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La Niña a Firenze: radici e visione sul palco
Al Teatro Cartiere Carrara di Firenze, La Niña, al secolo Carola Moccia, ha presentato una tappa del suo “Furèsta Europa Tour”, impegnata a raccontare il proprio universo artistico, dove tradizione e contemporaneità si incontrano.
Originaria di Napoli e cresciuta a San Giorgio a Cremano, La Niña affonda le proprie radici in una formazione che spazia dalla chitarra giovanile agli studi universitari in filosofia e storia. Il suo progetto solista prende forma a partire dal 2019, quando inizia a pubblicare i primi singoli autonomi. Con l’album Vanitas (2023) e poi con Furèsta (2025) affina un linguaggio che fonde canti in napoletano, italiano e inglese, strumenti tradizionali (come chitarra battente, tamburi a cornice, nacchere) e sonorità urbane o elettroniche.
Sul palco fiorentino, La Niña appare in piena padronanza del proprio stile: una voce che cura tempi e intonazioni, un ensemble di strumenti che richiama le tradizioni del Sud e al contempo assume un impulso “globale”. La scelta del teatro (anziché un’arena o un palasport) contribuisce a dare un carattere più intimo e diretto: quella di Firenze si rivela una tappa in cui la performer non costruisce uno show di pura spettacolarità, bensì propone un dialogo con il pubblico, con la propria storia e con i suoni che l’hanno formata.
I brani del nuovo album fungono da colonne portanti del live: la scrittura di Furèsta è dichiaratamente radicata in una sensibilità popolare — con riferimenti alla musica popolare napoletana e a un “ritorno alle origini” che non significa nostalgia ma re‐interpretazione. n questo senso, Firenze diventa un’occasione per mettere in scena quella tensione tra radice e futuro che caratterizza il suo lavoro.
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Foto di Valentina Ceccatelli

