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The Heavy Countdown #92: 3TEETH, Abbath, Victims, Woes, He Is Legend

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3TEETH – Metawar
Cosa aspettarsi dai 3TEETH, band prodotta da Sean Beavan, un nome che non potrà non far accendere la proverbiale lampadina a chi conosce a menadito i lavori di Nine Inch Nails e Marilyn Manson? Ecco, qualcosa di molto simile (ma anche di molto vicino ai Ministry). Il terzo album della relativamente giovane formazione losangelina è un omaggio al sound dei numi tutelari appena citati, un mondo distopico non poi così tanto distante dalla nostra realtà dipinto con le fosche tinte dell’industrial metal. E c’è pure una velenosissima cover di “Pumped Up Kicks” dei Foster the People in chiusura.

Abbath – Outstrider
Benché per molti sia parecchio difficile da credere, Abbath non è solo un meme. E dopo il tutto sommato buono omonimo disco del 2016, l’ex Immortal torna con un’opera seconda in cui si fa un consistente passo avanti in termini di produzione e songwriting. “Outstrider” non dirà nulla di nuovo, ma se non altro fa lo sforzo di rendere meno monotono e autoreferenziale il black metal con richiami all’heavy classico, al thrash e inserti melodici (vedi “Harvest Pyre”, Calm in Ire (Of Hurricane) e “Hecate”).

Victims – The Horse and Sparrow Theory
Settimo full-length in vent’anni di carriera per gli svedesi Victims, portavoce di un hardcore metallizzato da cui ogni tanto emerge un sottofondo doom fangoso e soffocante (“We Fail”), ideale per veicolare un messaggio politico e sociale molto forte (qui si cambia di cambiamenti climatici, inquinamento e via dicendo), di cui il vocalist Johan Erikson, insieme ai suoi compagni di avventura, si fa cantore appassionato e convincente.

Woes – Awful Truth
Molto furbescamente, i Woes attingono per la loro proposta popcore (o biebercore, se preferite) a piene mani al sound che piace ai giovani di oggi (“Cross”), pescando anche dal pop punk tanto in voga tra i giovani di qualche tempo fa (“Fake Friends”), creando da questa coesione un disco che gira bene, senza bassi ma senza neanche toccare chissà quali vette. Diamo tempo agli scozzesi di crescere e maturare, in fondo “Awful Truth” è solo il loro esordio sul mercato.

He Is Legend – White Bat
Già dal precedente “Few” (2017) era ben chiara la direzione che gli He Is Legend volevano prendere con le loro nuove uscite discografiche. La sensazione è stata del tutto confermata con “White Bat”, in cui prosegue ampiamente l’evoluzione verso sonorità hard rock venate di blues, senza per questo mettere da parte la voglia di pestare (prendete la title track). Una sesta fatica in carriera che si lascia ascoltare molto volentieri, pur senza stravolgere nessun equilibrio.

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