David Gilmour Live At Pompeii, la recensione del film

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Brighton, Regno Unito, una giornata qualunque di pioggia. David Gilmour e i suoi musicisti provano i pezzi da proporre al pubblico di tutto il mondo. Inizia così “David Gilmour Live At Pompeii”, il film-documentario-concerto che uscirà nelle sale italiane solo per tre giorni, il 13, 14 e 15 settembre 2017 e che vede il meglio dei live tenuti dall’artista nell’anfiteatro di Pompei il 7 e 8 luglio 2016, girati in 4K dal regista Gavin Elder e proposti al cinema in Dolby Atmos. A partire dal prossimo 29 settembre verranno inoltre pubblicati un doppio cd dal vivo, un dvd/blu-ray e un boxset da 4 LP a testimonianza delle storiche serate ai piedi del Vesuvio. Serate che sono state preparate con una cura maniacale da Gilmour e dalla sua band appunto, composta da artisti internazionali di incredibile talento (ovvio), selezionati anche e soprattutto per una grande qualità: quella di saper fare gruppo. Fatto evidente nel corso del concerto, e dagli sguardi e i sorrisi di complicità che i musicisti si scambiano continuamente. Ma andiamo con ordine.

La prima parte del film, appunto, ci lascia sbirciare “dietro la quinte”, non solo introducendo i protagonisti di questo spettacolo unico, ma raccontando anche qualche curiosità. Per esempio, l’avreste mai detto che l’ex Pink Floyd, una leggenda vivente e imperturbabile, potesse essere teso ed emozionato durante il live a Pompei? Proprio così, ed è lui stesso a confessarlo, dichiarando di essere riuscito a lasciarsi andare solo dopo un paio di brani. Sì, perché l’anfiteatro di Pompei è un “luogo di fantasmi”, del passato più o meno recente. All’indubbia suggestione di una venue magica si va ad aggiungere il fatto che per il chitarrista i live del 2016 non solo segnano il ritorno nella località campana dopo 45 anni da quell’opera d’arte che è “Pink Floyd Live at Pompeii”, ma anche il primo concerto davanti a un pubblico vero e proprio eseguito nei circa due millenni di storia della splendida location. Per chi non lo sapesse infatti, le esibizioni che i Pink Floyd hanno filmato all’interno dello “Spectaculum” nel 1971 non si sono svolte alla presenza di un pubblico di spettatori.

“David Gilmour Live at Pompeii” è una gioia per le orecchie e per gli occhi, grazie anche all’utilizzo di droni, che sorvolano la venue regalando immagini impagabili del crepuscolo e in notturna, e grazie alla strepitosa orchestrazione di luci, laser, giochi pirotecnici e quel ciclorama costantemente al centro della scena, un po’ sole, un po’ luna , un po’ elemento decorativo a seconda delle esigenze. Si apre con “5 A.M.”, pescata dal repertorio solista di Gilmour, ovvero dal recente “Rattle That Lock”, per sfociare immediatamente dopo nell’energica title track, durante la quale iniziamo a prendere confidenza con band e coro, composto da voci potenti e meravigliose che spiccano letteralmente il volo durante “The Great Gig In The Sky” (Gilmour non la eseguiva live dal 2006) e che regalano il primo momento da brivido dello spettacolo.

In un rapido crescendo di pathos, si passa dal commovente omaggio allo scomparso Richard Wright (“A Boat Lies Waiting”) all’emozione avvolgente di una “Wish You Were Here” cantata all’unisono dal pubblico. La scaletta del film quindi indulge in particolar modo all’opera dei Pink Floyd, tra le quali spiccano per energia la cavalcata strumentale “One Of These Days” (unico brano eseguito anche nel 1971) e “Run Like Hell”, oltre che la transizione fluida tra “Time” e “Breathe” e l’esplosione finale di “Comfortably Numb”. Gilmour inoltre dà prova di grande umiltà lasciando brillare di luce propria ognuno dei suoi musicisti in momenti differenti, sapendo abilmente quando farsi da parte.

“Live at Pompeii” è un ritorno a “casa”, in tutti i sensi in cui si può intendere questa parola così pregna di significato. Un ritorno a casa per Gilmour, dopo 45 anni di vita passati a scrivere la storia della musica, e un ritorno a casa per chi ama un certo tipo di sonorità. Mi spiego meglio. Anche se non ascoltate i Pink Floyd tutti i giorni, e impazzite per lo zarrocore degli Attila, un assolo di David Gilmour vi fa tornare in mente di quando, (tanti) anni fa, vostra madre vi ha fatto ascoltare “Run Like Hell” definendola come la canzone più cattiva e veloce che conoscesse. Ne è passata tanta di acqua sotto i ponti da quel giorno, e ammetto che fino a stamattina non avevo ricordo di quell’episodio, ma recuperarlo è stata una bella sensazione. Di gratitudine, nei confronti della Musica e di chi, in un modo o nell’altro, ce la fa (ri)scoprire.

David Gilmour Live At Pompeii – La tracklist del film

5 A.M.
Rattle That Lock
What Do You Want From Me
The Great Gig In The Sky
A Boat Lies Waiting
Wish You Were Here
In Any Tongue
High Hopes
One Of These Days
Shine On You Crazy Diamond
Sorrow
Run Like Hell
Time
Breathe (Reprise)
Comfortably Numb

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