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The Offspring, il report del concerto a Rimini del 14 giugno 2016

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the-offspring-report-concerto-rimini-14-giugno-2016La tripletta di carica punk californiana che risponde al nome di Punk Rock Summer Nationals Tour è passata da Rimini, dopo la tappa al Market Sound di Milano: Good Riddance, Pennywise e The Offspring.

Il Rimini Park Rock ha preso qualche goccia in giornata, e c’è qualche pozza di fango di woostockiana memoria, ma il cielo è limpido quando al tramonto salgono sul palco i Good Riddance, che intrattengono al meglio con una buona miscela di carica e melodia.
A seguire arrivano i Pennywise, una vera e propria macchina ritmica. Il loro hardcore si basa su percussioni e bassi imponenti, ai quali si appoggiano la voce di Lindberg e la chitarra dell’enorme Fletcher Dragge, che con la sua voce profonda da predicatore fuori di testa incita la folla, e tra un «Motherfuckers» ed un «OLD SCHOOL!» ci lancia un monito: non è un buon periodo per l’America, e anche noi italiani dovremmo ricordare che sono le persone ad avere «the fucking power»Originale è il momento del sondaggio: vengono nominate diverse band, Ramones, Misfits, Bad Religion, e per acclamazione popolare viene suonato un brano; si va così di Nirvana, “Territorial Pissings”, che con i suoi urlatissimi «gonna find a way» è particolarmente adatta all’atmosfera proposta dalla band.

Interludio: mentre viene allestito il palco per l’esibizione finale della serata, un ragazzo mi chiede di fare una foto a lui e ad i suoi amici. Ci metto le mie migliori intenzioni, ma nulla: è finito il rullino, mi dice. È finito il rullino. Vacillo per un momento, chiedendomi se il potere del punk anni ’90 mi abbia trasportato con sé, ma un rapido sguardo a quelli che a pochi metri da me fanno le facce buffe per i selfie mi riporta al presente.

Gli Offspring partono con il rodato opener “You’re Gonna Go Far, Kid”. I primi brani creano un crescendo di entusiasmo nel pubblico, che aumenta progressivamente i salti. Fin dai primi accordi si nota una grande padronanza del palco, mentre risalta il fatto che gli anni passino davvero per tutti (è normale, per carità, ma molti faticano a venire a patti col fatto che gli anni novanta non siano più dieci anni fa).
Tra i brani spicca “What Happened To You?”, che aggiunge un sapore ska alla serata, mentre come da previsione uno dei momenti più intensi è “Kristy, Are You Doing Okay?”, aperta semplicemente da chitarra e voce per poi crescere ed unirsi agli altri strumenti. A far trasalire la folla ci pensa la voce registrata che apre l’inconfondibile “Pretty Fly (For a White Guy)”, che spinge anche gli spettatori più composti a lasciarsi andare.
Il set, prima degli encore e della chiusura definitiva con “Self Esteem”, si chiude con “The Kids Aren’t Alright”, che col suo riff semplice quanto efficace diventa un inno di considerevole impatto. Menzione d’onore al classico “Why Don’t You Get a Job?”, brano sempre piacevole da ascoltare.

Ciascuna band merita sicuramente un ascolto singolarmente, ma insieme questa tripletta, questo threesome di punk californiano offre una serata ideale per gli amanti del genere, mettendo insieme tre diverse sfumature musicali che hanno in comune la stessa rabbia e la stessa energia.

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