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Dischi

Vie: il lato vulnerabile di Doja Cat

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Doja Cat in concerto agli I-days Coca Cola 2024 a Milano

Doja Cat torna con il suo quinto album in studio, Vie, un progetto che segna il ritorno dichiarato al pop dopo gli esperimenti rap e abrasivi del precedente Scarlet.
Registrato ai Miraval Studios in Francia dal 2022 al 2025, il disco si immerge in un’estetica rétro e in un universo fatto di amore, romanticismo e fragilità.
Già dal rollout del disco Doja mette subito le cose in chiaro dichiarando un pop lucido, melodico dall’estetica retrò francese: Dal primo singolo “Jealous Type” alle ultime apparizioni sui red carpet dove l’artista sembra vestire i panni di una vamp anni ‘80s con trucco e parrucco che richiama proprio a quell’epoca.

Per aumentare la curiosità, nelle settimane precedenti alla pubblicazione è stato svelato il progetto “Love Language”, una raccolta di tre vinili con tre cover diverse: in una lei in primo piano circondata da rose (un omaggio ad “American Beauty?”), nel secondo la troviamo di fronte alla Tour Eiffel in uno scatto che urla vintage da ogni pixel e che sembra uscito da un vecchio album dei ricordi, nel terzo lei avvolta da una pelliccia bianca con in braccio un cagnolino, tutto in pieno stile retrò.


Inoltre i fan iscritti alla sua newsletter hanno avuto l’opportunità di accedere a un link che ha permesso loro di ascoltare alcuni brani in anteprima ed avere degli spoiler sui versi del disco. Insomma, una promozione coinvolgente che ha mantenuto alta l’attenzione.
Dal primo ascolto emerge una produzione intrisa di synth, drum machine e atmosfere ‘80s ma con un taglio moderno. L’obiettivo è chiaro: costruire un pop elegante e magnetico, più vicino all’immaginario francese e romantico evocato dal titolo che alla dimensione urban del passato. Ne sono l’esempio “Jealous Type”, “Gorgeous”, “Stranger”, “One More Time” e “Take Me Dancing” con SZA, l’unico featuring del disco e annunciato poche ore prima dell’uscita con un tweet: “SZA è la sirena del secolo e la mia voce preferita” (Le due artiste avevano già collaborato nel brano vincitore del premio GRAMMYs “Kiss Me More” e al remix di “Kill Bill”)
La voce di Doja è camaleontica: morbida e seducente nei momenti più intimi – troviamo un perfetto francese in “Lipstain” e in “Happy” e un bel falsetto in “All Mine” – e tagliente e ironica quando serve energia come in “Silly! Fun!” e “Make it Up”.


Il cuore dell’album batte intorno a un concetto: amore. Non solo quello carnale o da hit radiofonica, ma anche la riflessione sulle relazioni tossiche, sulla gelosia, sulla paura di esporsi. Doja, che ha dichiarato di essersi ispirata alle sue sessioni di terapia, mostra un lato meno costruito, più umano, senza rinunciare all’ironia e al senso spettacolare che la caratterizzano. Dopotutto la cover ufficiale la vede incastrata con un paracadute tra i rami degli alberi, su Instagram infatti l’ha descritta così: “Innamorarsi significa affidare la fiducia a sé stessi e agli altri. Il paracadute giallo rappresenta curiosità, felicità e avventura. Ti porta a volare verso nuove esperienze e nuovi scenari, a fare un salto nel vuoto con fiducia, senza limiti. L’albero rappresenta la vita e la saggezza. Ti dà un senso di sicurezza tra i suoi rami, ma il dolore della caduta insegna che quei graffi possono guarire. Non devi per forza toccare terra. L’amore cresce verso l’alto, ma soprattutto verso il basso. Sono le radici a tenerti saldo. Questa è la copertina del mio album.”


In conclusione “Vie” è un album piacevole e ben studiato, che quando rischia di cadere nel cliché del pop retrò si rialza con del sano rap in stile Doja e ti fa ricredere.
Non tutti i brani rimarranno impressi, ma questo non è un disco che cerca la perfezione, bensì un tassello importante della discografia di Doja Cat che mostra la sua vulnerabilità e la sua voglia di sperimentare, che vuole far riflettere su cosa significhi vivere e amare, anche sotto i riflettori.