Dischi
Wet Leg – Moisturizer: L’amore, il sesso e tutto il resto.
Le Wet Leg non hanno sicuramente sperimentato la “sindrome del secondo album”. Anzi, se l’hanno avuta, sono state capaci di prenderla a calci con un paio di Dr. Martens glitterati. Moisturizer, il loro secondo lavoro, è la conferma che Rhian Teasdale e Hester Chambers non sono una moda passeggera né un colpo di fortuna, ma un progetto con gambe e testa per andare lontano. Ironiche e taglienti, pop ma mai prevedibili, le Wet Leg hanno sfornato dodici brano che trovano armonia e coerenza rapidamente.
Nonostante la maturità della formazione le abbia portate a pensarsi non più come duo ma addirittura come quintetto, le diverse anime convivono armoniosamente nelle loro canzoni. Infatti, Henry Holmes, Josh Mobaraki ed Ellis Durand, dopo quattro anni di tournée insieme, oggi fanno effettivamente parte dell’organico.
Il disco si apre con “CPR”, un brano che è praticamente già un inno. “Hello, 999, what’s your emergency? …Well, the thing is… I’m in love.” È una chiamata d’emergenza travestita da dichiarazione d’amore, e già qui si capisce che il tono è quello giusto: romantico, un po’ malinconico, storto ma soprattutto giocoso. E mentre i loro apprezzati riff indie-punk tornano a galla con “catch these fists”, la band esplora territori più morbidi e stratificati – dal dream pop soffuso di “11:21” alle ballate shoegaze che ricordano certe notti da adolescenti con le cuffie accese (“don’t speak”).
La produzione si fa più audace, più pulita, ma mai invasiva: le chitarre e il basso restano al centro della scena, ma si affacciano synth nostalgici e arrangiamenti che lasciano spazio all’emozione. È un disco più maturo, sì, ma senza perdere il gusto per l’assurdo, l’autoironia, il nonsense. Anche “pokemon” sfiora la soglia del ridicolo, ma con la leggerezza di chi non ha nulla da dimostrare.
Ma Moisturizer è anche e soprattutto un album che parla d’amore. Con tutti i suoi inciampi, i suoi cliché ribaltati, la sua dolcezza un po’ stropicciata. Dal desiderio fisico di “pillow talk”, che anche nell’arrangiamento e nei suoni trasuda sensualità, il cuore del disco resta il legame tra Rhian e Hester: “u and me at home” è un inno alla complicità, all’amicizia, all’essere un noi in un mondo pieno di io. Teasdale non ha bisogno di dichiararsi esplicitamente queer per far arrivare il messaggio: l’amore raccontato qui è universale eppure profondamente personale, cantato con un’intimità disarmante, forse la più grande conquista di questo album.
C’è anche spazio per un sano empowerment femminile, mai predicatorio, ma tagliente quanto basta: “You’re washed up, irrelevant, and standing in my light” è una delle tante stilettate ben assestate a un certo tipo di mascolinità spaesata.
Con Moisturizer, le Wet Leg non solo consolidano il loro stile, ma alzano anche l’asticella. Crescono senza perdere quella scintilla da festa post-adolescenziale dove ci si smezzano le sigarette, dove si ride, si balla e ci si spezza un po’ il cuore. È pop intelligente, è indie con cervello, è femminile senza diventare un manifesto. È un secondo disco che fa tutto quello che dovrebbe fare. E qualcosa in più.
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Testo di Giovanni Cantamessa
