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Big Special live Milano 2025: poesia industriale e rabbia punk

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Big Special - Foto di Giovanni Cantamessa

Nel cuore di Milano, il live dei Big Special in Santeria Toscana 31 è stato più di un concerto: è stata una confessione collettiva. Il duo inglese formato da Joe Hicklin e Callum Moloney ha portato sul palco la sua miscela di punk, spoken word e poesia industriale, regalando al pubblico italiano la prima esperienza da headliner della band. E anche se la sala non era completamente piena, l’energia era tale da far vibrare ogni centimetro del locale.

Provenienti dalle West Midlands, Hicklin e Moloney nei loro brani raccontano con rabbia e ironia la realtà post-industriale della loro terra, fatta di disillusione, depressione e solidarietà operaia. La loro musica, incandescente e teatrale, si muove fra il fuoco emotivo del punk e la narrazione poetica di una working class dimenticata. Nel live milanese, questa urgenza è esplosa con la stessa potenza che ha reso i Big Special una delle rivelazioni della nuova scena britannica.

Gans - Foto di Giovanni Cantamessa


Ad aprire la serata del Big Special live Milano 2025 sono stati i GANS, duo proveniente anch’esso dalla Black Country e firmato per l’etichetta Strap Originals di Pete Doherty. Con il recente album Good For The Soul, prodotto da Ross Orton (già al lavoro con Arctic Monkeys e Amyl & The Sniffers), i GANS hanno mostrato una forza bruta e luminosa. Batteria martellante, chitarre abrasive e synth dal respiro techno hanno reso il loro set un inno alla liberazione. Il pubblico è rimasto un po’ tiepido all’inizio, forse spiazzato dalla loro carica travolgente.

Quando i Big Special hanno preso il palco, la Santeria è diventata una piccola cattedrale di rabbia e gioia. Black Country Gothic ha aperto la scaletta come una dichiarazione d’intenti, seguita da The Mess, Mongrel e Plaintive Native, tratte dal loro acclamato debutto Postindustrial Hometown Blues e dal nuovo progetto National Average. Ogni pezzo sembrava un dialogo tra chi canta e chi ascolta, un rituale collettivo di riconoscimento e guarigione.

Callum Moloney, visibilmente emozionato, ha preso il microfono per ringraziare il pubblico, raccontando che quello era il loro primo concerto da headliner in Italia. “Joe è il mio migliore amico dai quindici anni,” ha detto, “e mai avremmo immaginato di suonare davanti a un pubblico così caloroso in Italia!”

Big Special - Foto di Giovanni Cantamessa


Tra un brano e l’altro, i due hanno scherzato sul gesticolare tipicamente italiano, ridendo e alimentando un senso di connessione autentica. Poi è arrivato il momento più intenso della serata: Trees. Hicklin e Moloney hanno lasciato il palco e si sono immersi nel pubblico, circondati da braccia, bicchieri di birra e voci che hanno trasformato la canzone in un inno collettivo. L’intera sala cantava, creando un’atmosfera di catarsi e appartenenza che poche band sanno evocare.

Il live dei Big Special a Milano è stato un memorandum di cosa significhi portare la verità su un palco. Anche in un locale non pieno, la sensazione era quella di trovarsi al centro di qualcosa che cresce e che, presto, travolgerà platee più grandi. La chiusura con DiG! ha lasciato il pubblico in estasi, mentre Hicklin e Moloney si abbracciavano, visibilmente commossi.

C’è qualcosa di profondamente inglese ma universalmente umano nel modo in cui i Big Special raccontano la vita: la loro rabbia non è sterile, ma compassionevole. Le loro canzoni parlano di sopravvivenza, comunità e speranza, anche quando tutto sembra perduto. Come scriveva Rolling Stone UK, “Big Special are giving working-class Britain its voice back.” E quella voce, a Milano, è risuonata forte e chiara.

I GANS, con la loro carica tribale e sincera, hanno preparato il terreno in modo impeccabile, creando un filo rosso tra la propria poetica di redenzione e quella dei Big Special. Insieme hanno offerto uno spettacolo che ha unito generazioni, emozioni e accenti, dimostrando che la scena britannica post-industriale non è soltanto viva, ma in piena trasformazione.

Big Special - Foto di Giovanni Cantamessa


Questo live è uno di quegli eventi che non si dimenticano facilmente. Non tanto per la grandezza del palco o del pubblico, ma per la sincerità di ciò che è accaduto. Due amici di lunga data, armati di voce, batteria e parole, hanno mostrato quanto possa essere potente la musica quando nasce dal bisogno di dire la verità.

Big Special - Foto di Giovanni Cantamessa


La prossima volta che i Big Special torneranno in Italia – e non c’è dubbio che succederà – probabilmente troveranno una folla più grande, ma quello che resterà di questa prima notte milanese è la sensazione rara di aver assistito a qualcosa di autentico. Una band in ascesa e consapevole delle proprie radici. Chi ha preso il biglietto è stato fortunato, la prossima volta dovrà sgomitare un po’ di più per arrivare in prima fila.