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Primo Maggio Roma 2018, le cronache del backstage

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Questo non è un semplice racconto del backstage del concerto del Primo Maggio Roma 2018, anche se, a furia di raccontare i backstage, si fatica a trovare qualcuno che racconti quello che accade sul palco. Per dirla a la Red Canzian, “ognuno ha il suo racconto”, quindi, con buona pace degli altri, questo è “il mio esclusivo canto”. Il primo aspetto da considerare è la mia totale mancanza di confidenza con il Primo Maggio in piazza, il salto tv backstage è stato abbastanza delirante. Non un evento come gli altri, basti guardare la lineup: Sfera Ebbasta sullo stesso palco degli Zen Circus, quando, invece, eravamo soliti vederci Bregović. Il Primo Maggio Roma è andato oltre “Complesso del Primo Maggio” di Elio e Le Storie Tese, perfetta rappresentazione di tutto ciò che è stato il concerto di Piazza San Giovanni in Laterano fino all’edizione 2018. Finalmente, per alcuni, eresia, per altri.

Una lineup così variegata non può che comportare una sala stampa altrettanto variegata: è bastato che qualche rossiccio si aggirasse nelle vicinanze, per far partire qualche collega, più in là con gli anni, all’assalto di un fantomatico Sfera Ebbasta. Quel che molti non sanno è che la speranza di chi, come me, vuole portar a casa un lavoro quantomeno dignitoso non è affatto la priorità, è il buffet quello che conta: vario, commestibile, ma, soprattutto, abbondante. Tutte caratteristiche ottimamente rispettate, tocca dirlo: oserei quasi definirlo perpetuo, in quanto continuamente alimentato e mai manchevole. Ma siamo qui per la musica, non per la porchetta; infatti, dopo le prime sgambate verso la tavola imbandita, ecco i primi artisti che cominciano a girovagare per l’area stampa, qualcuno davvero desideroso di raccontarsi, qualcuno più schivo, di quelli che stanno lì perché devono. Dei primi fa parte Nitro, rapper vicentino di casa Machete, che riconosce l’ottimo impatto dell’ultimo album, ma che non dimentica il percorso che l’ha portato su questo palco: due dischi (tre, con l’ultimo), svariate collaborazioni ed un flow personalissimo. Dei secondi non parlo, spazio all’immaginazione.

Tra i più avvezzi a fare quattro chiacchiere, anche a microfoni spenti, i Canova e gli Zen Circus, con i secondi consci di dover portare con loro un fardello, leggasi valori, che, come già detto, erano in pochi a rappresentare. A far da sottofondo, forse anche qualcosina in più, le casse che raccontavano il palco e la piazza; quel che più potrebbe incuriosire è che nessuno dei presenti in sala stampa ha assistito a tutte le esibizioni, troppo presi da quell’andirivieni di colleghi ed artisti cominciato subito dopo pranzo e terminato oltre mezzanotte. Tra i più ricercati, Gazzelle, ormai vera e propria star dell’indie; non ho posto lui domande riguardanti la sua musica, ho preferito dare spazio a quella che è la lampante ascesa del suo genere musicale, per capire fino a che punto si spingesse la sua consapevolezza…

Be’, vi sarete accorti che proprio non gli manca e che ha le idee molto chiare su cosa dire a chi non ne condivide il successo. Col passare delle ore, si pregusta già il passaggio di qualche big da azzannare, molto più difficili da recuperare delle nuove leve. Fortunatamente, chi non è riuscita a sfuggirmi è stata Francesca Michielin, reduce dal tour di 2640, che per argomenti trattati trovo pienamente in linea con l’evento e che mi ha promesso una cover dei Red Hot Chili Peppers.

A dir la verità, ad un certo punto, non passerà quasi più nessuno di lì ed è in quel frangente che succede l’inaspettato. Come ho già detto, nessuno è rimasto a fissare lo schermo per più di due esibizioni consecutive e, soprattutto, non più di quattro o cinque persone alla volta. Ma ecco che sul palco salgono Le Vibrazioni: accanto a me i Canova al completo ed i freschissimi Viito, che abbiamo da poco intervistato e già sulla bocca di tutti per quel “Sei bella come Roma, stronza come Milano”; in quella moltitudine di barbe e capelli, nessuno si è tirato indietro nell’intonare “Vieni da me”, a dimostrazione del fatto che “Tira più un pelo di Sarcina che un carro di buoi”. Questa è forse l’immagine che più mi resterà impressa di un evento all’insegna della condivisione, dove le differenze tra artisti, reporter ed imbucati vari si è azzerata. Non credo di poter aggiungere al mio curriculum il featuring in questione, ma, di questi tempi, è già qualcosa.

Insomma, nessuna prevaricazione “tipo Linea 77”, no musica balcanica, dopotutto “non sono croato, né un balcone balcano”. Quando lo rifacciamo?

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