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Editoriali

Heartworms all’Arci Bellezza: quando il post-punk ha un’anima.

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Heartworms - Foto di Giovanni Cantamessa

C’è qualcosa di magnetico nel modo in cui Jojo Orme, in arte Heartworms, domina la scena.
Non urla, non si impone. Costruisce invece un campo di tensione tra sé e il pubblico, come se ogni luce bianca incidente fosse parte di un rituale. Ieri sera, all’Arci Bellezza di Milano, quel rituale ha avuto tutta la forza di una confessione collettiva.

Prima di lei, il palco è stato affidato al duo elettronico Kyoto, di Roberta Russo a cui si è aggiunto da poco Truemantic aka Toto Ronzulli. Il nome della band potrà ancora non dirvi troppo, ma il progetto è in giro già da diverso tempo e può già contare su numerosi fan, grazie anche a degli opening act importanti, come per i Massive Attack. Suoni minimali e distorti, linee di synth fredde e liquide. Un’estetica che ricorda le prime uscite di Warp Records. Un progetto da tenere assolutamente d’occhio, che sembra sincero e che non cede alle faciloneria di cantare testi in inglese. Decisamente solidi.

Quando Heartworms sale sul palco, il locale non è ancora pieno e non lo sarà fino alla fine. A chi è rimasto a casa, inconsapevole, dico solo una cosa: mi dispiace per voi. All’Arci Bellezza si respira attesa. Prima che le luci si spengano, tra il pubblico si scambiano battute e curiosità. C’è chi è arrivato anche da Torino, non proprio dietro l’angolo.

L’artista londinese è reduce dal successo del suo primo album Glutton for Punishment e da un tour europeo con tappe sold out a Berlino, Parigi e Londra. Tra poche settimane volerà per la prima volta in Giappone, con date a Kawasaki e Osaka. Non è la sua prima volta in Italia. Aveva già conquistato il pubblico di Ypsigrock Festival 2023 e del Covo Club di Bologna nel 2024. Ma ora è chiaro: sta giocando un campionato diverso.

Le luci bianche disegnano la scena come un laboratorio. Bagliori rossi e verdi emergono a tratti, sincronizzati con i suoi spasmi sonori. Tutto contribuisce all’estetica controllata e viscerale di Heartworms. Extraordinary Wings apre la serata con lentezza e solennità.
Segue Retributions of an Awful Life: la voce di Orme, glaciale e recitata, si fonde con le chitarre in un crescendo nervoso. C’è una precisione militare nella costruzione dello show.
È il riflesso della sua ossessione per la disciplina e l’estetica del potere. Temi che tornano in Warplane e nella drammatica Consistent Dedication, uno dei brani più riconoscibili del repertorio. Tra i momenti più intensi: l’a cappella di Beat Poem e una sorprendente cover di Masters of War di Bob Dylan. Orme la canta con tono spettrale, trasformandola in una preghiera industriale.

Il pubblico partecipa per buona parte del concerto, catturato, ammaliato e a tratti forse spaventato dalla carismatica presenza di Heartworms sul palco. Nel finale la sala esplode in una liberazione collettiva. Just to Ask a Dance, Celebrate e Jacked chiudono la serata con un’energia catartica. La voce di Orme si fa più calda, quasi fragile. È come se il concerto si spegnesse da solo, esausto, una candela senza cera.

Heartworms live all’Arci Bellezza conferma ciò che molti avevano intuito, cioè Jojo Orme non è soltanto una delle nuove voci del post-punk britannico ma un progetto che unisce poesia, trauma e strategia. La sua è una performance che rifiuta il cinismo moderno e cerca qualcosa di più autentico. A Milano, Orme ha dimostrato che si può essere teatrali senza perdere verità e credibilità, senza cadere nelle caricature. Vulnerabili e, allo stesso tempo, in pieno controllo. Non è un caso che anche Hideo Kojima, il visionario creatore di Metal Gear e Death Stranding, l’abbia citata più volte tra le sue artiste preferite: entrambi condividono la stessa ossessione per il dettaglio, la narrazione e il controllo.

Una cosa è certa: dopo una notte come questa, Milano non la dimenticherà facilmente.

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Heartworms - Arci Bellezza - Milano

Foto di Giovanni Cantamessa