Editoriali
Niccolò Fabi – Il concerto al Gran Teatro Geox di Padova
Di fronte al pubblico del Gran Teatro Geox di Padova questa sera, il cantautore romano Niccolò Fabi si presenta con la tappa padovana del suo “Libertà negli occhi Tour 2025” — un momento che segna non solo la prosecuzione di un tour, ma una fase di rilancio artistico e personale di un autore che da venticinque anni ha saputo ritagliarsi uno spazio alla sua maniera nel panorama italiano.
Il tour ha preso il via nei teatri italiani in ottobre 2025, attraversando città come Isernia, Ravenna, Milano, Bologna e Torino, e arriverà poi nelle tappe successive fino a Roma. Il fil rouge del tour è il nuovo album Libertà negli occhi (uscito il 16 maggio 2025) che Fabi ha concepito come un’esperienza di “ritorno all’essenziale”, lontano dalle luci principali e dal rumore della scena. Questa distanza dai riflettori è percepita molto esplicitamente durante questa serie di concerti, nei quali Niccolò si esibisce quasi in penombra, volutamente ricercata per lasciargli lo spazio ed i modi che lui stesso definisce: “necessari per sentirsi a suo agio”.
Luci basse, soffuse, colori caldi e le note della sua musica che riempiono la sala avvolgendola di intimità e passione.

In un’intervista, Fabi racconta: «La creatività ha a che fare con la fertilità… a 25 anni siamo al massimo. Poi invecchiando…» E ancora: «Ho scelto uno chalet isolato in Val di Sole per registrare: lontano da tutto, senza aspettative».
Sul palco ci si aspetta dunque un Fabi “in punta di piedi”: meno show man appariscente, più narratore, più ascolto e meno effetto. In un’intervista ha dichiarato: «Sul palco voglio essere una silhouette. La mia voce è migliore ora che sono invecchiato».
Musicalmente, il tour mescola con cura i nuovi brani (da Alba, L’amore capita, Acqua che scorre, fino a Casa di Gemma) con i classici del repertorio, offrendo al pubblico una panoramica ampia dell’artista.

Il nuovo album: “Libertà negli occhi” e la rinascita creativa
Il titolo «Libertà negli occhi» non è casuale: Fabi spiega che si riferisce alla capacità di guardare “senza polvere” — senza pregiudizi, senza aspettative — come quando si è bambini.
La genesi del disco avviene — come detto — in una baita in Val di Sole, nello chalet “Lago dei Caprioli”, dove Fabi insieme a Roberto Angelini, Alberto Bianco, Filippo Cornaglia, Emma Nolde e Cesare Augusto Giorgini ha registrato in pochi giorni immersi nella montagna.
Questa modalità di lavoro – fuori dal frastuono, fuori dalle logiche commerciali urgenti — appare come un segnale di maturità, e di volontà di fare un disco che non rincorra mode ma si renda “opera” nel senso più autentico del termine. In una fase della carriera dove l’autore racconta di “essere sul crinale per diventare ridicolo” se non trova nuove ragioni per scrivere canzoni, questo progetto è una risposta: provare ancora, con sincerità e libertà.
Sul piano personale, Fabi non si propone più come “giovane” cantautore in cerca di successo, ma come autore consapevole della propria storia — eppure ancora «in gioco». In un’intervista dice: «Non vado in tv e non sono di moda ma ai miei concerti si viene per commuoversi».
E ancora: «Scrivere canzoni è un po’ cercare di far entrare il mare in un bicchiere».

Sono dichiarazioni che rivelano un artista che ha fatto pace con la propria timidezza (che lo accompagna fin dagli esordi) e che ora la trasforma in forza: “osservatore” più che “ protagonista”, in una posizione che permette di raccontare, più che mostrarsi.
Niccolò Fabi un artista che non fa “il pezzo grosso”, ma continua a fare ciò che sa fare meglio: raccontare, con modestia e intensità, la vita che cambia, l’occhio che si apre, la libertà che si conquista.
