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The Last Dinner Party – From the Pyre
Ci sono storie che sembrano scritte per diventare leggenda. Quella delle Last Dinner Party inizia nel 2018, durante la Freshers’ Week al King’s College di Londra, quando Abigail Morris, Georgia Davies e Lizzie Mayland si incontrano tra concerti al Windmill di Brixton, lo stesso terreno fertile da cui erano emersi i Black Midi e gli HMLTD.
L’idea del gruppo – allora chiamato semplicemente The Dinner Party – nasce da un’immagine: un banchetto edonista, teatrale, dove la femminilità potesse essere sacra e profana allo stesso tempo. Per mesi restano un progetto embrionale, fino a quando, nel 2021, si esibiscono per la prima volta al pub The George, davanti a una ventina di persone. Quel piccolo concerto, filmato dal videomaker Lou Smith e caricato su YouTube, che non diventa virale ma comunque sufficiente per innescare una catena di eventi inaspettata: mail, proposte, attenzioni da parte di manager e label fino alla firma con la Island Records, leggendaria etichetta di artisti come Chappell Roan, ma anche di Sabrina Carpenter e The Killers. Nel giro di un anno aprono per i Rolling Stones a Hyde Park, mentre la loro estetica barocco-pop – corsetti, candele e dramma – comincia a diffondersi come una febbre nelle notti londinesi.
Da allora la loro ascesa è inarrestabile: Nothing Matters, prodotto da James Ford, diventa un successo globale, e nel 2024 arrivano i riconoscimenti ufficiali – BRIT Award come miglior promessa e BBC Sound of 2024. In tutto questo, le Last Dinner Party restano fedeli all’idea di partenza: una cena di streghe, regine e fantasmi che si smontano e si celebrano a vicenda, trasformando la teatralità in un linguaggio politico e personale.
Con From the Pyre, la band risorge dalle ceneri del debutto Prelude to Ecstasy per scatenare qualcosa di più grande, più oscuro e irrimediabilmente vivo. Se il primo album flirtava con la grandeur barocca in modo ironico, il secondo abbassa le luci e lascia che le fiamme si alzino davvero. L’apertura con Agnus Dei è già una dichiarazione di intenti: “Sta arrivando l’apocalisse e non ne ho mai abbastanza”.
Abigail Morris danza tra sensi di colpa cattolici e desiderio, mentre il produttore Markus Dravs costruisce un universo sonoro in cui santi, marinai e spettri si inseguono tra le fiamme. This Is the Killer Speaking spinge la band verso il territorio western, Rifle è accompagnata da chitarroni immensi e delicati, affonda in riff alla Sabbath prima di esplodere in armonie corali, e Count the Ways o Second Best trasformano il dolore in melodia con la precisione degli Sparks e la teatralità di Kate Bush. The Scythe, nata come canzone di rottura, si trasforma in un’elegia per il padre scomparso di Morris: la sua voce vibra tra dolore e grazia, fino a un crescendo orchestrale che lascia senza fiato. È la canzone che da sola spiega perché l’art-rock possa ancora emozionare come un tempo. Se Prelude to Ecstasy era champagne e candele, From the Pyre è il falò dopo la festa – più selvaggio, più terreno, ma altrettanto elegante.
L’eccesso testuale resta, soprattutto in Woman Is a Tree, ma è proprio quella voglia di oltrepassare il limite a rendere tutto elettrizzante. Emily Roberts alla chitarra accompagna la voce di Morris come una lama lucente, mentre il resto della band sembra ballare sull’orlo del collasso. In definitiva, From the Pyre conferma le Last Dinner Party come una delle realtà più affascinanti della nuova scena britannica: teatrali ma sincere, enfatiche ma precise, mitiche e insieme dolorosamente reali. Un album che brucia, risorge e trasforma il pericolo in pura bellezza.
