Dischi
Florence + The Machine: l’urlo che il mondo deve ascoltare
Florence Welch, che ascolteremo in Italia nel 2026, è sempre stata una figura larger-than-life, una sacerdotessa gotica che balla scalza, sui palchi, tra le rovine dell’amore e del dolore. Ma in Everybody Scream, il sesto album dei Florence + The Machine, quella teatralità diventa qualcosa di più viscerale, più umano. È l’urlo di chi ha guardato la morte in faccia e ha deciso di restare viva. È un esorcismo dalla proprie paure. E forse il suo disco più bello.
L’album nasce da un trauma reale: una gravidanza extrauterina vissuta durante il tour del 2023, esperienza che ha naturalmente segnato l’artista. Quel corpo ferito diventa qui la lente attraverso cui Florence esplora la fragilità, la maternità negata, la fame di sopravvivenza e la necessità di trasformare il dolore in arte. È un disco che pulsa di dolore, ma che non si lascia mai sopraffare dalla tragedia.
Catarsi e sopravvivenza
Nel mondo di Everybody Scream, la guarigione non è mai lineare. Le canzoni oscillano tra l’invocazione e il rituale, tra la confessione e la liberazione collettiva. “One of the Greats” è un pezzo che ride in faccia al ridicolo mito del genio maschile con ironia e rabbia. Il brano è stato scritto e suonato insieme a Mark Bowen degli IDLES e i suoni in effetti non lasciano spazio a equivoci, mentre “Music by Men”, scritta con Dave Bayley dei Glass Animals, scava nelle relazioni tossiche con la lucidità di chi ha smesso di chiedere salvezza agli altri.
“Kraken” è puro teatro: la trasformazione del dolore in leggenda, del corpo femminile in creatura marina, minacciosa e sacra. In “You Can Have It All”, che potrebbe essere la chiave dell’intero disco, il tema della sepoltura e della rinascita assume una dimensione liturgica. Quando infine arriva “And Love”, la chiusura, la voce di Florence si fa tenue, arresa, come se dopo l’urlo restasse solo il respiro , e in quel respiro, la pace adagiata su un’arpa che si dissolve lentamente.
Un suono nuovo, antico e necessario
Musicalmente, Everybody Scream è un ibrido vertiginoso: dentro c’è barocco pop, punk, chamber folk e accenni elettronici. Gli arrangiamenti oscillano tra la furia tribale e l’intimità pastorale, passando per momenti quasi mistici. Si sentono echi di Kate Bush e Stevie Nicks, ma anche l’inquietudine gotica dei Cure e la tensione emotiva dei National, complici le collaborazioni di Aaron Dessner, Mitski, il già citato Mark Bowen e il fidato James Ford, produttore britannico leggendario che ha già consacrato mostri sacri come Arctic Monkeys e IDLES, tra tutti.
La voce di Florence è il centro di gravità: fragorosa e corale, sottile e incrinata, come se ogni nota fosse il gesto fisico di un’esorcizzazione. Niente è mai gratuito. Anche quando l’orchestrazione esplode, e succede spesso, il pathos è reale, necessario, guadagnato. È un disco rispettosamente verboso: la voce è costantemente presente, come canto o urla,
L’arte del non nascondersi
Ciò che rende Everybody Scream così potente è la sua onestà. Florence non interpreta un personaggio: lo smonta. La sua femminilità non è più una figura mitica, ma un campo di battaglia. Le sue canzoni parlano del corpo e dei limiti, ma anche del potere di riappropriarsene. È un disco che riconosce la mostruosità dell’essere vivi e la celebra.
Ci sono immagini ricorrenti, come il mare, il sangue, la danza, la sorellanza che diventanto metafore di sopravvivenza collettiva. In questo senso, Everybody Scream è anche un disco politico, ma lo è nel modo più puro: mostrando la vulnerabilità come forma di forza.
Nel suo modo più feroce e vulnerabile, Everybody Scream è un album che ride in faccia alla paura. È Florence Welch nel pieno della sua potenza, ma anche al limite della sua umanità. C’è dolore, ma anche ironia; oscurità, ma anche luce; caos, ma anche grazia. È un disco che non vuole necessariamente piacere, ma vuole liberarti.
In un’epoca in cui la vulnerabilità è spesso un’estetica, Florence Welch la restituisce al suo significato originale: un atto di coraggio. Questo è un lavoro che va vissuto tutto d’un fiato, è un libro unico da leggere dove ogni capitolo racconta un framento di anima.
E quando l’ultimo accordo di And Love si dissolve nell’aria, non resta che fare ciò che il titolo ordina, urla. Ma con la consapevolezza che “peace is coming”, la pace sta arrivando. Per lei, per noi, per chiunque abbia dovuto ricominciare da zero.
