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Le nuove donne del metal da conoscere assolutamente

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Che il metal sia un genere altamente testosteronico è un dato di fatto. Ma nel fermento globale che la scena (compreso il sottobosco underground) sta vivendo in questi ultimi anni, in cui basta scavare appena oltre la superficie per trovare dei fenomeni sconosciuti ai più e di inestimabile valore, le voci fuori dal coro sono sempre più numerose. Molte di queste nuove meraviglie portano nomi femminili o sono guidate da donne (ma non parleremo di female fronted metal, una definizione che ha iniziato a stare stretta nel momento in cui è stata coniata), che prendendo ispirazione chi dalle proprie vicissitudini personali, chi da modelli molto lontani dal metal tout-court (leggi alla voce PJ Harvey, Kate Bush o Tori Amos), chi dalle tradizioni della propria terra, hanno portato nuova linfa nella musica più heavy, accanto alle sempreverdi Cristina Scabbia, Alissa White-Gluz o Simone Simons, giusto per citare tre tra i nomi più noti. Ma chi sono le nuove portavoci del metal al femminile?

Larissa Stupar
Samsara” dei Venom Prison è uno dei dischi death metal più importanti dell’anno in corso. Complice la voce di Larissa Stupar, che in quanto ferocia e cattiveria non ha proprio nulla da invidiare ai suoi colleghi. La vocalist gallese infatti, facendo propri gli insegnamenti del death classico ma anche dell’hardcore più spinto, vomita rabbia e frustrazione nelle sue lyrics, che toccano spesso e volentieri il politico e il sociale.

Tatiana Shmailyuk
Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare dei Jinjer e della sua leader Tatiana Shmailyuk. La band ucraina infatti è tra i nomi più caldi del progressive death metal, e mentre le aspettative per il quarto album della formazione (“Macro”, in uscita il prossimo ottobre) sono altissime, abbiamo già avuto modo diverse volte di testare in sede live le qualità vocali della Shmailyuk, capace di passare dal growl più gutturale al clean più melodico nel giro di una frazione di secondo.

Myrkur
Amalie Bruun, questo il vero nome di Myrkur, ha conquistato una buona fetta di pubblico metal e non solo grazie al suo accostamento tra folk e black metal e tra un’immagine angelica in contrapposizione a un sound che non disdegna la violenza. Un mix che spesso non ha incontrato i favori dei puristi, ma che ha portato la cantante di origini danesi sui palchi più importanti del mondo, anche accanto agli Smashing Pumpkins durante il loro tour del 2018.

Lingua Ignota
Con il suo recente “Caligula”, Kristin Hayter ha smosso le coscienze dell’underground a suon di urla strazianti e di testi altrettanto insopportabili nel loro crudo realismo (in passato, l’artista ha subito in prima persona abusi fisici e psicologici), passando con straniante disinvoltura dal black metal al folk, e toccando pure la musica classica. La Hayter è attualmente in tour negli Stati Uniti con i The Body, a proposito di sonorità e lyrics disturbanti.

Stefanie Mannaerts
Batterista e cantante, Stefanie Mannaerts ci aveva già colpito nel 2017 con “Burst”, album d’esordio dei suoi Brutus, e ha continuato a farlo anche quest’anno con “Nest”, proponendo un punk hardcore contaminato da shoegaze e blast beat davvero innovativo. Oltre a pestare le pelli come se non ci fosse un domani, l’artista belga è stata accostata alla Courtney Love dei tempi d’oro, grazie alla sua voce graffiante.

Serena Cherry
It’s Hard To Have Hope” degli Svalbard è finito dritto dritto tra i dischi migliori del 2018. In questa opera pesante e asfissiante, la chitarrista e vocalist Serena Cherry, insieme ai sui compagni di avventura, si scaglia contro bulli e maschilisti a suon di blackened hardcore. Credere nella propria musica, in ciò che si fa, senza ascoltare la voce del gregge, è sempre la soluzione migliore per mettere a tacere qualunque critica.

Chelsea Wolfe
Cercare di incasellare Chelsea Wolfe in una singola categoria è quanto di più difficile ci si possa immaginare. L’artista statunitense infatti ama giocare con generi spesso contrapposti tra loro, trasformandosi da un disco all’altro da ipnotica sirena post-metal a malinconica cantautrice dark/neo-folk (vedi l’ultima fatica discografica, “Birth Of Violence”). Il tutto accompagnato da un’estetica molto forte e oscura di grandissimo impatto.

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