BFA I Think It’s Better To Call This Number

bfa i think its better to call this number

Dalla florida scena musicale indipendente di Genova, arrivano i BFA, i Blisset Family Album. Di loro si sa poco: sono in due, Alejandro e Carlos Blisset, membri dei Luther Blisset e Fungus, sono attivi dal 1999 anche se a fasi alterne e…basta. Questo è tutto quello che sono riuscito a reperire su di loro, e ammetto che non è tanto. Questo “I Think It’s Better To Call This Number” è il loro secondo cd, uscito nel settembre 2009, ma non so quale fosse il precedente nè quando sia uscito, quindi c’è da credere sulla parola di Carlos sul suo sito. Definire un genere in particolare per quest’album è molto difficile, in quanto è un viaggio pressochè totalmente strumentale in un rock influenzato dagli anni 70, contornato da atmosfere sintetiche e oniriche. Il disco si snoda su 8 tracce, ma alcune sono più da considerare degli “intermezzi”, data la durata, che dei veri e propri brani: “Squeeze my toys” è un insieme di rumori, voci e chitarre oblique, “Indica” invece è di stampo arabeggiante, con percussioni in sottofondo ad una melodia che ci porta in un suq mediorientale mentre la seguente “A deserted city“, la mia preferita del cd, vira decisamente proposta e sembra condurci in volo sopra la Los Angeles del 2019 del capolavoro di Ridley Scott che è Blade Runner.

Il resto del cd invece non mi convince, non riesco a trovare un nesso logico ai brani, che sembrano ognuno un’entità a sé, cosa che mi rende anche difficile memorizzarli una volta finito l’ascolto del loro lavoro. Forse il fatto che la composizione degli stessi sia avvenuta in un tempo piuttosto lungo e quando gli impegni con le band principali lo permettevano ha influito non poco sulla stesura e sulle idee, difatti sembra quasi che questo “I Think It’s Better To Call This Number” sia suonato più per diletto: un simpatico divertimento tra amici da mettere su cd, improvvisando per la maggior parte del tempo, piuttosto che per cercare di ottenere un vero e proprio riscontro discografico.

Detto questo, a livello di suoni ho trovato alcune cose un po’ troppo “low-fi”, soprattutto nel versante elettronico, mentre da un lato tecnico si capisce che i ragazzi sano suonare, ma ci sono almeno due punti dove il mio orecchio ha avuto un contraccolpo, per delle scelte armoniche poco felici. Spero in un terzo album per poter smentire o convalidare questa recensione, alla quale però non posso dare la sufficienza.

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