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Editoriali

Mayhem: 40 Anni di oscurità assoluta

La band che ha plasmato il black metal, tra tragedie, roghi di chiese e un’eredità di oscurità che continua a evolversi.

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Foto free per articolo Paolo Pala

Il 2025 ruggisce eppure un’ombra millenaria si staglia, implacabile, sui palchi del mondo. I Mayhem. Non un nome, ma un marchio a fuoco sull’anima di chiunque abbia osato guardare nell’abisso del black metal. Quarant’anni o poco più. Quattro decadi di un’esistenza contorta, di musica che lacera le carni e di una storia che, per sua stessa violenza, divora ogni finzione.

Dal Kilkim Žaibu Festival al Vagos Metal Fest, i Mayhem celebrano un quarantennale che non è festa, ma un rituale. Questo è il momento per penetrare l’oscurità che ha generato una delle formazioni più iconiche e letali che il metal abbia mai partorito.

Gli albori del male: 1984, la nascita di un incubo

Immagina la Norvegia di metà anni ’80. Qui, nel 1984, un’idea folle prese carne nelle menti di tre demoni: Øystein Aarseth (Euronymous), Jørn Stubberud (Necrobutcher) e Kjetil Manheim. Nacquero i Mayhem. Già dai primi demo, “Voice of a Tortured Skull” e “Pure Fucking Armageddon”, entrambi del 1986, fu chiaro: non avrebbero giocato. Volevano profanare, creare un sound così primitivo e nichilista da far impallidire persino i loro maestri. Erano i profeti di un suono sporco, malato, intriso di satanismo.

Foto free come creative commons https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mayhem,_Summer_Dying_Loud_2024_22.jpg

Sangue, morte e leggenda nera

Ma la leggenda dei Mayhem è intessuta non solo di riff, ma di sangue, morte e follia pura. È qui che si svela la “trilogia nera“, un incubo che ha cementato il loro status di culto maledetto, divorando persino la rappresentazione superficiale del film con Rory Culkin, “Lords of Chaos“.

Il primo atto di questa tragedia si manifesta con l’arrivo di Per Yngve Ohlin, il dannato Dead. Un cantante svedese la cui ossessione per la morte era una malattia, una possessione. Dead non recitava; era la sua parte. Si squarciava le vene, lanciava teste di maiale alla folla, il suo fetore di morte era parte del rito. La sua depressione, però, era un baratro autentico. L’8 aprile 1991, Euronymous trovò Dead senza vita, suicida. La reazione di Euronymous fu agghiacciante: fotografò il cadavere, scatti che finirono sulla copertina di un bootleg. Le voci, tetre e persistenti, narrano di frammenti del cervello di Dead raccolti per farne collane da distribuire a membri della scena.

Lords of Chaos

Helvete e l’Inner Circle: Il cuore del male

Con la morte di Dead, Euronymous divenne il burattinaio, il leader, l’ideologo di un movimento strisciante. Aprì “Helvete” (Inferno) a Oslo, cuore pulsante della nascente scena black metal norvegese. Ma non era solo un negozio: era la sede di un’organizzazione informale ma temuta, l’Inner Circle. Questo gruppo, di musicisti e fanatici, divenne un focolaio di ideologie estreme: un anticristianesimo feroce, satanismo e nichilismo, terreno fertile per azioni violente.

L’espressione più terrificante di questa follia fu la serie di incendi alle chiese. Non semplici atti vandalici, ma azioni simboliche di guerra. Varg Vikernes (Burzum), figura chiave che era entrata nell’orbita dei Mayhem, fu coinvolto in diversi di questi roghi. Sebbene non condannato per la devastazione della Fantoft Stave Church, questo incendio divenne l’atto più iconico attribuito al movimento. Questi roghi non erano casuali, ma una “vendetta pagana” voluta contro il cristianesimo. Euronymous, pur non essendo un piromane diretto, approvava e incitava tali azioni, vedendole come il mezzo perfetto per radicalizzare la scena e scioccare il mondo, gettando un’ombra ancora più lunga sulla storia dei Mayhem.

Il delitto e il verdetto dell’inferno

Nel 1992, l’entrata di Varg Vikernes che incise il basso su “De Mysteriis Dom Sathanas”. La sua relazione con Euronymous fu un mix velenoso di collaborazione e rivalità tossica, culminata in un odio cieco. Il 10 agosto 1993, Varg assassinò Euronymous con 23 coltellate. Un crimine che rese i Mayhem la band più infame e dannata del pianeta, e che portò alla fine dell’Inner Circle.

Nonostante il vortice di tragedia, i Mayhem partorirono un’opera che divenne il pilastro assoluto del black metal: “De Mysteriis Dom Sathanas”, scagliato sul mondo nel 1994. Con le voci di Attila Csihar, il basso di Varg, la batteria di Hellhammer e le chitarre di Euronymous, l’album è un monumento sonoro all’oscurità più profonda.

L’Evoluzione del suono

Dopo la tempesta infernale, i Mayhem hanno dimostrato una resilienza sbalorditiva. Il loro sound non ha marcito. Da “Deathcrush” a “De Mysteriis Dom Sathanas”, la band ha continuato a lacerare nuovi sentieri con album come “Grand Declaration of War” (2000), “Chimera” (2004) e “Ordo Ad Chao” (2007). Il più recente “Daemon” (2019) ha dimostrato che, anche dopo quarant’anni, sono ancora capaci di creare musica innovativa, brutale e inconfondibilmente loro.

E l’evoluzione continua. A sei anni di distanza da “Daemon”, i Mayhem sono tornati in studio per registrare un nuovo album. In una recente intervista, il bassista Jørn “Necrobutcher” Stubberud ha confermato la notizia, spiegando che la distanza tra un disco e l’altro è fondamentale per trovare nuove ispirazioni e permettere ai brani di evolvere.

L’eredità immortale: quarant’anni di influenza

I Mayhem non sono una band, ma un punto di riferimento ineludibile per chiunque voglia comprendere il black metal. La loro influenza è immensa, un’onda d’urto che ha plasmato non solo il suono, ma l’estetica e l’ideologia del genere. Oggi, mentre si preparano a calcare i palchi estivi del 2025, restano una forza inarrestabile.

Sono la prova vivente che l’arte, anche quella più estrema e violenta, può persistere, evolvere e continuare a devastare. Sono il rumore dell’inferno che erutta, la colonna sonora perfetta per le notti più oscure dell’anima. E dopo quarant’anni, il loro caos continua a risuonare, promettendo ancora un’eternità di oscurità.

Post Scriptum

Scrivere dei Mayhem è come maneggiare vetri rotti: una discesa agli inferi. Questo viaggio me lo raccontò per la prima volta il mio amico Alessandro. A lui devo ogni riga.

Alcune storie non si ascoltano: ti scelgono, ti segnano. E i Mayhem, dopo quarant’anni, sono ancora qui. A devastare. A esistere. Lunga vita al caos. Lunga vita ai Mayhem!

Paolo Pala