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Maledetti Italiani – Speciale Best Of 2015

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Belle le classifiche di fine anno, però anche no! Alla fine il senso di questa rubrica è quello di dare dei consigli per gli ascolti quindi non avevo proprio voglia di decidere chi far arrivare primo o secondo. In modalità random, tutti vincitori, una carrellata dei dischi italiani più belli di questo 2015, riuniti per la playlist 2015 (che troverete in fondo al pezzo) e rappresentati da un solo brano. Il consiglio è quello ovviamente di approfondire, perché ne vale la pena!

Maledetti Italiani – Speciale Best Of 2015

Colapesce – Egomostro

Ok, se proprio deve esserci un vincitore, anche se ho detto di no, per me è lui! La prova del secondo full-length non era facile da superare, date le aspettative, ma lui ha vinto a mani basse. Un disco prodotto in maniera sublime. Pezzi belli e testi perfetti. Un vero gioiellino.

Verdena – Endkadenz Vol.1 – 2

Che non ce la raccontino: quello dei Verdena è nuovamente un doppio album. L’inizio è devastante, il prosieguo annoia un po’. Nel complesso, come sempre, avrebbe potuto essere un solo disco eccezionale.

Iosonouncane – DIE

Rivelazione dell’anno senza dubbio. Iosonouncane si conferma artista fuori dagli schemi capace di comporre belle canzoni e di portare in giro un live diverso dal solito. “Die” è un album di spessore.

Calcutta – Mainstream

Eccolo qua, il nuovo che avanza. Che poi di nuovo non c’è un cazzo. Diciamolo: Calcutta è un grandissimo paraculo, altro che no. Però, c’è un però. A differenza di altri paraculo, tira fuori qualche pezzo di cui è impossibile non innamorarsi. “Cosa Mi Manchi A Fare”, ad esempio, è un po’ come la maledetta di Pirlo. Credi di sapere già tutto, poi alla fine ti stupisce comunque, e segna.

Godblesscomputers – Plush and Safe

Lui è bravo è c’è poco da dire. Nulla di nuovo soprattutto se paragonato a ciò che avviene oltre le Alpi. In territorio nazionale si distingue per una discreta classe. L’album in questione è un prodotto veramente delicato.

Amycanbe – Wolf

Una sorpresa che ci voleva. Un disco passato un po’ troppo sottotono, in grado di regalare all’Italia un vero respiro internazionale. Come spesso capita per i prodotto provenienti dalla costa adriatica.

Aucan – Stelle Fisse

Tornati dopo una lunga attesa, dagli Aucan ci si aspettava molto. I suoni sono cambiati, pur rimanendo di una potenza devastante. Ritorno un po’ in sordina rispetto al debutto clamoroso.

Ministri – Cultura Generale

Qualcosa lo si tiene, qualcosa lo si butta di questo nuovo episodio della band milanese. Le capacità di scrittura di Dragogna sono immutate. Il rischio è quello di assomigliare troppo a se stessi. Un ascolto lo merita a priori.

Giuliano Dottori – L’Arte della Guerra Vol.2

Il precedente Vol. 1 è stato sicuramente uno dei dischi migliore del 2014. Il nuovo volume apre verso altri territori più colorati e variegati. Un lavoro da scoprire senza fermarsi ai primi ascolti.

Luca Carboni – Luca lo stesso

Ebbene sì, un album impreziosito da alcune collaborazioni di livello, come se non bastasse il nome di Carboni da solo. Rimettersi in gioco, ancora un’altra volta, e farlo bene.

M+A – Anyway Milkyway

È solo un EP, 4 pezzi, ma che ci hanno fatto ballare per un anno intero. La coda lunga di These Days è un EP incredibile. La strada tracciata dal duo forlivese è sempre più chiara ormai e i nuovi pezzi presentati nei live estivi fanno intendere che il 2016 potrebbe essere il loro anno.

Matilde Davoli – I’m Calling You From My Dreams

Il debutto da solista di Matilde Davoli entra automaticamente tra le uscite più belle dell’anno. Un lavoro ricercato che non scade mai nel barocco, anzi. Arrangiamenti bellissimi e nulla affatto scontati ma soprattutto canzoni. Una scrittura di un livello difficilmente replicabile.

Menzione Speciale

Menzione speciale e premio della critica anche per il videoclip dell’anno. Il perchè mi sembra ovvio:

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