Vasco, perché tutti ti odiano?

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Vasco, perché tutti ti odiano? Non si parla d’altro in Italia oggi e non per colpa di chissà quale geniale opera di marketing che fa da lente di ingrandimento o trucchetto di prestigio atto a ingigantire un fenomeno che gigante non è. Il concerto Modena Park di Vasco Rossi è stato un evento talmente immenso che ha creato un loop di reazioni alle reazioni delle reazioni che sta spossando tutto il tessuto sociale.

Non guardatemi così, con tanto di occhi. Avrete sicuro percepito la portata della cosa ieri sera nelle vostre cene o aperitivi, nella cerchia di persone che vi circondavano. Tutti parlavano di quel concerto voi compresi, su dieci persone nelle vostre immediate vicinanze almeno due o tre avrebbero voluto essere a Modena e ciascuno aveva due o tre amici che erano lì a fare la storia. Ancora quello sguardo. Ragazzi, ieri Vasco e il suo esercito di fedeli ha messo su un tendone di provincia con la Chiesa più grande che il nostro paese abbia visto con sfondo musicale.

Si parlerà di questo per sempre e i presenti si vanteranno con i figli e i nipoti. Ancora due parole sulla portata dell’evento. Dei 220.000 paganti si è parlato abbondantemente e sappiamo che è il record mondiale di presenze a un concerto di artista singolo di sempre (e qui potete tirare fuori tutti i mostri sacri del rock, da Springsteen al concerto sessantottino di Woodstock con i vari Hendrix e Joe Cocker per farvi venire la bile a mille e non cambierà la verità della cosa) al quale dobbiamo aggiungere l’elemento tv.

La tv è il primo elettrodomestico di servizio di massa e così è stato anche in questo caso dove si può senza indugi parlare di fenomeno di massa. La diretta del concerto su Rai1 ha fatto qualcosa come il 36 % di share con un numero di spettatori intorno ai cinque milioni e mezzo. Non stiamo parlando di un discorso alla Nazione. O forse si?

Analizzato e preso atto delle dimensioni epocali dell’evento ora dobbiamo guardare alle reazioni della gente e del popolo musicale. La cosa che stupisce è la netta divisione che Vasco opera sul popolo di ascoltatori della musica. Qui siamo già a un punto in cui i più radicali avrebbero da dire, ma Vasco non ha conquistato quell’orda di seguaci candidandosi a un partito o fondando una catena di ristoranti, li ha conquistati con una serie di note musicali accompagnate da parole registrate su dischi che questi hanno comprato e collezionato e cantando quelle stesse note su migliaia di palchi in quarant’anni di carriera. Quindi piaccia o no i fan di Vasco sono ascoltatori di musica rock esattamente come quelli che ascoltano i Pink Floyd. Il fatto è questo, o sei tra i 220.000 che erano presenti al Modena Park (o quelli che avrebbero voluto esserci) o sei tra gli altri che si affannano in maniera furiosa a denigrare la qualità di fan del rocker italiano.

Perché questa ghettizzazione? Questo declassare i fan di Vasco a proletariato della musica, associare quel particolare gusto a un livello inferiore di cultura? Qui il discorso è molto profondo perché racchiude una discriminazione che sconfina il puro cerchio della musica, arriva a diventare un contrasto sociale di dimensioni influenti. Non siamo sociologi però è sotto gli occhi di tutti la superiorità sbeffeggiante con cui un certo tipo di persone guarda ai fan di Vasco.
Questo è facilmente deducibile da alcuni meccanismi universali che riguardano lo stato dell’arte. Qualsiasi cosa sfondi le barriere della fruzione ristretta di elite diventa una cosa facile e perde valore e fascino. La musica di Vasco è stata una cosa per tutti da subito. Non ha subìto retrocessioni nel corso del tempo. Vasco non si è ‘venduto’ come molti altri suoi colleghi, ha bensì costruito e cullato il suo enorme bacino popolare nel corso di 40 anni. Il fatto che si tenda a vedere questo fenomeno come qualcosa di a-culturale e non dotto ma piuttosto un attaccamento da tifoso ultras a uno status è catalizzato dai numeri eccessivi di Modena.

Un palco da 150 metri, ma come faceva ad andare da una parte all’altra? E rimaneva nella stessa provincia? Poi dei duecentomila e rotti spettatori, una volta andati oltre le prime file dei diciamo ventimila presenti, tutti quelli dopo cosa vedevano e cosa sentivano? Questo ha alimentato nei puristi della musica la sensazione che la maggior parte dei presenti fosse lì non per amore della musica ma per un attaccamento viscerale a un marchio. Si, lasciatemi fare solo questo piccolo appunto critico valutativo sullo status musicale attuale di Vasco. Qualsiasi cosa sia stato prima ora è il suo marchio che va avanti, perché sia le prestazioni in studio che quelle su palco non sono di certo all’altezza del suo successo.

Qui siamo arrivati al nocciolo della questione, la domanda e il dubbio che ha seminato il veleno che sta inondando i social e i discorsi da bar di oggi. Questo mastodontico successo è giustificato, meritato? La carriera di Vasco è all’altezza del record storico di un concerto rock?

Ricordate un attimo da dove viene Vasco. Da quel Sanremo e da quei pezzi come “Voglio una vita spericolata” e “Vivere”, per dirne solo un paio di un bacino enorme di canzoni che sono nella storia della musica italiana. Vasco ha preso Modugno e il suo cantare a braccia aperte al cielo quella melodia firma e impronta digitale dell’anima musicale italiana e lo ha inserito nella musica rock. Con tutta l’attitudine rock possibile se ricordate quel Vasco. Scapestrato, sregolato, ma di fianco ai grandi parolieri della musica italiana. Più forte delle malelingue e delle critiche è diventato di anno in anno sempre più forte, parlando semplice e parlando forte. Le sue inquietudini e la sua rabbia sono entrate in più di una generazione e continuano ad attecchire indisturbate in un fenomeno che si è fatto esponenziale.

Quindi parlatene quanto volete e insultate i fan di Vasco ma non cambierà di una virgola questo fenomeno che ormai è inarrestabile. Non stupitevi se l’anno prossimo Vasco farà un concerto da trecentomila persone. Cercate di non pensare a lui e ai suoi fan ma alla magia della musica rock. Non importa se tra te e il palco ci sono duecentomila anime e non vedi nemmeno i maxi schermi e se la voce di Vasco è sostituita dall’ubriaco di fianco a te che stupra “Albachiara” (si va bene immagino l’abbia stuprata Vasco stesso sul palco) e non importa se sei considerato un sempliciotto della musica, un beone che non riconosce il buon rock e segue la massa a capo chino. Certe cose si condividono con le orecchie e con il cuore e la ricchezza non è sempre fatta di dobloni d’oro, non c’è bisogna che ve lo dica io no?

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