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Slipknot, il report del concerto a Milano del 3 febbraio 2015

slipknot-milano-2015

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C’erano due circhi ieri sera, martedì 4 febbraio, in zona Assago a Milano: uno allestito sotto un tendone con scritto “Circo Orfei”, l’altro dalla parte opposta della tangenziale con l’insegna “Mediolanum Forum”. A noi interessa lo spettacolo allestito al Forum, quello horror metal, il concerto degli Slipknot.
Aprono i King 810 che mostrano più muscoli che altro, quasi schiacciati dall’evento in venire preannunciato dalla grandiosa scenografia impossibile da nascondere tra caproni giganti, pedane e l’imponentissimo impianto ritmico che riposa sotto i teloni. (cover story RRItalia)

Quando il sipario si alza lo show inizia e i clown dell’Iowa prendono posto dopo l’intro “XIX”, partendo con un trittico di pezzi – “Sarcastrophe”, “The Heretic Anthem” e “My Plague” – che fa impazzire il pubblico e rischia di far crollare il Forum. Sul serio. Il gruppo è costretto a fermarsi per alcuni minuti carichi di tensione durante i quali Corey Taylor cerca di far arretrare di un passo le prime file. Tutto si risolve comunque senza danni a cose e persone e si riparte a mille all’ora tra pezzi vecchi e nuovi, dall’ultimo album “5.: The Gray Chapter”: la molto apprezzata “The Devil in I” e le brutali “The Negative One” e “Cluster” sono un vero e proprio inno al delirio.
Resa assicurata per i cavalli da battaglia “Before I Forget”, “Duality” e “Spit It Out” durante la quale Corey ha incoraggiato la solita coreografia condivisa con il pubblico del tutti seduti e poi ‘Jump the f**k up!’ a saltare e cantare con lui.
Dopo una breve pausa ritornano per l’encore a pestare con gli ultimi pezzi in setlist (“(Sic)”, “People=Shit” e “Surfacing”) lasciando il pubblico in estasi e tramortito da uno spettacolo estremo sotto tutti i punti di vista.

Il gruppo statunitense si mostra in forma e rabbioso, nonostante le note vicissitudini che hanno lasciato qualche cicatrice nell’anima, hanno saputo rialzarsi e ritrovare vigore. I musicisti che hanno sostituito le più o meno tragiche defezioni si sono dimostrati largamente all’altezza, e con Jim Root e Corey Taylor in questo stato di forma, lo spettacolo è assicurato.


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