Home Festival 2017, top e flop dell’ottava edizione

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Si è chiusa domenica 3 settembre l’ottava edizione di Home Festival, la rassegna che ha portato a Treviso nell’area ex Dogana più di 60mila persone nell’arco di quattro giorni. Un netto calo rispetto alla scorsa edizione, che ha visto ben 88mila presenze, ma spiegata dalla cancellazione dell’intera giornata del venerdì e a delle condizioni meteo avverse che hanno fatto desistere più di qualche appassionato. Un’edizione che verrà ricordata, purtroppo, anche per gli sviluppi nei social media delle critiche, anche aspre, nei confronti dell’organizzazione a seguito dell’annullamento della giornata del venerdì.

A bocce ferme e con il pensiero già alla prossima edizione“, citando l’articolo dello scorso anno, facciamo un punto con i top e flop (e anche un paio di “borderline”) di Home Festival 2017, andando oltre il solo aspetto musicale.

TOP

Food and beverage
Grande miglioramento per quello che fino allo scorso anno era il tallone di Achille di Home Festival: non più uno stand centrale e pochi altri, ma diversi stand diffusi e sparsi per tutta l’area. Dal messicano al vegano, passando per l’osteria e l’angolo Aperol Spritz, non dimenticando però chi ancora al festival cerca il famoso panino onto (ah sì, c’erano anche gli arrosticini!).

Carl Barat dei The Libertines
Riceve lo scettro di idolo del festival dalle mani di Jesse Hughes degli Eagles Of Death Metal. No, non lo vedremo in giro per l’area a mangiare un gelato e a scambiarsi foto con i fan ma, a pochi minuti dal concerto da headliner, ha deciso di prendere e andare nel punto opposto dell’area concerti per vedere i…

The Charlatans
Non ne vogliano Moderat, London Grammar e Libertines, ma Home Festival 2017 lo vincono questi mancuniani che, al traguardo dei trent’anni di carriera, dimostrano una classe e un modo di porsi davanti al pubblico secondo a pochi. L’aria dell’evento la si respirava già dopo un paio di minuti, poi è arrivata “The Only One I Know” a risolvere ogni dubbio.

Organizzazione
Plauso all’organizzazione, anche solo per la gestione del venerdì (la cancellazione è arrivata solo quando effettivamente non si poteva più far nulla). Scendendo nel dettaglio, nel 2017 l’intera area concerti è stata rivista, ottimizzando gli spazi e dando all’area un senso di maggiore ampiezza, pur non avendola allargata rispetto all’anno precedente.

BORDERLINE

La lineup
Per chi scrive è stata una figata clamorosa. La consapevolezza è che però una lineup di questo tipo, così variegata in tutti i giorni, può essere un’arma a doppio taglio dal punto di vista delle affluenze: il deflusso dopo lo show dei Duran Duran giovedì è un esempio eclatante.

I token
Di per sé i token sono una cosa positiva e velocizzano, non di poco, i metodi di pagamento all’interno dell’area. Non si capisce per quale motivo, però, in alcuni punti era concesso il pagamento con contanti. Suggerimento per il 2018: un accordo con qualche ente di mobile payment come, ad esempio, Satispay.

FLOP

I palchi
Corollario al punto della lineup: tre palchi per una realtà come quella italiana sono più che sufficienti. Come nelle altre edizioni, il rischio è quello di far perdere degli show interessanti per accavallamenti con gli artisti presenti nei tre main stage.

La cancellazione del venerdì
Bella sfiga Hansel: un colpo di sfortuna pazzesco per fan e organizzatori.

Duran Duran, J Ax e Fedez, Marra Guè
Tre tra gli artisti più attesi dell’intero festival sono scivolati sulla buccia di banana: mosci e stanchi i britannici, mediocri e al limite dell’imbarazzante i due italiani. Le uniche tre ombre in una quattro giorni che, per il resto, non ha mostrato grosse delusioni.

I leoni da tastiera dei social media
Post muto.

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