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Sanremo 2019, l’edizione migliore degli ultimi vent’anni?

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Non ho mai perso un’edizione di Sanremo, almeno negli ultimi vent’anni, comprese quelle che sulla carta, quando gli artisti in gara venivano annunciati, non facevano presagire nulla di buono a livello di qualità, gusto e assenza di sonno giustificato.
Non si può negare che davanti alla più grande kermesse canora del nostro Paese ci approcciamo tutti con i propri gusti musicali e che questi si trasformino in una specie di vessillo da sventolare, manco fossimo davanti ai mondiali di calcio, poco ci manca.

Con questa logica, le edizioni di Sanremo potrei dividerle in tre tronconi: quelle zeppe di artisti interessanti (che sono in linea con i propri vessilli di cui sopra), quelle da riserva indiana (dove vi è in gara un solo gruppo o artista interessante) e quelle da segno della croce (dove ci si aggrappa all’unica speranza che qualche vecchio protagonista azzecchi la giusta combinazione astrale e ti stupisca).
Giusto per fare qualche esempio, l’edizione dell’anno scorso, la prima dell’era Baglioni, l’avevo inserita tra quelle da “segno della croce”, un’annata salvata solo, a conti fatti, dalla sorpresa “Imparare ad amarsi” di Ornella Vanoni, Bungaro, Pacifico. Nel 2009, invece, gli Afterhours furono gli indiani e la loro “il paese è reale” fu un canto del cigno splendido e ovviamente immediatamente bocciato dalle varie giurie. Nulla a che vedere con l’edizione del 2000, dove salirono sul palco Carmen Consoli con “In bianco e nero”, i Subsonica con “Tutti I Miei Sbagli”, Max Gazzè e la sua “Il Timido ubriaco” e Samuele Bersani con la splendida “Replay”: commovente.

L’edizione 2019, la seconda a firma Claudio Baglioni, dopo la conferma dei 24 artisti in gara (ventidue big più i due vincitori dell’edizione giovani), ha tutte le carte in regola per giocarsela con l’edizione del 2000 come miglior edizione dell’ultimo ventennio, vuoi per la nuova formula che ha aperto le porte anche ad alcune ottime nuove proposte, vuoi per aver inserito in gara gruppi e solisti che hanno già saputo dimostrare la loro bravura nell’underground e per la presenza di alcuni “vecchi” ma solidissimi habitué.

Vediamo quindi chi sono i 22 big in gara a Sanremo 2019:

Ex Otago – “Solo una canzone”
L’indie degli anni dieci entra in gara. Sicuramente con una band tra le più credibili.

Achille Lauro – “Rolls Royce”
Era quasi scontata l’entrata della Trap nella kermesse sanremese, andava solo svelato quale (t)rapper avrebbe aperto le danze.

Federica Carta e Shade – “Senza farlo apposta”
La coppia da quasi cento milioni di views su YouTube con “irraggiungibile” ritenta il colpaccio.

Patty Pravo e Briga – “Un po’ come la vita”
Il primo esponente dei talent se la gioca in coppia con uno degli artisti più solidi della vecchia guardia. Chi ne guadagnerà?

Negrita – “I ragazzi stanno bene”
Il ritorno del rock vecchia maniera sul palco dell’Ariston. Era ora.

Daniele Silvestri – “Argento vivo”
Da “l’uomo col megafono”, passando per “Aria”, “Salirò”, “La paranza” e “A bocca chiusa”, difficile non aspettarsi una grande canzone dal cantautore romano a Sanremo.

Arisa – “Mi sento bene”
Quasi una prova definitiva, da dentro o fuori.

Francesco Renga – “Aspetto che torni”
Mentre noi irriducibili speriamo ancora in un suo, seppur momentaneo, ritorno nelle fila del rock, il titolo della canzone non promette nulla di buono in tal senso. Gran voce, una delle migliori in Italia, ma quanto sarebbe bello se..

Boomdabash – “Per un milione”
Il gruppo più contaminato in gara. Superati i dieci anni di carriera, vengono comunque considerati tra i “nuovi”.

Enrico Nigiotti – “Nonno Hollywood”
Ancora un esponente dei talent, provenienza Amici + X Factor.

Nino D’Angelo e Livio Cori – “Un’altra luce”
Il primo “old hero”, una leggenda spinto più dal revival sui social che dalle imprese canore.

Paola Turci – “L’ultimo ostacolo”
La dobbiamo per forza mettere tra i “vecchi”, ma è sicuramente la più giovane e talentuosa della squadra degli habitué.

Simone Cristicchi  – “Abbi cura di me”
Ha sempre dimostrato di saperci fare. Lo farà di nuovo.

The Zen Circus – “L’amore è una dittatura”
Band ad altissimo potenziale, con un paroliere di prima classe come Appino, se vogliamo identificarli nell’indie, ne sono i più validi rappresentanti.

Anna Tatangelo – “Le nostre anime di notte”
La più bersagliata. Imperterrita e coraggiosa continua per la sua strada, gliene va dato atto.

Loredana Berté – “Cosa ti aspetti da me”
Doveva e voleva esserci, ci sarà.

Irama – “La ragazza col cuore di latta”
Ancora talent.

Ultimo – “I tuoi particolari”
Viene da una serie di concerti convincenti sia come qualità, sia come pubblico. Ora lo aspetta l’ennesima prova del nove, ma ha le spalle già molto larghe.

Nek – “Mi farò trovare pronto”
Stesso discorso di Paola Turci, sono gli ex-giovani che non deludono “quasi” mai.

Motta – “Dov’è l’Italia”
Al pari degli The Zen Circus, come loro una piccola perla di quel che c’è di buono fuori dai riflettori delle grandi platee.

Il Volo – “Musica che resta”
I veri e soli BIG in gara, possono piacere o meno, ma sono l’Italia in musica per il mondo intero. Sarà difficile per tutti scontrasi con loro.

Ghemon – “Rose viola”
Rapper non di primo pelo, classe 1982, ma solido abbastanza per portare in gara (probabilmente) l’unica vera canzone hip hop.

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