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Killswitch Engage al Fabrique: Milano ritrova i maestri del metalcore

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Killsiwtch Engage - Foto di Alessandro Bosio

Sei anni. Tanto è passato dall’ultima volta che i Killswitch Engage hanno calcato un palco italiano. Ieri sera al Fabrique di Milano quell’attesa si è dissolta in un’ora abbondante di pura energia, con tremila fan pronti a trasformare la serata in una festa metalcore.

Il preludio

La serata si è aperta con tre band di supporto che hanno creato un crescendo perfetto. Gli Employed To Serve hanno scaldato l’ambiente con un hardcore diretto, i Decapitated hanno imposto la loro chirurgica precisione death metal, mentre i Fit for an Autopsy hanno lasciato il segno con un set cupo e devastante. Il pubblico, già numeroso fin dalle prime ore, si è fatto trovare pronto.

Il boato dell’ingresso

Alle 20:45 il buio, il boato, e l’ingresso dei Killswitch Engage. L’apertura con un brano dal nuovo album This Consequence ha subito chiarito che la band non intendeva affidarsi solo alla nostalgia. La scaletta ha mescolato pezzi freschi e classici intramontabili: “My Curse”, “The End of Heartache” e infine “My Last Serenade”hanno trasformato il Fabrique in un coro unico, con il pubblico a sovrastare le casse.

Un gruppo affiatato

Dal vivo i Killswitch Engage sono una macchina ben rodata. Le chitarre di Adam Dutkiewicz e Joel Stroetzel si intrecciano con potenza e melodia, mentre basso e batteria danno spessore senza perdere precisione. Ma il fulcro resta Jesse Leach, frontman capace di alternare furia e lirismo, incitando costantemente la folla e rendendola parte dello spettacolo.

L’apice e il saluto

Dopo oltre un’ora serrata, l’encore finale ha dato la scossa definitiva, chiudendo la serata tra applausi e cori. “Non aspetteremo altri sei anni per tornare”, ha promesso Leach, strappando l’ennesimo boato di approvazione.

Bilancio

Quello al Fabrique non è stato un semplice concerto, ma una celebrazione. I Killswitch Engage hanno confermato di saper unire tecnica, energia ed emozione come pochi, e Milano ha risposto dimostrando che qui il metalcore ha radici profonde.