, si dimostra subito felice di essere sul palco, scherzando e provocando il pubblico, a pieno titolo quarto componente della band; Tom DeLonge, rientrato in formazione dopo la parentesi/supplenza di Skiba, tra un film sugli alieni e un salto, è fin da subito sul pezzo e, soprattutto, quasi sempre intonato, con quella sua voce così incredibilmente teen ora più matura, ma ad oggi inimitabile; Travis Barker un autentico carrarmato, una macchina da guerra, vero trascinatore della band, che con il suo picchiare duro si è guadagnato il titolo di vero protagonista della serata.
“The Rock Show” è quasi impossibile sentirla, ma non per i suoni, anche qui perfetti, ma per il pubblico, fin da subito attivo sul fronte pogo e circle pit, finalmente con pochi cellulari in mano e con tanta voglia di cantare e di sgolarsi senza compromessi.
Il palco, per nulla sobrio, ha giocato molto sull’aspetto scenografico con luci, fiamme, fuochi d’artificio, gonfiabili e schermi con grafiche ad hoc, che hanno fatto sì che molti pezzi avessero anche una componente immersiva, grazie a delle bellissime grafiche, e nostalgica, con vecchi video e una collezione di foto un pochino strappalacrime (per noi vicino agli anta e che siamo cresciuti a suon di Blink).
Su “Man Overboard”, messa come quarto pezzo, l’arena ha tremato creando quell’unione generazionale che soltanto la musica riesce ad ottenere. Adulti, ragazzi, persone in giacca e cravatta, tutte sulla stessa canzone, a saltare e a sgolarsi senza rimpianti e godendosi appieno la vita.
Se con la band precedente il pubblico era stato decisamente dimenticato, lo stesso non accade con Tom e Mark, un perfetto duo, che tra una gag e l’altra chiacchierano e intrattengono, dando quel tocco in più di dinamismo e spensieratezza che fanno sì che un concerto diventi una vera e propria esperienza.
“Feeling This”, fatta cantare in buona parte dal pubblico, è proprio la dimostrazione di quella unione e coesione senza compromessi, che fa sì che un pezzo vecchio vent’anni sia un qualcosa di ancora vivo e con una storia che prosegue.
Nella lunga scaletta fanno capolino anche brani più recenti quali “Edging” e la recentissima “Dance With Me”, eseguita per la prima volta dal vivo e già imparata a memoria da buona parte del pubblico. Con “Happy Holiday, You Bastard” si sfiora l’apice con una esecuzione prima classica e poi velocissima, che Ramones spostatevi, e che trasforma tutto in un gioco.
“Stay Together For The Kids” è quel pezzo che già nel lontano 2001 aveva preso lo stomaco. Così malinconico, autentico e vero e per l’occasione eseguito con le soli luci dei cellulari, con una performance sussurrata quasi a rispettarne il profondo significato.
“Bored To Death” e “Miss You” proseguono questo revival, fatto non solo di skate park e birra, ma anche di canzoni in grado di scavare e rimanere. Hoppus parla della sua malattia, del suo cambiamento e dell’impatto che lo stare ad un passo dalla morte ha avuto nella sua vita, sia come persona che come musicista. Rimango colpita da DeLonge, che nonostante sia stato il king cazzaro di tutto il concerto, fa un respirone e si commuove, a dimostrazione che dietro i più grandi salti e i più ampi sorrisi, vi sono anime pensanti.
La scaletta finale è una serie di calci rotanti che passa da una “Adam’s Song” particolarmente sentita da Hoppus, alle più goliardiche “All The Small Things” e “What’s My Age Again”. “Dammit” sembra concludere questa data, ma la band sceglie di tornare sul palco e di regalarci il secondo debutto live della serata con “One More Time”, che con poche parole spiega che questa canzone è la loro storia, ma soprattutto loro.

Effetti pirotecnici, persone vestite da alieni, altre vestite da coniglio, coriandoli, batterie che volano e chi più ne ha più ne metta, sono stati un contorno ad una performance che in poco meno di due ore ha fatto rivivere, senza sconti, vent’anni e più di musica.

I Blink-182 sono tornati e non ce n’è per nessuno.

SETLIST THE STORY SO FAR:

  1. Keep This Up
  2. Thinkgs I Can’t Change
  3. The Glass
  4. Out Of It
  5. Roam
  6. Nerve
  7. No Cigar (Millencolin cover)
  8. Bad Luck
  9. High Regard
  10. Heavy Gloom
  11. Upside Down
  12. Big Blind
  13. Proper Dose

SETLIST BLINK-182:

  1. Anthem Part Two
  2. The Rock Show
  3. Family Reunion
  4. Man Overboard
  5. Feeling This
  6. Violence
  7. Up All Night
  1. Dysentery Gary
  2. Dumpweed
  3. More Than You Know
  4. Edging
  5. Dance With Me
  6. Aliens Exist
  7. Happy Holidays, You Bastard
  8. Happy Holidays, You Bastard (faster version)
  9. Stay Together For The Kids
  10. Always
  11. Down
  12. Bored To Death
  13. I Miss You
  14. Adam’s Song
  15. Ghost On The Dance Floor
  16. What’s My Age Again?
  17. First Date
  18. All The Small Things
  19. Dammit
  20. One More Time

A cura di Francesca Carbone

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