Marilyn Manson – Heaven Upside Down

Marilyn Manson questa volta forse se la cava. Nessuno infatti lo ha ancora accusato di aver istigato l’autore della strage di Las Vegas, ma l’uscita di “Heaven Upside Down“, decimo album nella carriera di Brian Warner non poteva uscire in un momento più adatto, o sbagliato… dipende dai punti di vista.

Proprio quando l’America torna a sprofondare nei suoi incubi peggiori, fatti di contraddizioni sociali e sogni infranti di libertà, ecco che il Reverendo fa capolino per materializzarli in musica e mettere in piazza i panni sporchi a stelle e strisce. Il nemico non è più all’estero, ma è tornato ad essere il vicino di casa. Il bravo ragazzo, il signore benestante che aiuta gli anziani ad attraversare la strada, naturalmente dopo essere stato a messa, ma che poi un giorno prende, esce di casa e fa una strage. E’ un film già visto e Manson ne ha curato una perfetta colonna sonora.

Il primo singolo estratto, “We Know Where You Fucking Live” è tutto questo. Forse anche di più. Manson ci avverte con uno dei suoi brani più cupi e aggressivi dai tempi di “Antichrist Superstar”: “We will sleep on the skin of its nightmares. Time to just kill this crowd. I love the sound of shells hitting the ground, I love it”. C’è poco da aggiungere. Una fotografia istantanea di quello che sarebbe accaduto da lì a qualche settimana. E il video è ancora più esplicito e provocante.

Non è da meno “Revelation #12“, ottimo brano di apertura che musicalmente rafforza il concetto di “WKWYFL”. L’album perfetto del ritrovato AntiCristo si completa con “Say10” che riprende e inacidisce le atmosfere di “DeepSix”, compreso il non troppo celato gioco di parole, e “Blood Honey” che è lì a dimostrarci che Manson ci sa ancora fare anche con i pezzi più evocativi e “lenti”. E qui siamo sui binari di “Mechanical Animals” dove la melodia si sposa perfettamente con l’elettronica.

In “Heaven Upside Down” c’è l’intenzione, ci sono i testi, c’è la musica e un rinnovato, nelle sue peggiori intenzioni, Marilyn Manson che torna ad urlare come ai tempi d’oro. Ci sono, purtroppo, anche le battute di arresto. Se “Kill4me“, secondo singolo estratto, può essere considerato il perfetto trait d’union con l’album precedente, quel “The Pale Emperor” che ci aveva tratto in inganno e stupito in positivo mostrandoci tanto Brian Warner e poco Marilyn Manson, ascoltando gli altri brani di “Heaven Upside Down” si ha l’impressione che quando Manson non spinge sull’acceleratore le cose iniziano a scricchiolare.

“Saturnalia” si perde nei sui otto minuti di durata. Un po’ troppa elettronica. Un po’ figlia di Manson degli anni novanta e degli anni zero, un po’ NiN un po’ chissà. Fatto sta che perde di forza, ma è con il quartetto “Tattooed In Reverse”, “Heaven Upside Down”, “Jesus Crisis” e “Threats Of Romance” che l’album naufraga.
“Tattooed In Reverse” in particolare non brilla certo come brano dalle idee chiare, soprattutto musicalmente e, schiacciato tra le due canzoni più riuscite del lotto, ne esce davvero male. La title track è tanto orecchiabile quanto stucchevole e “Threats Of Romance” chiude l’album con un ritorno a sonorità blues che cozzano tremendamente con la prima parte.

“Heaven Upside Down” è un album a due velocità, dove convivono forzatamente le personalità distinte e in contrasto tra loro dello stesso artista. La parte violenta, quella grottesca e quella malinconica. Il risultato non è il massimo se si considera questo lavoro nel suo complesso, perché troppo variegato e un po’ confuso, ma quattro episodi spiccano su tutti e ci si può abbondantemente accontentare. In fin dei conti abbiamo ancora bisogno di un Marilyn Manson capace di urlarci in faccia quanto siamo ipocriti.