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L.A. Witch live all’ Arci Bellezza, Milano – 8 ottobre 2025
Le L.A. Witch, in concerto all’Arci Bellezza di Milano l’8 ottobre 2025, hanno trasformato un mercoledì sera qualunque in un rituale di garage rock oscuro e psichedelico. A rompere il ghiaccio ci pensano i GASCO, trio psych garage milanese che sembra uscito da un sogno lucido tra Venice Beach e Porta Romana. I loro riff danzanti e i power chord pieni e i delay controllati trasportano la platea in un viaggio garage-psichedelico che profuma di West Coast ma resta saldamente ancorato all’asfalto lombardo.
Poi, luci basse. Alle 22 spaccate quattro figure si stagliano contro il rosso intenso del fondale. Sade Sanchez, Irita Pai e Ellie English, accompagnate da Clamart Tara Laura come membro aggiunto per il tour, entrano in scena con la calma di chi sa di non dover dimostrare nulla. Le L.A. Witch non fanno spettacolo, lo evocano. Bastano pochi accordi per far calare quella coltre di polvere sonora che da anni le accompagna, un misto di deserto californiano e nightclub parigino illuminato al neon.
Il live è un viaggio ipnotico attraverso DOGGOD, il loro nuovo e terzo album, registrato proprio a Parigi, al Motorbass Studio. Il titolo, DOGGOD racchiude la poetica ambiguità del disco: una devozione laica, un sacrificio che scorre come benzina sotto la pelle. “Mi sento come una serva dell’amore,” ha dichiarato Sanchez, “come un cane fedele, disposto a morire per esso.” Un concetto che ritorna, avvolto in chitarre shoegaze e bassi che si contorcono in una spirale dark-wave, debitrice tanto ai Cure quanto ai Gun Club.
Dal vivo, quei riferimenti si fondono in qualcosa di più viscerale. “777” scuote la sala con la sua ossessione rituale, “Kiss Me Deep” scivola tra amore e morte come una danza lenta e velenosa. Nei momenti più intensi, la voce di Sanchez si fa un sussurro abrasivo, la chitarra VOX è una lama. Il suono di basso di Pai è enorme e suadente, English dietro la batteria detta un ritmo incessante: insieme costruiscono un groove ipnotico, pulsante, quasi motorik. È un suono più controllato e affilato rispetto ai primi album, meno garage e più gotico, ma ugualmente rovente.
Il pubblico è composto da persone diverse: fan della prima ora e curiosi che si avvicinano al culto delle streghe di Los Angeles. Nessun pogo, solo corpi oscillanti e occhi chiusi. È una trance urbana, un modo di respirare la notte. Sade scherza pronunciando qualche parola in spagnolo – perché si sa che da fuori lo spagnolo e l’italiano sono quasi sovrapponibili, ma non è un concerto che lascia tanto spazio al chiacchericcio.
L’Arci Bellezza, con la sua luce calda e il pavimento che vibra sotto i bassi, si conferma uno dei templi più autentici per la musica indipendente a Milano: intimo, sudato, vibrante.
Alla fine del set, si cocedono giusto un paio di bis. Le L.A. Witch lasciano il palco come erano entrate: silenziose, misteriose, inesorabili chiudendo la seconda delle due date italiane.
Una serata che ha ricordato perché il trio californiano resta una delle voci più credibili e coerenti del garage rock: capace di reinventarsi senza perdere la propria ombra.
E se i GASCO sono il futuro della scena locale, le L.A. Witch ne stanno scrivendo un nuovo capitolo sotto la luna piena.
