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Editoriali

L’Occhio Assordante di Martin Parr: Il Suo Sguardo sulla Società Inglese e la Musica

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Il 6 dicembre 2025 ci ha lasciato Martin Parr. Dai sobborghi di Epsom alle copertine dei Blur: breve storia di un fotografo documentarista che ha catturato la britishness con ironia pungente, influenzando l’immaginario visivo di album musicali.

Se si potesse ascoltare una fotografia, uno scatto di Martin Parr suonerebbe come il ronzio quotidiano della vita inglese: risate in spiaggia, cibo spazzatura e momenti di solitudine apparente. Nato nel 1952 a Epsom, nel Surrey, una zona suburbana ordinata e prevedibile, Parr ha sviluppato uno sguardo affascinato dalla classe media, traducendo in immagini a colori saturi la banalità e il grottesco della quotidianità. Pur senza essere un narratore esclusivo del Britpop, il suo approccio ha dialogato con i temi musicali britannici, come la malinconia sociale, spesso presente nei brani dei Blur e dei Pulp.

Nel 2023 proprio i Blur hanno scelto una sua foto del 2004 del Gourock Lido in Scozia per la copertina di The Ballad of Darren (in copertina in questo articolo): un nuotatore solitario in una piscina all’aperto sotto un cielo grigio, che evoca resilienza e malinconia in linea con il tono introspettivo dell’album. Già nel 1995 i Salad usarono sue immagini per Drink Me, scattate durante un viaggio in traghetto, catturando depersonalizzazione e consumo in un’estetica grottesca. Nel 2007 Brendon Moeller selezionò una sua foto per One Man’s Junk, un EP dub elettronico, mostrando come il suo stile documentario si adattasse anche a generi urbani e sporchi.

Se Epsom è stata la culla della noia suburbana, Bristol è stata il laboratorio dove Martin Parr ha affinato la sua lama più tagliente. Quando si trasferisce in città nel 1987 insieme alla moglie Susie, l’Inghilterra è nel pieno dell’era Thatcher: il denaro scorre, ma solo in certe direzioni, e il consumo diventa la nuova religione di stato.

È qui che nasce The Cost of Living (1989). Mentre Parr gira per Bristol e la vicina, elegantissima Bath, non cerca la bellezza georgiana da cartolina. Cerca l’ossessione. Fotografa la classe media in ascesa che celebra se stessa tra feste in giardino ingessate e carrelli della spesa stracolmi. I suoi scatti di quel periodo sono quasi aggressivi: mostrano un’umanità che cerca la felicità negli scaffali di un supermercato, ignara del vuoto che la circonda.

Ma la cosa affascinante è il cortocircuito culturale.

Proprio mentre Parr immortalava la “middle class” che si godeva i frutti del thatcherismo, a pochi isolati di distanza, nei club e negli studi di registrazione improvvisati di Bristol, stava nascendo l’esatto opposto: il Bristol Sound. Mentre Parr scattava signore con cappellini ridicoli e torte alla panna, collettivi come il Wild Bunch stavano gettando le basi per quello che sarebbe diventato i Massive Attack.

C’è un parallelo ironico e potente qui. Da una parte c’era l’occhio di Parr su Bath, luminoso e spietato, che raccontava l’apparenza. Dall’altra c’era il suono di Bristol,  il trip-hop dei Portishead, l’oscurità paranoica di Tricky, i bassi sismici di Roni Size, che raccontava il sottosuolo, l’ansia multiculturale, il ritmo lento e narcotico di una città che non voleva conformarsi a quei garden party. Parr documentava ciò da cui il Bristol Sound stava scappando. Erano due facce della stessa medaglia urbana: il giorno consumistico e la notte introspettiva.

La Martin Parr Foundation: Un faro a Paintworks

Oggi, quel legame con la città si è cementato nel mattone e nell’acciaio. Nel 2017, Parr ha aperto le porte della Martin Parr Foundation nel quartiere di Paintworks. Non è un caso che si trovi lì, in una zona ex-industriale riconvertita a hub creativo, perfettamente in linea con lo spirito di rinascita post-punk della città.

La Fondazione non è solo un archivio o una biblioteca per preservare la fotografia britannica e irlandese; è una dichiarazione d’amore a una città che ha sempre vissuto di contrasti. Avere il quartier generale di Parr a Bristol ha lo stesso peso culturale di avere gli studi dei Massive Attack: conferma la città come capitale dell’anticonformismo inglese. In questo spazio, tra mostre e archivi, Parr continua a dialogare con la cultura visiva, custodendo la memoria di un’isola che, proprio come nei dischi dei Portishead, riesce a essere contemporaneamente bellissima e inquietante.

Le sue immagini, con flash diretto e colori vividi, condensano umorismo e critica sociale, rendendole adatte a copertine che definiscono il tono di un disco. In un’epoca di filtri digitali, il suo approccio reale e “datato” ha catturato il ritmo della vita britannica: spiagge affollate, supermercati, leisure. Ha creato un dialogo visivo con la musica capace di narrare le verità quotidiane. Parr è morto il 6 dicembre 2025 a Bristol, lasciando un’eredità fotografica immensa.

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