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Editoriali

Nek e i “suoi Police” – Un viaggio nella musica che fa bene al cuore

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Nek - foto Paolo Romagnosi

Con la formula del power trio, Nek ritorna alle sue origini di bassista e cantante ispirato dalla musica dei Police, catapultandoci in quel 1989, quando, leader degli  White Lady, inizia la sua splendida vita da artista. 

Il suo concerto infatti è un racconto denso di emozioni, che ripercorre, in quasi 2 ore di maestria tecnica e  grande cuore, la sua carriera artistica che lha portato a vendere oltre 10 milioni dischi, regalando ai quasi 2000 spettatori presenti, non solo i suoi piu grandi successi musicali, ma la consapevolezza che la musica sia un ponte, una congiunzione, un avvicinarsi, risposta carica di speranza alla violenta società dei muri. 

Il concerto è il focolare domestico, quindi,  il ritrovo multigenerazionale di tutti gli sguardi che Nek ha incrociato in questi anni e che trovano, in questi attimi di musica, un luogo sicuro in cui stare, riparandosi dalle paure di questo mondo che non è proprio bellissimo. 

La presenza nella scaletta  de “Gli spari sopra” , pezzo storico di Vasco Rossi, è un voler fotografare con oggettività la violenza che ci circonda, spiega Nek al termine dell’esecuzione del brano, cercando però di esorcizzarla. 

E si ritorna immediatamente a casa, al calore, alla confidenza  di “Se una regola c’è, Contromano, Amami, La vita è qui, Congiunzione Astrale , Lascia che io sia”  e degli altri bravi che hanno emozionato le migliaia di persone di diverse generazioni che si sono incontrate in questi anni attorno ad essi, con gioia e con la convinzione che la musica protegge. Sempre. 

“Se telefonando, Laura non c’è e Se io non avessi te”, salutano Breno, paesino della Valle Camonica, che per una notte è stato il luogo dove ancora una volta la musica ha dato speranza e gioia, regalando a  Nek un abbraccio suggestivo delle montagne che circondano lo stadio.

Musicalmente perfetti Nek  voce e basso, Emiliano Fantuzzi alle chitarre e Luciano Galloni alla batteria,  hanno emozionato davvero,  ricordandomi che la musica è  veramente un “Message in a Bottle” che, mai come oggi deve essere letto, gridato e poi riconsegnato al mare delle nuove generazioni.Un viaggio nella musica che fa bene al cuore.

Paolo Romagnosi

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