Editoriali
Lennon, 8 Dicembre 1980: come un colpo di pistola ha cambiato una generazione
La notte dell’8 dicembre 1980, fuori dal Dakota Building a New York, forse faceva più freddo del solito. John Lennon e Yoko Ono rientravano da una sessione di registrazione al Record Plant Studio, discutendo di progetti e del nuovo inizio promesso da Double Fantasy, uscito il 17 novembre. Pochi istanti dopo, Mark David Chapman sparò cinque colpi, uccidendo Lennon all’età di 40 anni. Chapman, che aveva ossessioni religiose, frustrazioni personali e un’ammirazione distorta per Il giovane Holden di Salinger, aveva chiesto un autografo a Lennon poche ore prima e si sedette sul marciapiede a leggere il libro in attesa della polizi.
La notizia si diffuse in lampo: le radio interruppero le trasmissioni, la nuovissima CNN ne fece la sua prima copertura globale e milioni restarono svegli fino all’alba per conoscere tutti i dettagli. Il 1980 fu un anno di tensioni: Guerra Fredda, crisi degli ostaggi in Iran, ascesa di Solidarność in Polonia, omicidi come quello di Harvey Milk e il caso Manson. L’ottimismo degli anni ‘60 era già fragile e Lennon rappresentava uno degli ultimi baluardi di quell’idealismo.
Per gli adolescenti che iniziavano a suonare in Inghilterra e USA, l’omicidio segnò la fine di una distanza protetta tra arte e realtà. Il punk aveva urlato “No Future”, ma il post-punk esplorava solitudini industriali, città ostili e angoscia sussurrata, con band come U2, The Smiths e Sonic Youth. Bono degli U2, fan dichiarato di Lennon, lo vide come modello per mescolare politica e personale nel rock, dedicandogli spesso tributi nei concerti e definendolo un “great peacemaker” perso quel giorno. Ringo Starr, appresa la notizia alle Bahamas, volò a New York e passò il tempo con Yoko e Sean, dichiarando: “I still well up that some bastard shot him” .
A Manchester, Morrissey nutriva un amore profondo per i Beatles, canalizzando quell’amarezza nelle fotografie di alienazione dei futuri Smiths. A New York, Sonic Youth, Lydia Lunch e Glenn Branca traevano dalle macerie urbane, la stessa città della tragedia, un linguaggio di rumori e dissonanze, demolendo il mito rock. La morte di Lennon rese ineluttabile un cambio: la musica doveva ritrarre il mondo com’era, non come si sperava fosse.
Quarantacinque anni dopo, quell’8 dicembre resta un simbolo di vulnerabilità nella musica popolare. Film come The Killing of John Lennon (2006) e Chapter 27 (2007) esplorano la psiche di Chapman; documentari come Above Us Only Sky rileggono Lennon con delicatezza. Libri quali Let Me Take You Down di Jack Jones, Nowhere Man di Robert Rosen e Who Killed John Lennon? di Fenton Bresler analizzano assassino, vittima e contesto sociale. L’utopia di Lennon, sconfitta dalla brutalità, spinse la generazione alternativa a inseguire una verità imperfetta, senza eroi infallibili.
