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Editoriali

Sanremo 2026 – Un cast schizofrenico che racconta un Paese confuso

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Carlo Conti Arena della Versilia Cinquale Photo Free Creative Commons tratta da: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Carlo_Conti_-_Arena_della_Versilia,_Cinquale_(MS).jpg

Il cast di Sanremo è stato annunciato, e come ogni anno divide. Ma stavolta divide davvero: un elenco di nomi che sembra più un esperimento sociale, e quindi al tempo stesso la fotografia della musica italiana. C’è di tutto: figli d’arte, outsider curiosi e ritorni che nessuno aveva chiesto.

L’esercito dei figli d’arte: Talento o raccomandazioni?

Tredici Pietro, figlio di Gianni Morandi: Dopo anni e anni passati a provare a staccarsi dal cognome del padre e costruirsi un’identità propria non è una mossa furba andare nel tempio che ha consacrato Gianni.

Leo Gassman, figlio di Alessandro e nipote di Vittorio Gassman. Nomi importanti che hanno una certa rilevanza nella cultura Italiana. Ma il piccolo Leo sarà all’altezza? Nel 2023 si era classificato quinto al Festival, chissà se riuscirà a fare di meglio.

LDA, figlio di Gigi D’Alessio. Dobbiamo aggiungere altro?

Sal Da Vinci, sempre per la quota partenopea, è figlio di Alfonso Sorrentino che è stato uno dei grandi interpreti della canzone napoletana.

Gli outsider curiosi, Sanremo fa gola proprio a tutti.

Nayt, Sayf, Maria Antonietta & Colombre, Fulminacci, Mara Sattei, Eddie Brock. Tutti giovani artisti talentuosissimi che hanno la loro personalità, la loro visione, ma che rischiano di snaturarsi e “Sanremizzarsi” fra smorfie e commenti del tipo “Ma chi c**** sono Maria Antonietta & Colombre?” mentre Conti stava solo cercando di strizzare l’occhio ai giovani.

Ritorni gloriosi e ritorni che potevamo anche evitare.

Il 2026 segna il ritorno di Raf, Ermal Meta, Francesco Renga e addirittura Patty Pravo con cui giochiamo la carta nostalgia ma di cui forse potevamo fare a meno. Sarà pure una leggenda, ma quanto possiamo chiederle ancora?

Marco Masini e Fedez? Presenza prevedibile, ma la loro cover di Bella Stronza dello scorso anno era stata apprezzata parecchio. Sicuramente saranno il metronomo del Festival che scandisce il livello di rumore mediatico.

Piacevole il ritorno delle elegantissime Malika Ayane ed Arisa.

Per la quota rock band punkettone femminista abbiamo Le Bambole di Pezza, un nome che spicca come un glitch nel sistema. Un nome di culto, certo. Ma cosa aggiungono davvero al cast 2026? Il rischio è quello di trasformarle in macchiette vintage, come mettere un poster dei Blink-182 in una sala stampa per sentirsi alternativi. Nostalgia canaglia o tentativo di fare vedere che il festival è inclusivo? L’impressione è la seconda.

Sanremo 2026 sarà interessante? Sicuramente. Ma non per forza bello.

Il pubblico parlerà, i social esploderanno, le polemiche arriveranno da sole. Ma una domanda resta: Sanremo vuole davvero raccontare la musica italiana, o solo tutte le sue contraddizioni? Perché guardando questo cast, una cosa è chiara: il Festival non rispecchia più un panorama musicale, ma il caos culturale di un Paese intero.

In tutto questo disordine però una certezza c’è: I Jalisse non ce l’hanno fatta nemmeno quest’anno.

Placca vincente festival 1997 Photo Free Creative Commons tratta da: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Placca_canzone_vincente_festival_Sanremo.jpg