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I Ministri all’Alcatraz – La serata del ritorno a casa, tra conferme e ritardi.

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I Ministri - Foto di Valentina Ceccatelli

Ritorno a casa per il trio milanese.

In quella location, l’Alcatraz, che –  come dichiarato da Dragogna nell’intervista uscita su Repubblica il giorno precedente al live – “è una grande scatolona nera che , se la riempi di cuori (così come è avvenuto nuovamente ieri sera), vengono fuori delle cose belle”.

Un appuntamento molto atteso nell’autunno milanese e non (sono nove le date che toccheranno le città italiane per questa prima tranche di tour, che scommettiamo continuerà fino all’estate 2026), soprattutto per portare in scena l’ottavo album in studio, risultato fin da subito il più centrato e ispirato della band dai tempi di Per un passato migliore.

Una serata che va analizzata, però, a 360 gradi e in cui va dismesso l’occhio del fan – qual’è il sottoscritto fin dagli esordi.

Partiamo dall’inconveniente tragicomico: nella Milano super organizzata dell’anno solare  2026 , centinaia di persone vengono inspiegabilmente lasciate fuori dal locale fin oltre le 21, orario in cui doveva iniziare il live dei Ministri, preceduti alle 20.10 dall’ opening act dei giovani toscani Allerta. La spiegazione ufficiosa fornita è quella di un mancato controllo, nel pomeriggio, dei Vigili del Fuoco per autorizzare l’agibilità del locale (in effetti trattasi di una struttura che ha aperto i battenti solo da pochi giorni e in cui non si è mai svolto nessun concerto o evento live!!).

Tra l’incredulità generale, il pubblico inizia a prendere posto in massa– si tratta di un sold out non ufficialmente dichiarato ma che di fatto lo è – assistendo solo al finale della performance degli Allerta, il cui set viene ridotto all’osso, ma che si fanno apprezzare con un buon  crossover d’annata  che ricorda i Linea 77, unito a presenza e attitudine notevoli.

Alle 22 in punto, invece, salgono sul palco i  Ministri, nella  formazione classica, con il supporto – come già da alcuni anni – del “quarto elemento” –  ovvero Marco Ulcigrai, che riempe palco e suono in maniera impeccabile.

La scelta per aprire la danze – aggiungiamo scontata – cade sull’adrenalinica e trascinante Avvicinarsi alle Casse.

Se da una parte la band si dimostra, come di consueto, impeccabilmente in forma, dall’altra  si avverte fin da subito una errata (o mal gestista) calibrazione dei livelli sonori. La voce di Divi risulta infatti di qualche tono sopra gli strumenti, creando uno scollamento tra i vari componenti che perdurerà almeno fino a Squali nella Bibbia. Ne emergono alcune imprecisioni e stonature nella performance del cantante/bassista che, essendo allo stesso tempo molto fisica, non può risultare  sempre controllata (le prime strofe di Piangere al lavoro hanno fatto piangere anche le nostre orecchie!).

Scelta discutibile è parsa poi l’inserimento, al secondo posto della setlist di Aurora Popolare:  brano iconico dell’album appena uscito che – con tanto di sventolio di bandiera – avrebbe meritato un’attesa e una collocazione  più adeguata, per esempio all’inizio dei bis.

Ora veniamo ai lati positivi e ai plus della serata.

Vedere un live dei Ministri è come assistere ad una partita di calcio in cui sai di per certo che quella squadra, al di là del risultato finale, uscirà sempre e comunque con la maglia fradicia di sudore, facendoti divertire e rendendoti orgoglioso del patto simbolico di appartenenza  sottoscritto.

Ad oggi, tra le band ancora in piena attività – che non vivono di reunion e anniversari – della scena rock  (classica o alternativa), i Ministri sono tra i portabandiera indiscussi. Unici, al pari degli  Zen Circus, nel creare un’empatia e simbiosi con il loro pubblico ineguagliabile sul territorio italiano. L’eterogeneità delle età che si vedono sotto il palco, infatti, è li a dimostrarlo:  over quarantenni che non hanno smesso di seguirli e nuove leve ventenni affascinate dal loro modo di parlare alle nuove generazioni, trattando temi sociali, contemporanei e politici in maniera lucida e mai banale.

Dal punto di vista performativo e qualitativo, i Ministri  sono una band che – superata la soglia dei quarant’anni e raggiunti quasi i venti anni di attività – può ormai vantare una compattezza e un affiatamento rari (a discapito ovviamente del fuoco sacro della gioventù, ma non potrebbe essere diversamente). Quando partono come treni merci in corsa carichi di tritolo – con quella poderosa sezione ritmica coordinata dal capotreno Michele Esposito – con brani come la recente Buuum  o con inni come Diritto al Tetto, è praticamente  impossibile non farsi penetrare da un’overdose di adrenalina ed uscirne in estasi. E quando ti chiedono di sederti per accogliere il loro cantante in mezzo al pubblico, con il momento di maggior pathos della serata (e di tutti i loro live), con quel Bel Canto sempre attuale e impreziosito da una sciarpa pro Palestina, è impossibile non emozionarsi e non sentirsi parte di qualcosa di più grande.

C’è poi l’immancabile stage diving finale sulle note di quell’inno liberatorio e catartico che è Abituarsi alla fine, questa volta con tanto di bandierona sventolata, che vale già da sola il prezzo del biglietto.

La sensazione finale, all’uscita dall’Alcatraz, è quella di un  pubblico grato di aver partecipato ad una serata imperfetta – si – per motivi che esulano in gran parte dalla volontà della band, ma appagante e curativa nel corpo e anima.

Una band da salvaguardare come una specie animale in via di estinzione.

Lunga vita ai Ministri dunque !!! Ma al prossimo giro, occhio ai Vigili del Fuoco e alle montagne russe dei livelli sonori.

SETLIST:

AVVICINARSI ALLE CASSE

AURORA POPOLARE

IL SOLE

POVERI NOI

LA NOSTRA BUONA STELLA

BUUUM

COMUNQUE

PIANGERE AL LAVORO

MANGIO LA TERRA

GLI ALBERI

SQUALI NELLA BIBBIA

LA MIA GIORNATA CHE TACE

TEMPI BUI

SABOTAGGI

SPAVENTI

IL BEL CANTO

ENCORE:

DIRITTO AL TETTO

UNA PALUDE

BEVO

SPINGERE

ABITUARSI ALLA FINE

*
Foto di Valentina Ceccatelli