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Il Rock & Roll contro le nuove leggi razziali

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Il Mississippi non è mai stato noto per la sua grande tolleranza. Sul mio stereo sta suonando un tal Robert Johnson, che ve lo confermerebbe volentieri. È morto da quasi ottant’anni, ma certe cose non cambiano mai troppo. Certo, anche il North Carolina non scherza, come ci ha ricordato Bruce Springsteen pochi giorni fa, annullando il suo concerto per esprimere il suo dissenso nei confronti della legge HB2, che vieta ai transessuali sul posto di lavoro di usare un bagno che non corrisponda al sesso di nascita. Se ora sei donna, ma non lo sei da sempre, vai nel bagno dei maschietti.
È una sfida tra Stati? Perché se lo è, temo molto la mossa del Texas.

Oggi all’efficace mossa del Boss si aggiunge quella del collega Bryan Adams, che ha annullato il concerto che si sarebbe tenuto tra pochi giorni al Mississippi Coast Coliseum per protestare contro la legge HB1523. Il cantautore di Vancouver ha dichiarato che trova inaccettabile che ad alcuni cittadini siano negati i propri diritti civili. La legge, unica nel suo genere, entrerà in vigore a luglio, e permetterà ad attività commerciali, individui e organizzazioni affiliate a un contesto religioso di negare il servizio alle persone LGBT, alle madri single, e a chiunque offenda in qualche maniera il “sincero credo religioso” di qualcun’altro. La legge tocca anche i cittadini transgender, affermando inequivocabilmente che il sesso di nascita sia immutabile e pertanto sia l’unico riconosciuto dallo Stato. Il governatore del Mississippi, Phil Bryant, ha firmato le legge dichiarando la sua intenzione di «proteggere tutti coloro che hanno un credo religioso e delle convinzioni morali».

Mississippi has passed anti-LGBT ‘Religious Liberty’ bill 1523. I find it incomprehensible that LGBT citizens are being…

Pubblicato da Bryan Adams su Domenica 10 aprile 2016

Per chiunque sia ferrato sulla storia del rock’n’roll, è difficile non avere qualche déjà vu. Anche se all’epoca non ero nato, e mio padre nemmeno. Quando la musica più calda era quella black, i locali “perbene” esponevano cartelli che vietavano l’ingresso ai “negri”, oltre che ai cani. Poi un paio di ragazzi con la chitarra a tracolla hanno dimostrato che era meglio ballare tutti insieme, piuttosto che separati, e il country bianco e il blues più nero hanno trovato ideale fusione nella musica di Elvis Presley, di Jerry Lee Lewis e di Chuck Berry. Nel decennio successivo, complice il conflitto in Vietnam, le proteste e le lotte per i diritti civili aumentano: la musica diventa impegnata, un veicolo di trasmissione di idee ed ideali senza precedenti, e mentre Martin Luther King racconta al mondo il suo sogno, Jimi Hendrix suona una versione dell’inno americano distorta quanto il Paese stesso. 

C’è ancora spazio, nel 2016, per una musica impegnata? Non posso evitare di augurarmelo. Forse è tempo che gli artisti tornino a dire la propria, a lottare per quello in cui credono, senza il timore di esporsi troppo o danneggiare la propria immagine.

«Alcune cose sono più importanti di un concerto rock, e questa lotta contro il pregiudizio ed il bigottismo – che sta accadendo mentre scrivo – è una di quelle. [Cancellare il concerto] è lo strumento più efficace che ho per alzare la voce in opposizione a coloro che continuano a spingerci indietro invece che in avanti.»
Bruce Springsteen

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