No Devotion, la nuova band con gli ex membri dei Lostprophets

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Dopo le terribili vicende legate a Ian Watkins, il cantante gallese rivelatosi uno stupratore pedofilo, nessuno aveva idea di cosa sarebbe accaduto agli altri membri dei Lostprophets, band di cui il condannato era frontman. Dopo lo scioglimento e le tristi parole di congedo rivolte ai fan, Lee Gaze, Mike Lewis, Jamie Oliver, Stuart Richardson e Luke Johnson hanno però lasciato aperta la porta per una carriera musicale collaterale e adesso, con qualche paura, hanno rivelato al mondo di essere rinati sotto il nome No Devotion, con Geoff Rickly nel ruolo di cantante.

Rickly è stato il frontman dei Thursday, band post-hardcore del New Jersey, ha sulle spalle una carriera da solista di discreto successo e fa parte degli United Nations, supergruppo screamo nato nel 2005 e che ha recentemente pubblicato una nuova release. Le sue diverse direzioni artistiche e il suo animo ecclettico gli hanno permesso di essere la persona giusta all’ascolto del materiale giusto e con queste parole ha dichiarato la sua scelta di unirsi al nuovo progetto nato dalle ceneri della formazione gallese: “Se devo essere sincero devo ammettere di non aver mai ascoltato i Lostprophets. Ma con questa musica, parliamo una lingua comune. Mi sono sempre piaciuti questi ragazzi, ho pensato che non fosse giusto quello che gli era capitato. E poi, beh, la loro nuova musica era troppo buona per lasciarmela sfuggire“.

In questo tweet è possibile farsi un’idea delle interessanti influenze che aleggiano intorno alla band:

Una questione quasi semplice per il cantante americano dunque, che appartiene alla schiera di persone che credono che in fondo il resto della formazione fino a prova contraria è da considerarsi estranea ai fatti che hanno coinvolto Watkins, che infatti non ha tirato in mezzo nessuno di loro. Negare a dei giovani e innocenti musicisti di talento la possibilità di continuare a suonare potrebbe essere un errore: è da questo presupposto che nasce l’attenzione intorno ai No Devotion.

Non sapevamo se avremmo creato ancora musica, se la gente ci avrebbe guardati ancora in faccia”, afferma Richardson. “Sembrava fosse tutto finito. Non sapevamo che altro fare, perciò abbiamo semplicemente composto della musica. Non sapevamo se qualcuno avrebbe voluto sentirla, non sapevamo se qualcuno l’avrebbe mai fatto. Avevamo solo bisogno di occupare il nostro cervello, era ciò di cui avevamo bisogno“.

Così il nuovo combo ha pubblicato il primo singolo, “Stay”, un brano strettamente pop che sembra uscito dagli Eighties made in Britain e crea interesse intorno al nuovo nome. Insieme al lancio della canzone di debutto i No Devotion hanno anche annunciato una manciata di primi concerti nel Regno Unito nel mese di luglio. Che sia davvero un nuovo insperato inizio?


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