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Ypsigrock 2025 – Foto e report del primo giorno

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Lucio Corsi - Foto di Giovanni Cantamessa

C’è un luogo in Sicilia dove la musica non scende a compromessi, e si arrampica in salita tra le curve della Targa Florio, tra ulivi e Madonie. Si chiama Ypsigrock, e chi c’è stato lo sa: è più di un festival, è un segreto condiviso solo tra iniziati.

Nascosto tra le pietre di Castelbuono, Ypsigrock è il tipo di evento che i veri cultori vorrebbero tenere per sé, come un bootleg raro, come la band che amavi prima che firmassero per una major. Ma quel senso di colpa, quella voglia di gridarlo al mondo, alla fine vince sempre.

Perché sì, Ypsigrock è uno dei migliori festival d’Europa e anche del mondo. Il perché è semplice: qui la musica è protagonista, è curata come un vinile ben suonato e selezionata con un gusto che guarda avanti, senza necessariamente inseguire il nome facile da Spotify. La lineup è zero vetrina, tutta sostanza. A volte lontani l’uno dall’altro per genere, ma uniti da un filo rosso che sa di scommessa e di cuore.

E poi i dettagli, quelli che non ti aspetteresti, ma che fanno tutta la differenza: il cibo e la birra a prezzi umani, nessun token, l’acustica è buona da ogni angolo di Piazza Castello, e puoi scegliere se stare in disparte o buttarti nella mischia.

Sembra poco, ma è da queste cose che capisci che al centro c’è l’ascoltatore, non il brand.

A Ypsigrock vige una regola sacra, l’Ypsi Once: ogni artista può calcare il palco una volta sola con lo stesso nome. Roba seria, che rende ogni edizione irripetibile. Come un viaggio psichedelico nella musica contemporanea: vieni una volta e ti ritrovi l’anno dopo, con amici nuovi e vecchi, a fare toto-nomi su chi ci sarà. Spesso sbagli, perché la direzione artistica, targata Vincenzo Barreca e Gianfranco Raimondo, i due fondatori con la visione più lunga di mille tour manager, ama spiazzare. E per fortuna.

Arrivo a Castelbuono quando il sole siciliano ha appena oltrepassato il suo punto più alto e comincia a scivolare verso il tramonto. La prima giornata di Ypsigrock è un viaggio tra le diverse anime della musica indipendente: dagli storici Offlaga Disco Pax, a Lucio Corsi, che, pur avendo già una solida carriera, sembra vivere ora il momento della consacrazione, fino all’energia incendiaria delle Lambrini Girls e alla potenza compatta dei Maruja. A completare il quadro c’è Carpetman, giovane talento di 26 anni che, devo ammettere, finora mi era sfuggito.


Il pomeriggio della prima giornata si apre nel suggestivo Chiostro di San Francesco, teatro naturale per il debutto del festival che non delude chi cerca una dimensione intima e multisensoriale. Tara Nome Doyle, Massimo Silverio, Priyaii e Martin Romeo, tra beat elettronici, synth e visual dal forte impatto, trasformano il chiostro in una vera e propria stanza delle meraviglie sonora e visiva: l’esperienza, più che un semplice ascolto, è un viaggio onirico che mette subito in chiaro il carattere visionario del festival.

Poi è il turno degli Offlaga Disco Pax, vera icona dell’alternative italiano: Max Collini, Daniele Carretti e Mattia Ferrarini trasportano il pubblico con una scaletta essenziale, fatta di classici che raccontano l’Italia attraverso ricordi, lotte politiche, ironie sulfuree e sguardi sulle piccole grandi storie quotidiane. Il pubblico sembra incarnare il senso del progetto OdP: canto corale, occhi lucidi per l’assenza mai davvero tale di Enrico Fontanelli, brividi per le stoccate a chi vorrebbe “resettare” la memoria storica e civile del Paese. Collini ha quello sguardo ironico e malinconico che gli permette di raccontare l’Italia senza sconti e senza retorica. Chi aveva temuto che il piccolo chiostro non fosse l’habitat ideale per il gruppo, si ricrede di fronte allo scambio di energie che si crea sotto le arcate.

Offlaga Disco Pax - Foto di Giovanni Cantamesss


La sera, come da tradizione del festival, si cambia set: gli “ypsisini” si spostano verso l’imponente piazza del Castello di Castelbuono, pronta ad accogliere la vera maratona, che fortunatamente non sgarra nemmeno di un minuto la time-table prevista, un ulteriore segno di rispetto verso il pubblico che non è scontato. Nonostante la presenza attesa di famiglie e bambini in prima fila per Lucio Corsi, headliner della giornata e nuovo idolo dell’alt-pop italiano, la line up nasconde già due mine vaganti che riscalderanno – o meglio dire, incendieranno – la serata.

Alle 20:30 vengono “liberati” sul palco i Maruja: la band di Manchester, che fonde impatto jazz-punk e politica, travolge la piazza con una performance brutale e coinvolgente. I Maruja non si limitano a suonare: urlano, agitano, espongono bandiere e non si sottraggono al compito di portare messaggi forti. Con “Saoirse”, la loro canzone manifesto, chiamano il pubblico a non essere indifferente al dramma della Palestina: la loro musica mescola esplosioni di sax e chitarra, ma è soprattutto un grido di solidarietà verso chi vive l’ingiustizia e la guerra. Sono la dimostrazione che il rock, quando si fa collettivo, può ancora essere una forza di resistenza. Non vedo l’ora di risentirli live.

Carpetman - Foto di Giovanni Cantamesss


Alle 21:25 arriva Carpetman, artista ucraino avvolto nella sua iconica maschera-carpettina. Dietro l’anonimato del tappeto, Carpetman costruisce un set elegante e straniante dove blues, soul, elettronica e una voce dal timbro quasi gospel si intrecciano in pezzi profondi e pieni di groove. La sua esibizione è intensa ma introspettiva, sostenuta da una presenza scenica che alterna dolcezza a improvvisi lampi energetici. Lascia il palco con un pizzico di sottile delusione, come se il viaggio dentro la propria anima non fosse ancora del tutto completato.

Lambrini Girls - Foto di Giovanni Cantamesss


Alle 22:30 irrompono le Lambrini Girls, sul palco sono in tre, ma il nucleo del progetto punk-rock inglese è formato da Phoebe Lunny e Lilly Macieira, direttamente da Brighton. Sono una tempesta che annienta ogni passività: distorsioni, ritmiche incendiarie, urla liberatorie, testi che denunciano misoginia, transfobia e violenze sociali con ironia tagliente e spirito ribelle. Le Lambrini Girls, che nel Regno Unito sono ormai sulle lineup di tutti i grandi festival e sono il simbolo di una nuova avanguardia punk queer e femminista, fanno ballare, saltare e pensare: schierate politicamente su Palestina e diritti LGBTQ+, travolgono Castelbuono con il loro spirito iconoclasta, lasciando la sensazione che non tarderanno a essere headliner in molti festival europei.

A mezzanotte la scena è tutta per Lucio Corsi, accolto da un’ovazione che mixa devozione indie e curiosità pop. Corsi incanta con la sua estetica di personaggio affascinante e fuori dal tempo, tra poetica mutante, melodie che fanno respirare aria fresca e testi che hanno la leggerezza dell’infanzia ma anche la potenza della visione. Il suo live è la consacrazione di una nuova popstar italiana, in grado di parlare alle nuove generazioni e di accorciare la distanza tra palco e piazza. Poco dopo l’una di notte si spengono le luci del palco, ma per gli ypsini che vogliono ancora, c’è il Cuzzocrea Stage al camping.

Lucio Corsi - Foto di Giovanni Cantamesss


I bambini delle prime file, sono forse i più fortunati: questa sera, in attesa del loro idolo, hanno visto aprirsi porte inaspettate e, chissà, scopriranno tra queste performance il suono che farà battere loro il cuore per gli anni a venire.

Buona, buonissima, la prima. Adesso dritti al secondo giorno.

Testo di Giovanni Cantamessa