Music Attitude

Quando Manchester mi ha insegnato a non avere paura

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Non è questo il giorno per avere paura. Non dobbiamo seppellire i sogni, smettere di alzare gli occhi al cielo. Non possiamo sgretolare la nostra libertà, nascosti dietro un muro tirato su dal terrore, come in fuga da qualcosa più grande di noi ma senza possibilità di scappare. Non possiamo spegnere la musica o abbassare il volume, non potete chiederci questo. Siamo troppo giovani per farlo, e troppo piccoli per lottare da soli. C’è bisogno di coraggio, tanto, per ribaltare i timori e spazzarli via.

All’Old Trafford Cricket Ground va in scena il One Love Manchester, e noi siamo ancora qui a stropicciarci gli occhi.

Un evento dall’impatto mediatico impressionante. Live in 74 Paesi da qualsiasi piattaforma, con oltre trenta tv collegate. Insieme a loro, dirette sia su YouTube che sui social. Un riscontro di feedback da far paura, per un concerto che ha fatto la storia contemporanea della nostra musica, segnando un solco decisivo con il passato. Il tutto organizzato in circa due settimane, con moltissime star che hanno risposto “presente” ed altre, impossibilitate a raggiungere gli altri big, che hanno mandato il loro videomessaggio.

La cornice di pubblico che regala l’Old Trafford è da brividi, quasi 50.000 i presenti. Striscioni, cartelli e maglie celebrative colorano Manchester in attesa dei protagonisti sul palco. Ariana Grande padrona di casa, commossa e all’apparenza eternamente grata per quanto la circonda. Take That, Robbie Williams, Miley Cyrus, Pharrell Williams. E poi ancora Niall Horan, i Black Eyed Peas, Katy Perry, Justin Bieber, i Coldplay e, quasi a sorpresa, Liam Gallagher. I successi pop sono eseguiti in acustico per rendere il tutto più intimo, ed anche “Part of Me” di Katy Perry e “Cold Water” di Justin Bieber strappano più di qualche lacrima.

L’apoteosi emotiva arriva con l’ingresso di Chris Martin che, accompagnato dal chitarrista Jonny Buckland disegna una cover di “Don’t Look Back In Anger” degli Oasis da brividi. Un omaggio a Manchester e a tutte le generazioni consumate da questo brano, con le emozioni che in quei tre minuti si sprecano.

Ariana Grande conclude con “Somewhere Over the Rainbow”, quasi per salutare anche chi è più distante. Chi quella maledetta sera ha visto il proprio sogno spezzato e trascinato lontano, troppo lontano, dalla sua vita. Un infinito grazie a chi ha sfidato la paura rispondendo “presente”, parafrasando le parole di Scooter Braun, manager di Ariana.

Uno spettacolo in tutto e per tutto. Seguito ovunque da milioni di battiti all’unisono. Un grido unico, “We stand together”, ed il resto non conta più nulla. Conta la voglia di continuare ad essere liberi, di tornare a ballare, urlare, cantare senza timori. Senza pensare a cosa potrebbe essere. Senza spegnere i cuori e senza questi nuovi pregiudizi che ci stanno lentamente uccidendo. In silenzio, privandoci delle cose più belle che abbiamo: musica, sport, viaggi. C’è un cancro da sconfiggere e quello più grande si chiama paura. A Manchester non c’è stata partita. Ha vinto la musica, si è fatta la storia. Siamo ancora qui, e più forti di prima.

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