Music Attitude

Ma a chi servono altre rockstar?

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Ma seriamente voi vi vedete Jim Morrison che canta sono una rockstar? Vedete Eminem, Jay Z o Kendrick Lamar (per essere più contemporanei) che se la menano autoclassificandosi con un termine che viene attribuito da altri ad artisti con anni di carriera sulle spalle (quando sono vivi) o che sono passati a miglior vita?

Le mode (specialmente quelle passeggere) sono state ingigantite in maniera impensabile da questa meravigliosamente becera era, in cui la rete stabilisce chi sia il numero uno in base a cuoricini, like, views e streaming. Che poi questi “numero uno” possano durare da un massimo di un anno a un minimo di poche settimane è altra faccenda.

Bene o male tutti ci facciamo tirare in mezzo da questo trend. Si tende a dire che siano i giovani i più “influenzabili”, “attivi” (o colpevoli) nel determinare questo genere di “numero uno”. Loro devono invece essere lasciati in pace di ascoltare quel che vogliono. Noi stessi quando ci mettevamo le borchie o giravamo con le Timberland eravamo bollati come idioti che non capiscono la musica buona.
Parliamo della buona mano che invece danno (da sempre a dire il vero) gli adulti. Diciamo serenamente dai trentenni in su, che spesso ci investono pure su dei budget per decretarne il successo. Gli stessi che magari criticano la trap adesso e affermavano che i vincitori dei talent avrebbero soppiantato negli stadi i vecchi del rock. O ancora quelli che hanno puntato tutto su Facebook sfasciando aziende perché oramai tutto gira intorno al digitale.

Quel che è davvero differente rispetto agli anni d’oro delle Rockstar (vere ed effettive), è che ora di soldi nell’ambiente discografico – come in altri a dire il vero – non ce ne sono più. E, come d’altronde accade più o meno dall’epoca talent (che sembra oggi lontana anni luce), la necessità è massimizzare nel minor tempo possibile i guadagni sfruttando il fenomeno del momento. Funziona così in tutto il mondo, anche in mercati dove i consumatori (e la cultura musicale tout court) sono parecchio meno sviluppati rispetto ai centri nevralgici (aka USA e Inghilterra) dove le tendenze nascono e si sviluppano.

Ovviamente l’era dell’ostentato (o del finto e del vuoto ma vabbè) e della vita meravigliosa e sfarzosa che tutti viviamo sui social network, è l’ambiente perfetto per esaltare a dismisura quella che oramai non è nemmeno più musica. Drop, parlato, autotune. Finito. A confronto il pornopop contro cui si scagliava Billy Corgan pochi anni fa è robetta, uno sbiadito ricordo di video e canzoni (l’autotune lì ahimè c’era già) vicinissime a noi temporalmente ma apparentemente risalenti a un’era paleozoica.

Ed è proprio la tendenza a dimenticarsi di come questi fenomeni nascano e muoiono senza lasciare nulla dietro, che determina questi tormentoni estemporanei amplificati da strategie di comunicazione fastidiose e attuate in modalità da blitzkrieg da presunti guru del marketing.

Concludendo, ciò che mi affascina (e che sotto sotto, per un bizzarro gioco dell’età del rincoglionimento che avanza, mi fa godere) è che il ROCK dichiarato morto da venticinque anni almeno, è sempre in mezzo alle palle. Ossessione per chi oramai giudica superata una figura che insegue con l’artista del momento, illusione per chi ha (se va bene) due anni di prosperità assoluta, termine usato a sproposito da chi considera le chitarre elemento d’arredo. Ed è questa la vittoria di chi ha avuto la fortuna di conoscere e apprezzare la musica suonata, creata per placare istinti e incubi, ascoltata quale unica ancora di salvezza nei momenti peggiori della propria vita.

Tra dieci anni nessuno si ricorderà della trap, come successo per Miley Cyrus (quella nuda sulla palla da cannone sì), o per i vincitori dei talent (chi?). Tranne casi isolatissimi. Mentre ci ricorderemo eccome di chi Rockstar lo è o lo è stato davvero. Perché la Musica, come qualsiasi altra arte, va oltre ogni campagna pubblicitaria di massa e supera ogni profezia ritenuta certa da chi ha rovinato ogni tipo di mercato creando bolle che, quando esplodono, fanno più danni di una V2.

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