Music Attitude

50 (o 51) sfumature di nero: dischi che meritano almeno due righe

dischi-metal-2014

dischi-metal-2014

Di dischi oramai non se ne vendono più. Però ne escono troppi. Anche “50 Sfumature di nero” è un titolo troppo ( stupido). Ecco qualche parere volante su alcune release (alcune decisamente importanti) metallose uscite nel 2014. La media complessiva è stata del 3,17, un pelo più bassa rispetto al calderone dello scorso anno. Inutile dire che le cose migliori sono arrivate dalla scena extreme metal (vedi immagine qui sopra dei maestri) e dai vecchi del metallo classico.

Transatlantic – Kaleidoscope – Quarto disco per il supergruppo di Neal Morse, Roine Stolt, Pete Trewavas e Mike Portnoy. Anni settanta a manetta e revival del prog rock buono, anche se il primo album è ancora il top. Non per tutti, ma che classe! 3.5 su 5.

Iced Earth – Plagues Of Babylon – Come abbiano fatto a ridursi così male gli Iced Earth è mistero irrisolvibile anche per il più incallito metallaro. Dalle stelle di fine Novanta, alle stalle del presente. Certo, il nuovo album è carino ma sentire Stu Block scimmiottare Barlow fa cadere le palle. Compitino, anche se in giro scriveranno ritorno roccioso e determinato o cagate del genere. 3 su 5.

Adrenaline Mob – Men Of Honor – Questi super gruppi fan girare le palle. Russell Allen e Mike Orlando avrebbero le capacità di tirare fuori dei dischi bomba e invece ci dobbiamo accontentare anche questa volta di un insipido e ultra già sentito heavy/groove US. “Dearly Departed” e poco altro. Onesti, musicisti di valore assoluto…ma superflui nel mercato contemporaneo. 3 su 5.

Bigelf – Into The Maelstrom – Psych a manetta e acidi a profusione. Toh c’è Portnoy alla batteria, strano. Ma a parte questo, l’album è assolutamente da ascoltare per ogni prog rocker settantiano che si rispetti. Notevole. 4 su 5

Carnifex – Die Without Hope – Il deathcore ha rotto i coglioni parte uno. 1 su 5.

Whitechapel – Our Endless War – Il deathcore ha rotto i coglioni parte due. MA. C’è un “ma”, nel senso che i Whitechapel questa cosa l’avevano capita da un po. E infatti in questo album riescono ad amalgamare bene varie influenze, lasciando aspetti cyber Meshuggh-iani, volate hardcore e vicine al thrash, oltre agli ovvi elementi metalcore. Se non altro c’è coraggio e voglia di provare sempre di più a sdoganarsi da una scena che ha già detto tutto da tempo. 3 su 5.

Suicide Silence – You Can’t Stop Me – Dopo la tragica fine di Mitch Lucker, era difficile pensare che la sua band avrebbe potuto pubblicare un disco a così breve distanza (meno di due anni) dalla scomparsa del frontman. Tant’è, lo show deve andare avanti diceva qualcuno (di grande per davvero), ed eccoci al punto: il deathcore ha rotto i coglioni parte tre. D’altra parte, se sei leader in un filone, non è mossa intelligente cambiare strada. Detto questo, se qualcuno volesse capire cosa sia il deathcore, “You Can’t Stop Me” è un efficacissimo compendio del genere. Auguri. 2 su 5.

Beyond Creation – Earthborn Evolution – A chi piacciono gli Obscura garberanno molto anche i Beyond Creation. Death metal brutalloso e tecnico per una compagine canadese che potrebbe nel giro di due o tre anni imporsi ad alto livello. Fiducia. 4 su 5

Ancillotti – The Chain Goes On – Nostalgici e stempiati ma con tanta attitudine. I fan della mitica Strana Officina qui troveranno pane per i propri denti. Anni Ottanta a manetta e HM di quello buono. Per pochissimi fortunati. 3.5 su 5.

Vampire – Vampire – Un po’ di raw thrash e di Celtic Frost per questo omonimo dalla Svezia. Il revival della scuola buona dei primi Ottanta funziona sempre. Finito l’effetto sorpresa rimane poco. Utili giusto se non si ha a portata di mano “To Mega Therion”. 2.5 su 5.

Gridlink – Longhena – Grindcore malatissimo e ultraveloce powered by giappo fuori di testa Jon Chang. Poco più di venti minuti ricolmi di follia e rabbia ancestrale. Divertente quanto basta e consigliato solo a estremisti sonori. 4 su 5.

Phaze I – Uprising – Un lavoro contorto e abbastanza incomprensibile al primo ascolto, si rivela col tempo una delle migliori espressioni estreme dell’anno. L’anima progressiva del death dei Phaze I conquista solamente nel momento in cui gli si dedica la giusta attenzione. Rallentamenti, cori evocativi e momenti acustici si incastrano su strutture intricate e impattanti spesso velocissime. Una sorpresa inattesa e da far conoscere agli altri. 4 su 5.

Irkallian Oracle – Grave Ekstasis – Sebbene il nome sembri uno scherzone, questo disco racchiude del salutare black/death primordiale, dall’incedere pachidermico e incontrollabile, specialmente quando i ritmi sono lenti anzichè sparati in blast beat. La produzione, volutamente low-fi, contribuisce a creare confusione nella testa di chi ascolta. Buono per amanti dei terrorismi sonori, noioso per tutti gli altri. 3 su 5.

Neverdream – The Circle – E’ uno dei migliori dischi progressive dell’anno il nuovo parto degli italianissimi Neverdream. La collaborazione del mitico Andy Kuntz contribuisce ad avvicinare il platter alle coordinate tracciate dai Vanden Plas, ma sarebbe riduttivo limitare a questo paragone un’opera che vive autonomamente. Da ascoltare obbligatoriamente per gli amanti di Dream Theater e compagnia. 4 su 5.

Comeback Kid – Die Knowing – Quinto parto per i canadesi, sempre più leader della scena hardcore punk moderna. Pochi fronzoli e tanta sostanza. Nessuna innovazione o contaminazione da elettronica o corettoni facili. E va bene così anche questa volta. 4 su 5.

Of Mice & Men – Restoring Force – E’ indubbio che il tour coi Linkin Park possa essere il trampolino definitivo per questa band, che in studio a dire il vero non regala molti sussulti. L’idea è di essere il più possibile diretti per le radio rock e pestare il giusto per accontentare i ribelli più giovani (con tanto di produzione perfetta e lucidissima). “Bones Exposed” è un buon esempio, ibridone tra Bring Me The Horizon di qualche anno fa e ritornellone pop perfetto. Globalmente il disco fa sbadigliare e sa molto di già sentito meglio altrove. Tuttavia nei prossimi due anni gli Of Mice & Men si giocheranno parecchio, vista anche la sponsorizzazione europea di Roadrunner… 2.5 su 5.

Brainstorm – Firesoul – Li avevo onestamente dati per dispersi questi. Dopo “Liquid Monster” di (gasp) dieci anni fa, non erano riusciti ad ampliare il loro seguito, avvitandosi su orchestrazioni e mid tempo rompicazzo disco dopo disco. “Firesoul” riporta un po’ di garra nel loro sound heavy/power US del tempo che fu, rendendosi piacevole all’ascolto specie quando i Nostri corrono. Nulla di epocale, ma qualcosa che è finalmente a fuoco dopo anni di album flosci. 3 su 5.

Prong – Ruining Lives – Una delle poche certezze rimaste nel mondo metallico. Tommy Victor sa spaccare culi se ha voglia. E a sto giro ha voglia eccome. “Ruining Lives” non sarà forse ricco di variazioni sul tema, ma è uno dei dischi metal migliori dell’anno. Fionde e riff belli taglienti come ai bei tempi. Fuori da ogni logica commerciale, album per pochi e buonissimi. 4 su 5.

Aborted – The Necrotic Manifesto – Un massacro clamoroso l’ottavo Aborted. Garanzia di brutalità e di death metal suonato come si deve anche nel 2014. Un disco consigliato a tutti i malati di Cannibal Corpse, Suffocation e affini. 4.5 su 5.

Autopsy – Tourniquets Hacksaws And Graves – Il romantico titolo e la delicatissima copertina ci fanno capire da subito che aria tira. Si parla di underground ovviamente, ma il nome degli Autopsy è ritenuto seminale da intere generazioni di deathster e grinder. Il nuovo (?) disco riesce dopo tutti questi anni a risultare credibile e coinvolgente nel mescolare death, punk e doom. Può sembrare strano, ma siamo forse di fronte al miglior disco dei Nostri dai tempi della leggendaria doppietta “Severed Survival” / “Mental Funeral” del biennio 89/91. Mica poco. Consigliato a chi crede che i Death di Schuldiner si siano fermati a “Leprosy”. 4 su 5.

Septicflesh – Titan – C’è abbastanza poco da dire che non sia già stato detto sulla clamorosa serie di dischi che stanno inanellando i Septicflesh da qualche anno a questa parte. Questo nuovo album li riconferma leader assoluti del sottogenere death orchestrale. L’estremismo sonoro dei Nostri diventa sempre più convincente e violento. “Communion” rimane forse inarrivabile, ma “Titan” è comunque un altro disco fighissimo. 4 su 5.

Rival Sons – Great Western Valkyrie – Il revival rock seventies è argomento che scalda webzinari e giornalisti musicali in erba da qualche anno. Capiamoci, i Rival Sons sono fighi eh, ma non scoprono nulla, semplicemente reinterpretano le coordinate di Zep e Doors in un linguaggio abbastanza personale. Tutta sta spataffiata inutile per dire che il nuovo disco è sì godibile ma anche dimenticabile. Molto meglio dal vivo. 3 su 5.

Marty Friedman – Inferno – Se per molti rimarrà sempre e comunque il chitarrista dei Megadeth, Marty continua imperterrito con le sue scorribande giapponesi. “Inferno” è uno dei suoi migliori dischi solisti, riff e solos come dio comanda e una manciata di brani fatti apposta per gli shredder. Respect. 4 su 5.

Sinister – The Post-Apocalyptic Servant – Non è stato affatto un brutto anno per il death metal. I seminali Sinister tornano con quello che è ragionevolmente il loro miglior disco dai tempi d’oro (ovvero i primi Novanta), marchiati allora da titoli come “Cross The Styx” e “Diabolical Summoning”. “The Post eccetera” è un tritaossa senza sosta, che combina brutalità, riff e drumming forsennato come se non ci fosse un domani. Consigliatissimo. 4 su 5.

Arch Enemy – War Eternal – Già il fatto che gli Arch Enemy siano arrivati al nono disco è di per sè inquietante. E’ ancora più inquietante che ci sia gente che li segua ancora. E’ tuttavia (e fortunatamente) meno inquietante “War Eternal”, un album totalmente innocuo chi ricalca soluzioni già sentite miliardi di volte. Metallo generico. Voto generico. 2 su 5.

Powerman 5000 – Builders Of The Future – Il fratello sfigato di Rob Zombie torna all’attacco. Il cd è buono per farsi quattro salti all’Alcatraz il sabato sera cercando di rimorchiare qualche fighetta finto-darkettona (come fanno i truzzi all’Hollywood in sostanza), per il resto va bene per automobile e braccio fuori dal finestrino. Divertente e senza alcuna minima pretesa. Ogni tanto ci si può accontentare. 3 su 5.

Teramaze – Esoteric Symbolism – Lavoro progressive metal che prende a piene mani da quanto già disegnato in passato da Fates Warning e Dream Theater. Un ascolto onesto ma che risulta troppo derivativo. Piacerà sicuramente a molti, ma per emergere del tutto serve più personalità. 3 su 5.

Unisonic – Light Of Dawn – La vera domanda è: cosa cazzo sta aspettando Weikath a telefonare a Kiske e Hansen per sta reunion degli Helloween che aspettiamo da un pezzo? Il nuovo Unisonic è bellino tanto quanto il primo, un bel discone classicamente hard rock/power esattamente come andrebbe fatto anche nel 2014. 3 su 5.

Sanctuary – The Year The Sun Died – Warrel Dane, constatato lo sfacelo dei Nevermore, ci riprova coi Sanctuary. Il risultato è certamente interessante per gli appassionati di heavy classico e dei mid tempos tipici dello US Power. Gli altri possono rifugiarsi nel sicuro “Refuge Denied” di qualche anno fa. 3 su 5.

1349 – Massive Cauldron Of Chaos – Un disco black metal classico nel 2014? Sì. Il nuovo 1349 possiede tutti gli stilemi del sound norvegese degli anni d’oro, Frost dietro le pelli non perde un colpo e scanna il kit senza sosta. Consigliato a vecchi praticanti di riti nei boschi e affiliati al Midnight di Milano. 4.5 su 5.

The Haunted – Exit Wounds – Ed è arrivata ufficialmente l’ora del revival dello Swedish Death anni Novanta. I The Haunted hanno deciso di giocarsi la carta della nostalgia per provare a risalire la china, dopo una serie di release non esattamente ispirate. Il disco spacca il culo, tuttavia il ritorno sulle scene degli At The Gates (che tra l’altro in qualche modo diedero vita agli Haunted) e (prossimamente) dei The Crown potrebbe rendere meno efficiente del previsto questa (buonissima) operazione nostalgia. 3.5 su 5.

Philm – Fire From The Evening Sun – Dave Lombardo sa come tenersi impegnato. I Philm suonano un interessante ibrido psych-core, sperimentando spesso e lasciandosi andare a lunghe jammate. Il gusto stoner non manca quasi mai, anche se alla lunga è l’eccessiva durata il vero punto debole di un divertissement curioso. 3 su 5.

Iron Reagan – The Tyranny Of Will – Mah sì, sta nuova corrente di thrasher che scimmiottano Anthrax e Nuclear Assault avrebbe anche rotto le palle. Ditelo anche ai Municipal Waste, il tupa tupa ci piace ma non basta questo per fare breccia nei nostri vecchi e nostalgici cuori. Fortunatamente quest’anno è uscito anche il nuovo disco degli Exodus, che spazza via tutta questa fuffa in pochi riff. 2 su 5.

Evergrey – Hymns For The Broken – Dopo qualche passaggio a vuoto di troppo, gli Evergrey centrano nuovamente il bersaglio. “King Of Errors” e “A New Dawn” fanno capire molto sulla recente fatica di Tom S. Englund e soci. Un compendio efficace della sua band e di cosa significhi suonare metal ed emozionare anche dopo vent’anni dalla propria formazione. Ascolto consigliatissimo. 4 su 5.

Accept – Blind Rage – Questi più invecchiano più pestano. Gli Accept continuano a sfornare dischi di metallo classico che spaccano. Certo, oramai è roba per ottuogenari e gente con piazza e capelli lunghi laterali, tuttavia l’attitudine e la talleria di questi crucconi è difficilmente pareggiabile da qualsivoglia nuova leva. Onore e rispetto. 4 su 5.

King 810 – Memoirs Of A Murderer – Roadrunner prova a ripetere il successo ottenuto con gli Slipknot a fine Novecento portando sul piatto una band che arriva dalla città violenta, tutti sono delinquenti veri, son stati in galera e bla bla bla. Tuttavia il disco è una sciarpa al cazzo di dimensioni incredibili. Vedremo cosa combineranno in futuro, per ora sono puro marketing, per quanto le loro storie possano essere davvero tremende e vissute in prima persona. Noi ascoltiamo la musica, e questa per il momento fa abbastanza pietà. 1.5 su 5.

Ill Nino – Till Death, La Familia – Pure questi sono ancora in giro. La vera domanda è chi acquista un cd degli Ill Nino in Italia nel 2014? Oddio, pure negli anni scorsi a dire il vero… Niente di personale sia chiaro, i Nostri ci credono ancora, altrimenti non sarebbero neppure arrivati al settimo disco di inediti. Nulla di nuovo sotto il sole, un po’ di melodie e clean vocals con sotto il solito nu-metal morto oramai da tempo. #NonMollareMai insomma. 2.5 su 5.

Scar Symmetry – The Singularity (Phase 1 – Neohumanity) – Non ho mai capito gli Scar Symmetry dal dopo 2008 in poi. A questo giro hanno deciso di far prevalere la verve melodica e le clean vocals, incanalando il loro melodeath svedese in quella che potrebbe essere la direzione giusta. A me sembra di continuare a sentire linee vocali pop metal anni Ottanta e growl mischiati in modo completamente casuale, roba lontana anni luce da un “Damage Done” qualsiasi del tempo che fu, ma in giro il disco è piaciuto. Se avessi 17 anni forse li apprezzerei di più… 2.5 su 5.

Flying Colors – Second Nature – Tre volte Portnoy all’interno dello stesso post. A parte questo, il secondo del supergruppo in questione è un album da ascoltare con attenzione. Un lavoro che mette la tecnica e la perizia degli esecutori al servizio della forma canzone, regalando soddisfazione brano dopo brano. Prog di classe ed elettrico il giusto. Per molti, questa volta. Per molti ascoltatori di musica buona. 4 su 5.

Mr. Big – The Stories We Could Tell – A questo giro i mostri sacri che militano nei Mr. Big si limitano al compitino. Il che vuol comunque dire ottima musica e rock pregio, ma il precedente “What If…” era di tutt’altro spessore. Rispetto eterno ma, insomma, peccato! 3 su 5.

Obituary – Inked In Blood – Non hanno più nulla da dire gli Obituary. Negli ultimi anni qualche canzone bellina c’era, ma immersa in un mare di mid tempo e zero azzardi. “Inked In Blood” non fa eccezione, la band non ha voglia di scoprirsi e tanto meno di scrivere pezzi con il tiro giusto. Dispiace molto, visto che l’ugola di Tardy non è mai stata seconda a nessuno nel panorama death dei bei tempi. 1,5 su 5.

Allen/Lande – The Great Divide – Ammetto che l’unico motivo d’interesse verso l’ennesimo (e superfluo dopo il bellissimo “The Battle” di…sic…dieci anni fa) parto del duo Allen/Lande era di verificare se il buon vecchio Timone Tollki avesse provato a fare un disco totalmente Stratovarius di fine anni novanta. La risposta è (ovviamente) affermativa. E’ bello l’album? Per i nostalgici del powerone europeo forse sì, per gli altri è inutile. 2,5 su 5.

Sixx A.M. – Modern Vintage – E’ il terzo disco per il side projects di Nikki e DJ Ashba. Un disco molto easy e diretto, rock duro ma con quella componente FM a Stelle e Strisce che, non per nulla, è anche il trademark della Eleven Seven Music (etichetta in cui Sixx è leggermente coinvolto in prima persona). Tutto prevedibile insomma, la musica non è male ma nemmeno quel mezzo miracolo di cui si legge in giro su diverse webze. 3 su 5.

Buckcherry – Fuck – Si deve obbligatoriamente ascoltare questo inutilissimo EP dei Buckcherry solamente per la presa per il culo del pezzo delle Icona Pop. Gli altri brani sono abbastanza #MEH e complessivamente l’operazione è scandalosa…ma sti cazzi, ogni tanto va bene mandare tutti affanculo. Fuck ratings

Black Stone Cherry – Magic Mountain – Ha portato abbastanza fortuna alla band questo quarto disco. Il loro southern hard rock pareva avesse perso parecchio smalto dopo uno sfolgorante debutto. Fortunatamente i ragazzi si sono rimessi in carreggiata, mettendo in piedi anche un tour europeo di tutto rispetto. Brani vari e convinti per un platter che troverà molti estimatori di varia età, natura e genere. 3.5 su 5.

In Flames – Siren Charms – Cosa corra nella capoccia di Anders Friden e compagni non è dato saperlo. E’ grosso modo da “Come Clarity” che gli In Flames non beccano un disco. Vero, oramai fanno solo la musica che piace loro (come dicono in molte interviste, bei gusti della sfiga oltretutto), tuttavia è abbastanza innegabile che tre album di fila poco ispirati portino solitamente a due conseguenze: o il prossimo sarà un revival (o una scusa per celebrare qualche anniversario) del melodeath che loro stessi hanno contribuito non poco a sdoganare, oppure si rischia l’implosione per mancanza di creatività. 1.5 su 5.

Cannibal Corpse – A Skeletal Domain – Tredicesimo disco per i brutallari per antonomasia ed ennesima conferma che quando sai fare bene il tuo, non disimpari mai. A dire il vero “A Skeletal Domain” è molto probabilmente il migliore parto dei cannibali dal post 2000 a oggi. I capolavori dei Nineties sono inarrivabili, ma questo è seriamente un album impressionante. 4.5 su 5.

Emigrate – Silent So Long – Se i Rammstein non hanno fretta di tornare a incidere, Riccardo Zeta (C)ruspa torna con il suo side project e pubblica un secondo album da studio che farà la gioia di orfani di quel sound industrial zarro da sala da ballo darkettara. Featuring spaventosi (Peaches e Lemmy piuttosto che Manson), abbelliscono un disco che non ha grandi pretese, se non quelle di suonare deciso e impattante. Ce la fa? Ce la fa, ce la fa. 3.5 su 5.

Job For A Cowboy – Sun Eater – Sono oramai delle macchine da guerra i JFAC. Altrochè deathcore, filone in cui erano stati erroneamente inseriti sin dagli esordi. Con “Sun Eater” i Nostri immettono sul mercato l’album più ricercato e importante della loro carriera. Stilisticamente il salto di qualità è stato definitivamente compiuto. Tanto di cappello. 4 su 5.

Sick Of It All – Last Act Of Defiance – Hardcore Punk 4 Life. Leggende. 4 su 5.

Black Veil Brides – IV – La versione hard & heavy dei One Direction torna a colpire. A dire il vero, l’idea del loro management sarebbe quella di seguire la strada tracciata dagli Avenged Sevenfold. Tuttavia pare che siano usciti al casello sbagliato già da un paio d’anni, visto che gli A7X (giusto per far contenta la community dei BVB – no il Borussia non c’entra nulla…) hanno doti tecniche e di songwriting infinitamente superiori rispetto agli sbarbini in questione. 1,5 su 5.


Comments

comments

CONDIVIDI
Musicattitude.it
  • utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa
  • usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi
  • accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.