Connect with us

Editoriali

POPLAR FESTIVAL: il volto bello del live in Italia

Published

on

Poplar Festival - Foto di Pietro Possamai

Trento non sarà una grande città, né forse la più vivace che possa venire in mente, ma è casa di un festival musicale che – anno dopo anno – si sta ritagliando uno spazio sempre più centrale nel panorama italiano: il Poplar.

Relativamente giovane, perché nato nel 2017, il Poplar è uno dei rari esempi nel nostro Paese di festival nel vero senso della parola. Questo perché va oltre la mentalità – comune a tante rassegne musicali nostrane – secondo cui per indossare il cappello di “festival” è sufficiente mettere su un palco gli artisti del momento senza particolare cognizione di causa. Il Poplar è al contrario da sempre votato alla ricerca – che per il pubblico diventa scoperta – di tutto ciò che di valido la musica italiana (e non solo) ha da offrire, scavando spesso nei meandri che nemmeno scalfiscono il mainstream. È proprio questo, ovvero lo studio delle novità più interessanti e quindi una direzione artistica di spessore, a conferire al Poplar Festival un’anima, cosa che tante altre rassegne non possono vantare.

È così che, nel DAY 1 dell’ultima edizione – appena conclusasi – del festival, mi sono ritrovato a fare un viaggio musicale strabiliante, a tratti spiazzante: esattamente quello che mi aspettavo.

Arrivo sulla splendida collina del Doss di Trento, dove da qualche anno si tiene il Poplar, e vengo accolto dalla trap illuminante e disturbante di Tony 2Milli, la cui musica è difficile da spiegare a chiunque sia nato dopo il 2000 o giù di lì. È l’assurdo, ma a suo modo geniale, prodotto della cultura dell’Internet, dei meme, di una bella dose di cultura hip-hop e trap americana, con una spruzzata di teorie del complotto: tracciare il confine tra ciò che è serio e ciò che è ironico sta all’ascoltatore, e forse è proprio questo uno degli aspetti più interessanti.

Finisce lui e sul palco opposto attacca Simone Panetti, tra gli streamer italiani più seguiti, che dal 2020 ha dato sfogo alla sua creatività incontenibile reinventandosi cantante, peraltro con ottimi risultati. Del suo progetto è estremamente affascinante la capacità di variare sonorità e registri padroneggiandoli tutti con naturalezza, ma anche la carica esplosiva che sa sprigionare dal vivo e che il pubblico di Trento ha potuto sperimentare.

È ufficialmente partito il ping-pong, perché non appena smette Panetti attacca sull’altro palco il nome più chiacchierato – giustamente, aggiungerei – del rap italiano nell’ultimo anno: Sayf. Questo ragazzo in pochi mesi è passato da quasi sconosciuto ad artista affermato, come testimonia – tra le altre cose – il suo featuring nella canzone estiva di Marco Mengoni “Sto bene al mare”. Talento cristallino, sa essere tante cose diverse, riuscendo a mantenere sempre un’identità chiara e una forte credibilità: è tamarro in “Occhialata Carrera”, è romantico in “Una cotta per te”, è leggero in “Figli dei palazzi”, è tutto questo e molto di più. Sulla performance niente da dire: migliora di concerto in concerto e quando inizia a suonare la tromba a fine live non ce n’è per nessuno.

Dopo un rapido salto al terzo palco – l’Eden Stage, novità di quest’anno – per assistere al dj set di Eva Bloo, tra le artiste emergenti più interessanti nel mondo dell’elettronica italiana, torno rapidamente allo stage dove aveva suonato Panetti, perché nel frattempo ci è salito TonyPitony. Probabilmente è la mia bolla, ma ne sento parlare ovunque, lo vedo cantare insieme a Marco Castello in un assurdo video su YouTube, diversi amici mi consigliano di ascoltarlo: quindi sono curioso. Con la sua estetica da Elvis trapiantato in Italia nel 2025, i suoi testi ironici e dissacranti, insieme alle sue spiccate doti canore e ad un’attitudine da vero performer, conquista il pubblico di Trento: anche noi siamo stati “pitonati”.

Dopo TonyPitony, sull’altro palco è arrivato il momento dei Confidence Man, band electropop australiana definita “unarguably one of the hottest acts on the planet right now”. Ci si mette solo un istante a capire il motivo di questa nomea, perché i due cantanti Janet Planet e Sugar Bones, con acrobazie, sensualità e una carica esplosiva generano un campo magnetico che attrae inesorabilmente chiunque graviti nei pressi del palco. Il loro è un set divertente e ricco di colpi di scena: una piacevolissima scoperta per chi, come me, fino a quel momento li conosceva solo per qualche brano capitato nello shuffle di Spotify.

A chiudere le danze, sullo stesso stage, è il padrone di casa Pop X aka Davide Panizza, che della zona di Trento è originario e che al Poplar è già stato diverse volte in passato. In quest’occasione si trova in tour per i vent’anni di carriera e si vede che sta giovando in campo amico: sopra e sotto il palco scatta una festa disinibita e ipnotica. Quando Panizza, con i suoi iconici occhiali luminosi, inizia a cantare “Io centro con i missili” l’energia delle migliaia di anime che affollano il Doss schizza alle stelle. La sensazione è che assistere ad un pazzo live di Pop X qui, a Trento, al Poplar, sia ancora più pazzo e ancora più bello.

Cala così il sipario su un primo, elettrizzante giorno di festival, durante il quale si sono esibiti anche tanti altri artisti meravigliosi come Umarell, Faccianuvola, Tresca Y Tigre, Queen of Saba (e l’elenco continuerebbe ancora!).

In chiusura, mi viene solo da dire: complimenti – davvero – al Poplar Festival per credere, e dimostrare, che la musica può ancora essere scoperta, che si può apprezzare un concerto di un artista anche se non lo si conosceva fino al giorno prima, che si può – se si vuole – dare spazio alla musica che non sta in classifica ma che merita ugualmente di stare sotto ad un riflettore.



di Pietro Possamai per Music Attitude

Continue Reading