Baby Driver, la soundtrack del film

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Che idea, “Baby Driver“. Un ragazzo, Baby, reduce da un trauma infantile cresce con lievi cicatrici sul volto, una grandissima nostalgia per la mamma e un problema di acufene che lo costringe ad avere in testa un fischio perenne. Per soffocare questo tremendo fastidio accorre in aiuto un viscerale amore per la musica e un feticismo oggettistico rivolto ai riproduttori mp3 (uno in particolare, il marketing ben venga se serve a sovvenzionare perle del genere). “Ne ho uno diverso per ogni situazione e ogni stato d’animo” dice Baby, chiarendo che la riproduzione della musica scandisce tutta la sua giornata e quello che la riempie.

Tanta musica e divertimento, a questo aggiungete un po’ di “Drive” di Nicolas Refn e “Le Iene” di Quentin Tarantino e avrete un mix esplosivo a dir poco, diretto e montato in maniera eccellente e mai banale. È praticamente un unico grande videoclip impregnato di azione e battute, inseguimenti (o meglio, fughe) al cardiopalma con coreografie eccellenti senza, udite udite, l’uso della computer graphics.

Per chi ama la musica è piacere allo stato puro che passa dal funk al jazz al blues fino alla bellissima e famigerata “Easy” dei Commodores di Lionel Richie che nella storia avrà un valore catartico particolare.
La musica scandisce le carrellate, eccezionale quella iniziale della prima fuga pilotata dal protagonista per portare in salvo dei rapinatori dalla polizia inseguitrice, con il ritmo che scandisce ogni secondo di attesa fuori dalla banca e ogni derapata, frenata e accelerazione della conseguente fuga. Così come la sequenza che segue Baby in strada in una citazione del mitico Fred Astaire mentre la musica scorre e le parole che compaiono nell’inquadratura in scritte su muri e manifesti creano un ‘lyric video’ della canzone stessa, susseguendosi in cornice ai movimenti e passi di danza del ragazzo.

Non è mai esplicitata nella mente la parola ‘musical’ ma rimane sempre appena dietro il sipario delle sensazioni, che sono molte e tutte intensissime. Anche tanti buoni sentimenti, dal rapporto tenerissimo con il padre adottivo sordo e anziano che tenta incessantemente di spingere Baby sulla retta via alla storia d’amore incredibilmente mai stucchevole tra Baby e Deborah. Il loro ghiaccio è rotto da un discorso su quante canzoni hanno nel titolo i rispettivi nomi ed è tutto tenerissimo, in un vortice passionale che li porterà su un binario citazionale di Bonnie & Clyde, sperando in un epilogo diverso.

Sempre con la musica nelle orecchie seguiremo il taciturno Baby in questa parabola di redenzione che ci porterà a conoscere personaggi incredibili, dall’enigmatico Doc (Kevin Spacey) al dir poco sopra le righe Pazzo (Jamie Foxx) all’esplosivo Buddy (Jon Hamm, e perché cavolo non lavora di più? Eccezionale in “Mad Men” e “Black Mirror”) e le sue gesta di criminale gentiluomo ci conquisteranno nel profondo. Ansel Elgort è bravissimo nel seguire ogni passo musicale con una gestualità del corpo perfetta, dai passi di danza alle smorfie facciali, seguendo un mood caratteriale che non vede l’uso della parola come canale comunicativo principale.

Musica esplosiva, suadente, lenta e romantica, c’è tutto nella colonna sonora di “Baby Driver” di Edgar Wright (“Scott Pilgrim”, “Hot Fuzz”) provare per credere. Eccezionale “Debra” di un Beck che si veste da Marvin Gaye, il ritmo dei Jon Spencer Blues Explosion, la classe di Ennio Morricone, della Steve Miller Band, dei T-Rex e tante altre canzoni che probabilmente non conoscete ma di cui non potrete più fare a meno.
Tutti abbiamo un fastidioso fischio interno da zittire con tanta musica e tutte le nostre vite hanno bisogno di una colonna sonora in tutte le sue sfaccettature, amorose e tragiche. Non resta che seguire il ritmo e premere play.

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