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Niccolò Fabi, Risorgimarche: la musica come espressione di empatia e solidarietà

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Il 24 agosto 2016 – ricorre oggi l’anniversario – un terribile sisma con epicentro ad Arquata del Tronto, mette in ginocchio gran parte del Centro Italia. Soltanto nelle Marche si registra il 57 per cento del totale delle aree colpite: 32 mila persone sfollate, 131 comuni coinvolti su 229, 30 per cento dei lavoratori e il 24 per cento delle imprese, quasi 1000 chiese le 2600 opere d’arte lesionate. Tali cifre sono aggravate dalla seconda ondata di scosse, quella del 30 ottobre, che fa accendere definitivamente la lampadina solidale nella mente e nel cuore di Neri Marcorè, marchigiano di nascita e già coinvolto in iniziative di sostegno. Nasce così Risorgimarche, un festival radicato nella mappa dei paesi in cui le conseguenze catastrofiche del terremoto hanno costretto gli abitanti a trasformare le proprie vite e prospettive. Una modalità utile e concreta per raccogliere vicinanza e coraggio – oltre che fondi – attraverso musica, concerti, promozione di aziende e prodotti locali, scoperta, rivalutazione e valorizzazione geografica e paesaggistica della regione.

Tra gli artisti italiani che abbracciano da subito la causa c’è Niccolò Fabi, al quale viene affidata l’apertura della prima edizione, il 25 giugno 2017 a Spelonga, nella vallata di Arquata del Tronto. << Sento questa iniziativa come una chiamata spontanea, naturale. È un dovere solidale e un onore per me essere di nuovo qui, in questi luoghi >> – ha detto il musicista romano, ieri, in occasione del suo ritorno in qualità di nome di spicco della line up – << Ricordo l’emozione durante la camminata di tre anni fa, di fianco a Neri, per arrivare a Sperlonga. Essere giunti passo dopo passo, essere lì tutti insieme, pur nella tragicità, è stato di una potenza incredibile >>. Ad ospitarlo, per l’edizione Risorgimarche 2020, è l’Arena La Cava di Ripe San Ginesio, suggestivo borgo immerso nelle colline del maceratese. Edizione, questa, che ha favorito piazze e piccoli centri a grandi prati e radure, per assicurare il rispetto delle norme sanitarie ed anti-assembramento previste dall’emergenza Covid-19.

Qualche minuto prima del tramonto, in un’atmosfera abbagliata dall’emozione e dai raggi del sole ancora cocenti, Niccolò sale sul palco – mise nera e cappello – accompagnato dagli inseparabili amici e colleghi Roberto “Bob” Angelini e Pier Cortese. Le note ed i versi di “Filosofia Agricola” inaugurano la setlist, in una sorta di patto tra uomo e natura. Numerose esperienze – dal sisma a quelle più recenti – hanno esemplificato che “la terra che ci ospita comunque è l’ultima a decidere”. Tuttavia, è la speranza di tornare liberi si inserisce come un invito a non interrompere il fluire – “come l’acqua passerà”. Un fluire evocato dalla performance essenziale e mistica di Angelini alla chitarra slide in “Una Somma Di Piccole Cose”. Il brano, contenuto nell’omonimo album capolavoro del 2016, riecheggia tra le campagne marchigiane, assumendo un significato fondamentale, nell’immaginario di un processo di ricostruzione: cadute, imprevisti, errori ma desiderio di rivincita e rinascita, orma dopo orma, mattone dopo mattone. Ed è proprio al paesaggio circostante che Fabi rivolge spesso lo sguardo meravigliato, ruotando sullo sgabello: << È sempre un privilegio suonare a contatto con la natura, soprattutto per un certo tipo di musica e per la mia musica. Tra poco anche voi, lì in alto, dovreste riuscire a vedere un po’ meglio, con il tramonto del sole >> – ride e rassicura – << Abbiamo provato ad inclinare l’asse terrestre ma non siamo riusciti! Grazie a tutti per essere qui! >>.

Un ringraziamento accolto dall’applauso dei fan, grati dello scambio artistico ed umano che caratterizza, con sfumature originali e personali, ogni live. “A Prescindere Da Me” e “Amore Con Le Ali”, estratte dall’ultimo disco, “Tradizione E Tradimento”, sono scandite dal ticchettio ripetuto sulla chitarra e impresso nella loop station di Bob, intersecato allo straordinario lavoro sul suono e sulla voce del polistrumentista Pier Cortese, vero demiurgo di beat e melodie. Le pause, i silenzi, il timore dei periodi di stallo – impossibile non ripensare al lockdown – la confusione del traffico, il moto dei mezzi di trasporto, il fischio di spie accese prendono vita in un caleidoscopio di arrangiamenti.

Se “Ostinatamente” – canzone più longeva della scaletta – ed “Ecco” – sempre sentitissima – sono presentate come due differenti espressioni d’amore, “Vento D’Estate”, con la sua ukulele e il testo intonato a memoria, scandisce l’immancabile momento corale. << Mi dispiace che il caldo abbia reso più difficili le vostre danze…dato che il mio repertorio si presta moltissimo! >> – scherza Niccolò, conscio dell’impegno e dello scandaglio emotivo richiesti durante le sue sessioni – << Procedo con un altro riempipista >>. Il cantautore resta da solo sul palco per “Costruire”, la poetica ballata da cantare, leggere, assimilare come un mantra. In un continuo processo immersivo, intervallato da frangenti di dialogo e autoironia più tenui e distesi rispetto alla solenne cornice dei teatri del precedente tour, si susseguono “Io Sono L’Altro”, singolo e bandiera di empatia, “Una Buona Idea”, a due voci con il chitarrista fino al tanto atteso ingresso ne “Il Negozio Di Antiquariato”.

L’acclamato encore – protagoniste “Facciamo Finta” e “Lasciarsi Un Giorno A Roma” – è anticipato da parole che contengono un prezioso messaggio: << C’è una cosa che mi rende fiero e riguarda voi. Quello che è successo negli ultimi mesi ha stravolto molti dei nostri meccanismi e abitudini. Se, da una parte, è stato un bene per quanto riguarda una maggior presa di coscienza del tempo, dall’altro, per numerosi settori, è stato di grande e grave impatto. Il mondo della musica, per fortuna, si sta comportando meglio di altri in merito al rispetto di norme e regole. Ad ogni mio concerto, gli organizzatori, che stimo per la volontà di non fermarsi, si sono complimentati per l’educazione e il senso civico del mio pubblico. Sono fiero di questo e sono fiero di voi. Grazie di cuore! >>.

Una riconoscenza tangibile negli occhi di Niccolò e nel gesto di togliersi il cappello, arrivati alla conclusione. Una riconoscenza che si colora di costante meraviglia nello sguardo dei presenti. È lo stesso sguardo di chi ammira un tramonto che sfuma tra le fronde e lascia il cielo alla luna, alla sua lucente falce. Anch’essa, lassù, saluta e sorride.

Foto copertina: fonte pagina facebook Risorgimarche

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