Music Attitude

Manuel Agnelli, una rockstar contro tutto e tutti per necessità

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Manuel Agnelli è un talento, una vera rockstar nostrana, di quelle spigolose che sanno come far arrivare chiaro e tondo il proprio punto di vista fregandosene delle reazioni e dell’etichetta. Anche oggi siamo qui a parlare di una sua ennesima performance in tal senso.

L’intervista che sta girando in queste ore sul web non è nulla di eclatante, ma ha riscaldato un leitmotiv che dal primo maggio in avanti imperversa: la presunta o acclarata non qualità della proposta musicale italiana, in particolare della scena indie, che di contro tanto successo commerciale sta riscontrando.

Ovviamente il Nostro non poteva limitarsi a sparare sui già martoriati esponenti della scena italiana, ma ha dovuto alzare l’asticella mettendo nel calderone sia una critica spietata ai Duran Duran (rei di aver “socialmente rappresentato il vuoto degli anni ottanta”) sia ridimensionando i Queen a semplice gruppo di talentuosi musicisti (ma senza molto da dire) e infine l’aver salvato per il rotto della cuffia un certo signor Bowie.

Insomma, come al solito, non c’è andato leggero ed ha confermato nei più la percezione che si ha di lui. Quella di un personaggio scomodo, assai antipatico: sia per i fan che lo fanno in modo compiaciuto, dedicandogli anche pagine su Facebook tipo “Manuel Agnelli sentenzia”, sia per i detrattori che sottolineano invece vari sinonimi dell’epiteto.

Oggi come non mai sono lontani i tempi nei quali lui stesso appartenne ad un’analoga ondata di successo commerciale che si abbatté improvvisamente sulla scena musicale italiana oggi definita indie, allora “underground”.

Correvano i meravigliosi middle-nineties e Afterhours, Marlene Kuntz, La Crus, Massimo Volume e CSI, ma non ne cito altrettanti, uscivano clamorosamente dai club e iniziarono ad apparire sui mensili generalisti di musica e sulle tv nazionali.

Consacrati, guarda un po’, dalle loro apparizioni al Concerto del Primo Maggio 1998.

In un’intervista del 1999, in particolare, sulla mai abbastanza rimpianta Tmc2, un Agnelli dotato di trucco e basette alla Pelù da un lato si confermava come quello che oggi conoscono tutti con uscite del tipo “La verità è che in realtà noi non sopportiamo i giovani”, mentre dall’altro aveva parole di stima rivolte ai colleghi musicisti, sui quali spendeva ragionamenti di approvazione in veste di musicista, di organizzatore (era l’alba del suo progetto Tora!Tora!) E di quella di produttore.

Allora era ottimista, disincantato certo, nella consapevolezza delle difficoltà di far uscire la qualità, camparci e veicolare un certo tipo di cultura, ma pur sempre ottimista, oggi non lo è più.

E si sente.

Ne risentono gli ultimi lavori in studio della sua band, il clima all’interno degli Afterhours con gli abbandoni forzati e discussi/discutibili di musicisti che facevano parte integrante del progetto. Infine ne risente lo stesso Agnelli che ora è rimasto con la sua “sola” parte cattiva e spietata.

Questo cambio di rotta è anche frutto di un sogno infranto, quello di vedere affermarsi una scena, la sua scena musicale, che non ha mai completamente sfondato a livello di vendite e successo (mai visto uno stadio se non come gruppo spalla, giusto per fare un esempio né un Forum per farne un altro), mentre il tempo passava e arrivavano i tour dei ventennali dei propri veri grandi successi.

Anch’io, fossi in lui, mi incazzerei della situazione attuale.

Oggi non sei più nuovo, non sei più fresco. Il tuo pubblico invecchia e si dirada, devi reinventarti e devi lottare tra la voglia di fare quello che senti di fare (“folfiri o folfox”, album che mai avrebbe potuto sfondare, ma che rispondeva in maniera carnale al desiderio di esprimersi del suo mentore), e la necessità di rimanere sulla cresta dell’onda come personaggio che ancora conta, ma che può contare solo enfatizzando la sua parte più spigolosa di sentenziatore spietato che tanto piace alla tv e alle masse.

Manuel Agnelli è una persona estremamente intelligente e ben ha fatto ad alimentare questa sua parte “malvagia”; si è ritagliato uno spazio con una grande cassa di risonanza dove potersi sfogare, non ha sputato su un’integrazione allo stipendio non indifferente e ha visto in questa occasione forse l’ultima per poter avere la tranquillità di far valere quello che lui stesso ritiene valido, anche a costo di diventare un personaggio fin troppo connotato.

I dubbi però rimangono e riguardano il rischio di rimanere intrappolato nel personaggio mediatico, con il rischio di non raccogliere i frutti che si aspetta arriveranno da questo ulteriore (ultimo?) investimento.

Nel prossimo futuro mi aspetto sparate ben più grosse da parte di Agnelli e lo dico amaramente, perché necessariamente dovrà continuare ad alzare l’asticella del personaggio sentenziatore per rimanere nella cassa di risonanza. Questo temo si tradurrà nel lancio di una carriera solista che ben poche soddisfazioni regalerà a noi ascoltatori e a lui artista e rockstar.

Sarò felice di sbagliarmi.

 

 

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