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Erykah Badu incanta Milano – Il racconto del concerto all’Alcatraz

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Erykah Badu - Foto di Mairo Cinquetti

Milano si accende per celebrare una delle opere più influenti della musica soul moderna. Il 7 novembre 2025, Erykah Badu ha portato all’Alcatraz il tour del venticinquesimo anniversario di Mama’s Gun, un disco che nel 2000 ha ridefinito il suono e l’identità del neo-soul.

Milano non è mai stata così soul

È la prima delle due tappe milanesi, entrambe sold out, e l’entusiasmo dei fan della Sacerdotessa è tangibile: tra il pubblico ascoltatori di vecchia data ma anche tanti ragazzi, molti vestiti a tema, uniti dalla passione per un po’ di sano soul e dalla voglia di ballare.

Così alle 21:10 le luci si abbassano, sul palco appare un enorme schermo a led rosso che colora tutta la platea e la band intrattiene con una jam per scaldare l’atmosfera prima dell’arrivo della cantante.

Erykah Badu entra in scena vestita con un lungo cappotto marrone – che durante lo show toglierà – e un cappello alto e nero sulla testa, diventato ormai simbolo del suo stile. Il suo ingresso è ipnotico, le luci sono calde, la sua sagoma è imponente e attorno a lei l’energia sembra provenire da una dimensione ancestrale. I primi brani stabiliscono il tono della sua performance: La scaletta prevede tutti i brani di Mama’s Gun, si parte con “Penitentiary Philosophy” e su quello schermo a led che prima era solo rosso vengono trasmessi visual e parole che accompagnano le varie canzoni.

Erykah Badu - Foto di Mairo Cinquetti


Si prosegue con le iconiche “Didn’t cha Know” e “…& On”, e il pubblico capisce che quella a cui sta assistendo non è un’operazione nostalgica: Badu canta ogni parola come se fosse scritta oggi, come se il tempo non esistesse. La sua voce è potente, dolce, per niente scalfita dal tempo.

Sul finale di “Cleva” si canta in coro, il “I’m alright with me” diventa un mantra ripetuto più volte, scandendo il ritmo a battiti di mani mentre sul led appare la scritta “ALRIGHT” e poi “BENE”.

Quando prima di “Kiss me on my neck” le luci formano un cono che parte dall’alto, capisco che qualcosa sta cambiando: Erykah difatti inizia a giocarci, prova a immergersi piano piano con aria circospetta come se fosse un portale alieno che la riporta a noi, e quando ciò accade si lascia andare a una risata divertita rivolta verso il pubblico.

Ma la musica continua, è il turno di “Booty” e poi di “Annie (Don’t Wear No Panties)”, a quel punto sul led c’è scritto “MUTANDINE” ed è palese che la Badu si sia divertita a tradurre un po’ di parole delle sue canzoni in Italiano… cosa che è stata molto apprezzata.

Poi un momento più intimo, riflessivo. L’artista si siede, poggia la chitarra sulle gambe e introduce “A.D. 2000”, brano scritto per Amadou Diallo, un migrante della Guinea che è stato ucciso a colpi di pistola dalla polizia di New York nel 1999.

Ora che l’atmosfera è più tranquilla passano in rassegna brani più soft, per poi chiudere con “Green Eyes”, la presentazione della band impeccabile e dei ringraziamenti sentiti dal cuore con la promessa di rivederci presto, prima che riappaia il cono di luce ed Erykah sparisca dentro ad esso.

Il pubblico viene congedato sulle note di “Get Up I Feel Like a Sex Machine” di James Brown e la scritta “FACCE DA PIRLA” sul famoso led sul palco. Provocatorio, divertente, iconico, in perfetto stile Badu.

Lo show si ripeterà l’8 Novembre, sempre all’Alcatraz, e il 10 Novembre a Roma nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica, anche questa meritatamente sold out.

La scaletta

  • Penitentiary Philophy
  • Didn’t Cha Know
  • …& On
  • Cleva
  • Hey Sugah
  • Kiss Me On My Neck
  • Booty
  • Annie (Dont Wear No Panties)
  • A.D. 2000
  • In Love With You
  • Orange Moon
  • Bag Lady
  • Time’s a Wasting
  • Green Eyes

Erykah Badu - Milano - Alcatraz

Foto di Mairo Cinquetti