Nuovo disco Nickelback Here And Now anteprima

nickelback here and now

Il nuovo disco dei NickelbackHere And Now” uscirà il 22 novembre per Warner Music/Roadrunner Records. Le nostre impressioni sono ovviamente provvisorie ma si può affermare che il lavoro da studio numero sette dei nostri goda di una produzione mostruosa e bombastica come raramente sentito prima. Certo, questo statement può suonare scontato dato che i Nickelback da sempre fanno dell’impatto frontale uno dei propri marchi di fabbrica, ma la sensazione di essere travolti da un tir è proprio quella che si prova quando arriva “This Means War” (3:20), in apertura di cd. Indubbiamente uno dei pezzi più pesanti di sempre dei Nostri, nonché opener più che probabile del tour 2012, risulta più veloce rispetto a “Something In Your Mouth” e mette in evidenza Daniel Adair, martello instancabile che ha determinato un inasprimento, graditissimo e più che positivo, in alcune composizioni della band dal 2005 in poi.


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Conosciamo già molto bene “Bottoms Up” (3:37) e “When We Stand Together” (3:10), scelti come brani di lancio qualche tempo fa del nuovo disco ed estremamente caratteristici dei Nickelback contemporanei, sempre attenti a mischiare sapientemente aggressività e melodia, accontentando sia i rockettari sia quelli abituati e un rock-pop più tranquillo (“Burn In To The Ground” era un’altra roba ma va bene lo stesso, ndr). “Midnight Queen” è l’ormai consueta cover di “Animals“: veloce, graffiante e con un ritornello che va a lambire il glam rock moderno per 3 minuti e 14, senza tregua alcuna. E’ vero, la struttura con la strofa cantata sulla linea di basso è prevedibile, ma ogni volta fa godere a sufficienza! Un’altra mattonata è “Gotta Get Me Some“, ritmica rallentata tipica degli Americani che può richiamare (bestemmiamo ma è per rendere l’idea) “Figured You Out” con una cadenza davvero heavy, dovuta a delle chitarre raramente così rocciose. Arriviamo al primo lentone vero e proprio, “Lullaby“; il quale tuttavia non è una “Far Away”, piuttosto si muove in lidi accostabili a “If Everyone Cared” e “If Today Was Your Last Day“, risultando davvero un brano piacevole e aperto, con melodie azzeccatissime e un Kroeger sugli scudi, più qualche spolverata elettronica che dà volume al pezzo. “Kiss It Goodbye” e un altro mid tempo pestone abbastanza cadenzato che può rifarsi direttamente a “Bottoms Up” benchè il riff portante possa far pensare a una canzone degli Hinder, non male dopotutto.


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Dopo una buonissima prima metà, purtroppo, l’ispirazione e l’intensità iniziano a calare nelle ultime quattro tracce. Non che sia tutto da buttare intendiamoci, ma la sensazione di essere in zona filler è nettissima. “Trying Not To Love You” (4:11) e “Holding On To Heaven” (3:51) abbassano di parecchio i giri e, se la prima è una classica ballad mielosa, la seconda potrebbe anche essere considerata una b-side scartata da “Silver Side Up”, slow tempo elettrico che però non fa male, benchè la melodia sia notevole. “Everything I Wanna Do” (3:26) tira la distorsione e il down-tune delle chitarre al massimo, basso incluso, ma lascia l’amaro in bocca nonostante l’accelerazione centrale di cui avremmo avuto bisogno nelle strofe ordinarie. Sprecata. Chiusura affidata a “Don’t Ever Let It End” (3:49) che si barcamena fra la chiusura standard in chiave country, a cui i Nickelback ci hanno ormai abituato, e tentazioni pop da lentone amoroso che danneggiano il ritornello.
Here And Now” è un disco classicamente Nickelback, che presenta qualche variazione sul tema specialmente nella prima parte, in cui vengono accentuati i toni metallari di alcune composizioni, portando un lento di qualità con “Lullaby” e utilizzando qualche filtro/effetto vocale in più durante le lyrics di Kroeger in diversi punti. La formula Chad e compagni l’hanno assimilata benissimo sin dai tempi di “Silver Side Up” e “The Long Road”, limitandosi in seguito a proporla con poche variazioni ma con un’indiscutibile capacità compositiva sia in termini di abilità melodica sia per quanto riguarda la pura esecuzione, ottenendo successi assurdi negli States e vendendo oltre cinquanta milioni di copie. A un primo assaggio il nuovo disco è da sufficienza piena, nonostante resti il rammarico di quattro tracce poste in chiusura da cui sarebbe stato lecito aspettarsi di meglio. Dopo tutto “Someone That You’re With” e “Another Hole In The Head“, due tra le più belle sorprese di fine tracklist inserite in lavori precedenti, sono state già scritte…

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