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Queens of the Stone Age, l’entusiasmo della prima volta

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Queens of the stone age - Foto di Mairo Cinquetti

Trasferta fuori regione per due milanesissimi (non è vero, chi sta scrivendo è 100% giargiana)
redattori di Music Attitude che finalmente, dopo un anno di attesa, riescono a partecipare all’Ama Music Festival per gli attesissimi Queens Of The Stone Age, che l’anno scorso erano stati costretti ad annullare l’intero tour, tra cui la data veneta, per gravi problemi di salute di Josh Homme.

Ma cos’è tutta questa fretta di scrivere dei QOTSA? Facciamo un passo indietro e partiamo dalle basi e dal contesto. L’AMA quest’anno festeggia ben dieci anni ed è veramente bello assistere alla crescita di un festival così ben organizzato e che spero vivamente possa continuare a conservare la sua anima così festosa, ma soprattutto a prezzi popolari.
A livello di location ci troviamo di fronte ad un enorme spazio verde, con numerosi punti ristoro, punti relax, diversi giochi a disposizione di tutti e, lasciatemelo dire, un quantitativo di bagni ben distribuito, sufficiente per tutti, e nel complesso anche puliti.

Rimango colpita inoltre dall’area destinata alle persone diversamente abili, dotati anche del proprio bagno personale ad uso esclusivo, e di una pedana lato palco che permette così a tutti di poter assistere al concerto. La musica deve essere accessibile a tutti e personalmente sono stanca di vedere pedane lontane dai palchi, sotto al sole cocente, che rendono poco vivibile un qualunque tipo di evento.

Quando parlo di accessibilità mi riferisco anche al food & beverage che in moltissime altri eventi è diventata una vergognosa occasione per spennare il pubblico (mi rifiuterò sempre di pagare 7 euro una birra piccola, industriale, che nella GDO si trova a molto meno di un terzo), ma non qui. Per quanto anche in questa occasione venga utilizzato il sistema token, che non mi sta affatto simpatico, quanto meno apprezzo che i costi siano decisamente abbordabili (un panino e una birra media 12 euro, direi più che onesto) e che con eventuali token rimanenti si possa acquistare un bene primario, diventato anche questo oro nella realtà milanese, ossia della banale acqua. Fatta la mia polemica iniziale su un sistema che in altre zone d’Italia sembra essere ormai alla deriva, addentriamoci in questo festival.

THE AMAZONS

Sono le 19 in punto quando, sotto ad un cielo che minaccia pioggia, approdano sul palco i The
Amazons
, band alternative/indie rock attiva da una decina di anni che, pur essendo ancora
considerata di nicchia, dimostra di avere una propria fan base italiana. Il pubblico non è ancora
folto, si tratta pur sempre di un orario un po’ critico per chi lavora e siamo anche nel mezzo della settimana, ma i ragazzi non sembrano per nulla scoraggiati, anzi l’elemento che fin da subito colpisce è il loro entusiasmo.

Matt Thomson, cantante e chitarrista, dimostra fin da subito di avere il controllo della situazione e, soprattutto, grande padronanza della voce. Il genere dei The Amazons è pieno di insidie e spesso in sede live si scoprono gli scheletri nell’armadio, ma non è il caso di questi artisti che dimostrano di avere tecnica ed un suono pieno e studiato al punto giusto, perfettamente incastrato nel mood della serata. I suoni, ben calibrati, permettono a tutti di godersi lo spettacolo e a ciascun componente di mostrare di che stoffa sono fatti. La performance dura poco meno di un’ora e un po’ mi dispiace che finisca così presto, ma sono certa che più avanti i The Amazons potranno condurre il proprio show da headliner, suonando ancora di più i loro cinque album.

THE KILLS

Dopo un veloce cambio di palco e un cielo sempre più cupo, entrano in scena i The Kills, duo indie rock, a tratti psichedelico, che in realtà sembra avere ben più componenti. Non conosco questa band, che per altro è in giro dal 2002 (shame on me!), per cui assisto alla performance con la curiosità e lo stupore della prima volta. Nonostante l’inizio del live sia piuttosto criptico, vengo fin da subito catturata dalla musica dei The Kills e dall’incredibile carisma di Alison Mosshart, un’autentica mina vagante in grado di stregare chiunque con voce e sguardo.

L’esibizione dura circa un’ora e mezza e rimango affascinata dalla pienezza di questo duo e dalla maestria di Jamie Hince, l’altro componente del team, che parte da una “semplice” chitarra per creare, modificare, sperimentare e fare il lavoro di un intero complesso. Se da un lato mi spiace non essere arrivata abbastanza preparata per la loro esibizione, dall’altro non ho particolari rimpianti perchè quando si scrive da tanto tempo di musica il rischio è quello di perdersi nella routine, finendo per catalogare tutto e tutti in generi ed etichette. Mi riservo, incuriosita e ammaliata dei The Kills, di scoprire la loro musica e di andarmi a cercare qualche altro loro show, così da gustarmelo in maniera diversa.

QUEENS OF THE STONE AGE

Ormai il sole è calato, il pubblico è ormai quasi tutto in postazione e arriva la pioggia a dare una veloce rinfrescata. Sono le 22 in punto quando arrivano gli headliner della serata: i Queens Of The Stone Age!

È veramente difficile per me rimanere equilibrata all’interno di questo report, che dovrebbe essere scritto in terza persona ma che di fatto non lo è, perché per un motivo o per l’altro i QOTSA sono stati quel concerto che è sempre saltato, che c’era quando non c’ero e via dicendo, ed essere finalmente sotto al palco per me rimane un personale traguardo. Che dire? La band è decisamente in forma, dirompente, travolgente e con una ricchezza di sonorità che dimostra come, con l’esperienza, gli stessi pezzi possano essere suonati in maniera diversa e più ampia, pur conservandone la struttura.

La setlist, che rappresenta una parte microscopica nella carriera della band, è un giusto
compromesso tra i pezzi “che non si possono non fare” e quelli un po’ più contemplativi.
“Regular John” è l’apripista della carriera dei QOTSA, prima traccia del debut album “Queens Of The Stone Age”, pezzo sacro che senza troppi compromessi apre le danze di uno show che in un’ora e mezza ripercorrerà quasi 30 anni di carriera.

La voce di Josh Homme, che negli anni ha saputo completarsi di esperienza, sfumature ed una grande profondità, ha l’effetto del canto delle sirene: ipnotica. Nessuna imprecisione, una danza continua tra note alte e meno alte, accompagnate da un pubblico, inizialmente un pochino tiepido, ma poi decisamente partecipe.

La musica non è solo coinvolgimento emotivo, ma è anche un modo per passare un messaggio e Josh Homme ha sfruttato il palco per parlare proprio di pace, un termine che sembra ormai essere desueto. A proposito di pace, su “I Sat By The Ocean”, che aspettavo con particolare desiderio, la band interrompe temporaneamente lo show per un eccesso di zelo della sicurezza. Si perde qualche minuto, la band ricorda che le persone sono lì per ballare e divertirsi e che essere aggressivi non serve.

Apprezzo il discorso, ma essendo stata per un po’ sottopalco, spezzo una lancia a favore della
sicurezza che ha permesso a tutti di vivere un show sereno, intervenendo a sedare e mediare
situazioni fastidiose.

L’ultima parte del live riprende i tormentoni di una carriera: “Make It Wit Chu” (raga quanti
bambini sono nati su questa canzone? E dopo questo live?), “Little Sister”, “Go With The Flow” (il famoso pezzo che non puoi non fare) e l’immortale pezzo tanto heavy “Song For The Dead”.

Ci sono concerti che lasciano così tante emozioni, che diventa difficile poi riuscire a trasmetterle a parole e concludere articoli come questi. Non sapendo cos’altro aggiungere, poiché è difficile descrivere la bellezza del vedere persone, adulti e bambini, saltare e ballare sulle stesse note e su live come questi, che tutto ciò che desidero è che chi mi legge possa non perdere l’amore per la musica e abbia ancora, dopo tanti anni, l’entusiasmo della prima volta.

SCALETTA

  1. Regular John
  2. No One Knows
  3. Monsters In The Parasol
  4. Smooth Sailing
  5. My God Is The Sun
  6. Emotion Sickness
  7. If I Had A Tail
  8. Paper Machete
  9. Made To Parade
  10. I Sat By The Ocean
  11. Carnavoyeur
  12. Better Living Through Chemistry
  13. Sick, Sick, Sick
  14. Make It Wit Chu
  15. Little Sister
  16. Go With The Flow
  17. Song For The Dead

Clicca qui per vedere le foto dei Queens of the Stone Age all’AMA Music Festival, oppure sfoglia la gallery qui sotto:

Queens of the Stone Age - AMA Music Festival

Testo di Francesca Carbone
Foto di Mairo Cinquetti