Jim Burns, morto il creatore degli “MTV Unplugged”

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La cronaca ci annuncia una morte apparentemente sconosciuta. All’età di 65 anni un certo Jim Burns muore in maniera estremamente newyorkese, investito da un taxi. Il sipario della vita a questo punto come spesso succede si alza e lascia intravedere qualcosa di molto più profondo di semplici accadimenti casuali. Vite e morti si susseguono all’infinito ma alcune, tra quelle che non ci toccano direttamente, sono più significative di altre. Vengo a sapere che questo Jim Burns, insieme ad un altro sconosciuto ai più Robert Small ha inventato il formato degli Mtv Unplugged.

All’improvviso centinaia, migliaia di immagini hanno cominciato a scorrere dietro ai miei occhi accompagnate da altrettante note, risate, parole, emozioni. Perché gli Mtv Unplugged erano e sono molto più di un programma musicale. L’idea è semplice ma potentissima, un’atmosfera rilassata e intima dentro la quale inserire gli artisti del momento. Anche i più irrequieti e rumorosi sono sfidati a sedersi e mettere a nudo la loro anima e la loro arte, un meccanismo che ha funzionato in modi inaspettati e che ha consegnato alla storia tantissimi momenti memorabili. Noi degli anni ’90 siamo cresciuti con questo immaginario, un quadro fatto di calore, che ci faceva sentire a casa e a pochi centimetri dai nostri eroi. Tappeti a terra, candele accese. Il pubblico seduto, gli strumenti acustici. E’ un dovere ripercorrere i momenti più significativi del format con dieci video essenziali:

1: Eric Clapton – Lyla: Registrato in Inghilterra e pubblicato nel 1992 è uno degli Mtv Unplugged più clamorosi e di qualità. E di successo, l’album con la registrazione è il più venduto di sempre.

2: Placebo – The Bitter End: Una delle esibizioni più recenti ce l’ha regalata il gruppo dei Placebo, che decide di celebrare con l’iconico programma i loro 20 anni di attività nel 2015

3: Bruce Springsteen – Man’s Job: Nel 1993 è il turno del Boss, che contravviene alla regola ferrea del non elettrico sfoderando il solito live pieno di energia strumenti voci e chi più ne ha più ne metta.

4: Bob Dylan – Knockin’ On Heaven’s Door: 1994, l’Mtv Unplugged continua a percorrere le orme della storia del rock accogliendo la performance di Bob Dylan, il menestrello premio Nobel. Nelle intenzioni del rocker il concerto doveva essere per di più incentrato su canzoni della tradizione folk americana, ma Mtv ai tempi era una superpotenza e gli impose di suonare tutti i suoi classici. Cosa che all’emittente non riuscì con un’altra esibizione storica, ma ci arriveremo.

5: Paul McCarthney – I Love Her: I Beatles non ci sono già più, ma nel 1991 il baronetto Paul McCarthney (quello autentico? Sostituito? Chissà) si esibisce in uno dei primi live trasmessi per Mtv Unplugged.

6: Pearl Jam – State Of Love And Trust: Eddie Vedder e soci, al culmine del successo del loro album d’esordio ‘Ten’, si divertono a tentare di contenere la loro straripante energia all’interno del salotto degli Mtv Unplugged. Tutto è metaforizzato dai capelli di Vedder che ad un certo punto letteralmente esplodono fuori dal cappello.

7: R.E.M. – Losing My Religion: La band di Michael Stipe ha talmente tanto in se le corde dell’atmosfera degli Mtv Unplugged da essere uno dei pochi gruppi ad esibirsi ben due volte, nel 1991 e nel 2001. A differenza di altri gruppi che hanno indossato il vestito Unplugged come una maschera di carnevale alcuni, di Halloween altri, i R.E.M. lo indossano come un elegante abito da sera. D’altronde non credo esista nulla che loro abbiano fatto privo di eleganza. Mancano.

8: Alice In Chains – Down In A Hole: Una delle esibizioni più belle e che per me acquista più significato, oltre alle singole note delle bellissime canzoni della discografia del gruppo di Seattle. Anche loro hanno da sempre inglobato nel loro DNA l’attitudine acustica, ma in questo determinato momento della loro carriera questa esibizione diventa unica e drammaticamente irripetibile. E’ l’ultima esibizione di Layne Staley, un artista talmente sincero e aperto da diventare un tutt’uno artistico con le proprie tragedie personali, come poche altre volte è capitato nel rock. I testi delle sue canzoni raccontano dolore ma lo fa anche la sua mimica, la sua postura, la sua sofferente espressione. Siamo nel 1996, Layne cadrà subito dopo nell’oblio e si spegnerà nel 2002.

9: Alanis Morisette – Uninvited: Nel 1999 Alanis dimostra tutto il suo talento suonando in acustico i suoi maggiori successi, tra cui questo pezzo presente nella colonna sonora di ‘City Of Angels’. Drappi e teatro, candele e legno degli strumenti, fiati e violini, questo Unplugged ha tutti gli elementi classici del format.

10: Nirvana – Where Did You Sleep Last Night: Eccoci, appena iniziato il nostro viaggio sapevamo dove saremmo arrivati, vero? Le immagini di questo live sono le immagini di una generazione. Conosco ogni respiro, smorfia e rumore di questa esibizione. Gli sguardi di Kurt, la sua mascella irrequieta, il suo maglione, questo Mtv Unplugged è quello che più di ogni altro ha impressionato la pellicola della storia della musica. Mtv ha tentato di imporsi sulla scaletta chiedendo tutti i singoloni dei Nirvana ma nessuno mai è riuscito ad imporsi su Kurt Cobain, fino alla fine. Grazie a lui, la scaletta di questa esibizione è unica, con canzoni famose come ‘Polly’ o Come As You Are’, ma con la maggioranza di cover tra cui ‘The Man Who Sold The World’ di Bowie e molte di gruppi cari a Kurt ma sconosciuti ai più come The Vasselins e Meat Puppets. Questa esibizione del pezzo blues ‘In The Pines’ l’ho scelta perché è di una potenza drammatica senza eguali. Anche per lui, come per Staley, è una delle ultime uscite pubbliche. Volete cercare di capire cosa provasse Kurt? Sopraffatto dall’inevitabilità di una vita di compromessi e di successo? Quel sospiro nell’ultimo verso tra ‘The whole’ e ‘Night trough’. Lì c’è tutto.

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