The Doors LA Woman 40th anniversary occasione sprecata

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Fa piacere constatare di continuo quante occasioni sprecate avvolgano miseramente l’ambiente della stampa musicale italiana, da sempre in mano ai soliti cinque/sei noti che, nonostante la perdita di ogni tipo di entusiasmo, continuano ad avere illimitate possibilità di lavoro. Continuiamo a parlare di giovani tagliati fuori da ogni settore, di decenni di politiche sbagliate, ma poi quando qualcosa si potrebbe fare davvero, ci si gira e si agisce come si fa da trent’anni. Un trent’enne non può parlare con la stessa competenza dei Beatles o degli Stones perché non c’era quando questi sono nati? Lo trovo discutibile. Molto discutibile. Allora, allo stesso modo, dovrei chiedermi con che competenza un sessantenne può parlare dei Foo Fighters, che non appartengono alla sua generazione, come se l’età fosse l’unico sistema di valutazione delle competenze. La differenza è che se il primo va a vedere un concerto di Paul McCartney ha dalla sua un entusiasmo che il secondo, nella maggior parte dei casi, ha perduto da anni.
Ho visto giornalisti, considerati ancora il gotha del settore, dormire appoggiati ad un muretto al concerto di Dave Grohl e compagni, come altre mille volte abbandonare la tribunetta vip dopo tre pezzi e poi il giorno dopo parlare di tutto lo show. Questa cosa la sappiamo tutti, anche gli addetti ai lavori, ma nonostante sia palese che una recensione positiva o negativa oggi non abbia più alcun valore sul mercato dei dischi, nessuno muove un dito per cambiare qualcosa. Se le recensioni non cambiano più il mercato, perché non puntare allora sulla qualità? Una volta le leccate di culo erano necessarie, ma oggi che quell’esigenza è finita col peer to peer, perché non fare una piccola rivoluzione? Le recenti interviste a componenti dei Doors, in occasione dell’uscita della ristampa di “L.A. Woman”, non fanno che confermare il trend, con domande tipo “Com’era suonare con i Doors?” o “Hai nostalgia di quei tempi?”, che portano immediatamente la discussioni su binari di una pochezza inenarrabile. A tutti, però, va bene così. Amen.

Luca Garrò


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