Auguri all’inventore dell’hip hop: Adriano Celentano compie 80 anni

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Auguri ad Adriano Celentano: il 6 gennaio 2018 il Molleggiato taglia il traguardo degli ottant’anni di vita, dei quali più di sessanta nel mondo dello spettacolo nazionale. Ma perché il riferimento nel titolo di un genere musicale apparentemente agli antipodi del Molleggiato, da molti visto come una icona del rock?

Per un semplice motivo: Adriano Celentano è stato tra i precursori dell’hip hop mondiale. E lo fece ben prima di quanto successo nel Bronx pochi anni dopo, eventi perfettamente descritti nella serie Netflix “The Get Down”, più precisamente a fine 1972. “Prisencolinensinainciusol” è un brano sull’amore universale e sull’incomunicabilità tra persone che non sfondò in Italia ma ottenne un buon successo in Europa. Una traccia che non è forse la più ricordata del suo repertorio, ma che di fatto gettava le basi su un genere che oggi è tra i più seguiti nel globo, presentando almeno tre ingredienti sui quali si regge l’hip hop oggi: il flow nel cantare, un beat accattivante messo in loop e il featuring di una voce femminile, qui interpretata dalla moglie Claudia Mori.

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Ma limitare l’opera di Celentano a questo pur influente capitolo è quantomeno riduttivo. Sì, perché il ragazzo della Via Gluck rimane una delle figure più poliedriche e importanti dell’intero spettacolo nazionale.

Non si può negare che buona parte del successo sia arrivata dal mondo delle sette note, con il quale ha contribuito incidendo numerosi successi che lo hanno portato a superare il traguardo dei 100 milioni di copie vendute solo in Italia. Partendo da “24000 Baci”, la sua prima hit risalente al 1961 e che ha travolto letteralmente la musica leggera italiana, portando al Festival di Sanremo la voce di una generazione di giovani ammiratori degli idoli Oltreoceano che stava piano piano crescendo a livello nazionale e che, per citare due nomi a caso, farà emergere negli anni immediatamente successivi nomi come Bobby Solo e Little Tony.

Per quasi 25 anni Adriano Celentano è stato un vero e proprio fiume in piena discografico, pubblicando fino al 1987 album con la media impressionante di quasi un lavoro all’anno. Una prolificità clamorosa, che ha portato alla pubblicazione di singoli riconosciuti come pilastri della musica contemporanea come “Azzurro” e “Chi non lavora non fa l’amore”, ma che si è ridotta drasticamente negli ultimi anni. Ma sono due brani che fanno emergere quell’anima di Celentano che caratterizzerà l’altra parte della sua carriera. Il primo è “Il ragazzo della Via Gluck”, una sorta di canzone autobiografica che critica la cementificazione dei luoghi dell’infanzia; l’altra è “Svalutation”, un manifesto di (auto)critica della politica e dell’italiano medio. Due brani che i quarant’anni di età li hanno superati entrambi ma, a conti fatti, sono ancora attuali.

La bulimia artistica di Adriano Celentano si è però espressa anche nel canale visivo, cinematografico e anche televisivo. Come per la musica, almeno fino alle fine degli anni Ottanta viaggia alla media di una pellicola all’anno, questo anche grazie al fatto che diversi di questi rientrano nell’inflazionato filone dei musicarelli. Una vasta lista di pellicole (sarà anche sceneggiatore, montatore e regista) che lo ha visto come uomo di successo al box office, partendo da “Yuppi du”, primo grandissimo successo al cinema, e arrivando al flop di “Joan Lui”, che sancisce la fine di Celentano come macchina da miliardi nei botteghini e della sua carriera come attore.

Infine gli impegni televisivi, che lo hanno visto come conduttore di un’edizione di “Fantastico”, il format RAI del sabato sera, e poi il direttore di orchestra di trasmissioni-evento che hanno scritto la storia della televisione degli ultimi trent’anni. Una lunga serie di trasmissioni di successo come “Francamente me ne infischio” e “Rockpolitik” che, grazie anche al fascino della sua figura, hanno visto numerosi ospiti di grido come Jovanotti e Piero Pelù, ai tempi al massimo della loro fama.

Ottant’anni e non sentirli. Adriano Celentano può essere definito come la figura pop simbolo dell’Italia contemporanea: nato cantante, si è poi dimostrato un artista a tutto tondo e un vero e proprio anticipatore di tendenze: un influencer ante litteram.

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